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Dal neurone alla rete, una nuova lettura del Parkinson apre a terapie mirate

giovedì 5 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Studio medico

Alla base dei disturbi del Parkinson non c’è solo la perdita di dopamina, ma un circuito cerebrale che perde coordinazione.
Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Nature da un gruppo di ricerca internazionale guidato dal Changping Laboratory di Pechino in collaborazione con la Washington University School of Medicine di St. Louis.

I ricercatori mostrano che i sintomi motori e non motori della malattia di Parkinson derivano da una alterazione sistemica della connettività cerebrale più che da un danno circoscritto ai neuroni dopaminergici. Lo studio individua un circuito funzionale definito somato cognitive action network SCAN come nodo centrale della fisiopatologia della malattia. Questa rete integra controllo motorio funzioni cognitive e regolazione corporea. Quando perde coordinazione e sviluppa una iperconnessione con le strutture subcorticali altera il rapporto tra intenzione azione e risposta motoria e contribuisce alla comparsa di tremore rigidità bradicinesia e sintomi non motori.

La rete SCAN

I ricercatori hanno analizzato oltre ottocento esami di risonanza magnetica funzionale confrontando pazienti con Parkinson e soggetti di controllo. I risultati mostrano una connessione eccessiva e stabile tra la rete SCAN e le regioni subcorticali coinvolte nel controllo del movimento nella regolazione emotiva e nei processi cognitivi. Questa configurazione di rete compromette l’integrazione tra funzioni cognitive e programmazione motoria e genera una disorganizzazione funzionale coerente con il quadro clinico osservato.

Un dato di rilievo riguarda la risposta alle terapie. Le principali strategie oggi utilizzate inclusa la stimolazione cerebrale profonda la stimolazione magnetica transcranica gli ultrasuoni focalizzati e il trattamento farmacologico risultano più efficaci quando riducono l’iperconnessione tra la rete SCAN e le strutture subcorticali. Il miglioramento clinico sembra quindi legato alla modulazione della rete piuttosto che all’intervento su una singola area anatomica.

Una nuova direzione terapeutica

In un sottogruppo di pazienti la stimolazione magnetica transcranica mirata alla rete identificata ha prodotto un miglioramento clinico superiore rispetto a protocolli non selettivi. Questo risultato suggerisce la possibilità di sviluppare trattamenti personalizzati basati sui pattern individuali di connettività cerebrale. Un approccio di questo tipo potrebbe ridurre l’invasività delle terapie e aumentare la precisione dell’intervento soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.

Per la comunità medica questo studio segna un cambio di prospettiva rilevante, poiché il Parkinson emerge come una patologia di rete in cui la disfunzione della comunicazione cerebrale accompagna e precede la degenerazione neuronale. Comprendere e modulare queste dinamiche, quindi, aprirà la strada a strategie terapeutiche più mirate capaci di intervenire sui meccanismi profondi della malattia e non soltanto sui suoi effetti clinici.

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