“La gestione delle malattie cardiovascolari richiede il coinvolgimento di tutte le figure sanitarie, a partire dal medico di medicina generale, che rappresenta un riferimento fondamentale per il paziente. Cardiologi, specialisti ambulatoriali, ospedali e strutture private devono poter collaborare attraverso percorsi condivisi, ciascuno secondo le proprie competenze. La prevenzione e la gestione delle patologie croniche non possono dipendere da interventi isolati. Occorre un approccio multidisciplinare che consideri le condizioni complessive del paziente e permetta di individuare le risposte assistenziali più appropriate“.
A dichiararlo è stato Giovanni Raineri, cardiologo e segretario dell’Ordine dei medici di Palermo, nel corso del XXV congresso regionale dell’ Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE), dal titolo “Temi emergenti nella cardiologia del territorio”, in programma dal 15 al 17 ottobre all’Ordine dei medici di Palermo.
Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di morte in Italia. Secondo il rapporto Istat pubblicato a maggio 2026, nel 2023 le patologie del sistema circolatorio hanno provocato oltre 206 mila decessi. La prevenzione assume, pertanto, un ruolo centrale, soprattutto nella gestione dei fattori di rischio e delle patologie croniche. Tra i temi affrontati anche la sindrome cardionefrometabolica, che coinvolge cuore, reni e metabolismo. La sua gestione richiede un approccio multidisciplinare e la collaborazione tra diversi specialisti, per valutare le condizioni complessive del paziente e individuare i percorsi di cura più appropriati.
“Un paziente con diabete, ipertensione o insufficienza renale può presentare contemporaneamente diversi fattori di rischio cardiovascolare. In questi casi è importante che il cardiologo, il diabetologo, il nefrologo e il medico di medicina generale possano confrontarsi sulle valutazioni cliniche e sulle strategie terapeutiche. La prevenzione deve accompagnare il paziente nel tempo, attraverso controlli appropriati e una valutazione periodica dei fattori di rischio. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo valorizzare le competenze presenti sul territorio e favorire un dialogo costante tra le diverse specialità”, ha aggiunto lo specialista.
“Il confronto tra professionisti rappresenta, quindi, un’occasione per individuare modalità di collaborazione che coinvolgano l’intera rete assistenziale, senza distinzioni tra strutture pubbliche e private. Non si tratta soltanto di condividere informazioni cliniche, ma di migliorare il coordinamento tra le diverse figure che seguono il paziente. Come Ordine dei medici vogliamo favorire il dialogo tra le specialità e sostenere una maggiore collaborazione professionale. L’obiettivo è mettere le diverse competenze al servizio di percorsi di cura che rispondano alle necessità dei cittadini”, ha concluso Raineri.









