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Malattie neurodegenerative: biomarcatori, immunoterapia e nuove strategie terapeutiche CLICCA PER IL VIDEO

martedì 22 Aprile - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Innovazione, Studio medico, Video

In Sicilia la demenza colpisce circa 100.000 persone, di cui almeno 60.000 affette dalla malattia di Alzheimer. A queste si aggiungono altre forme di malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), le atassie ereditarie e le demenze frontotemporali, che pur meno frequenti, hanno un impatto rilevante in termini di disabilità e necessità assistenziali. Con l’avanzare dell’età media e il progressivo calo della natalità, si prevede un aumento costante dell’incidenza e della prevalenza delle malattie neurodegenerative che già oggi costituiscono una delle sfide più complesse e urgenti per i sistemi sanitari contemporanei.

In Italia si stima, infatti, che colpiscano il 4,4% degli over 65, con una prevalenza significativamente maggiore tra le donne (9,3%) rispetto agli uomini (5%). L’incidenza cresce esponenzialmente con l’età: tra gli uomini si passa da 0,9 casi ogni 1.000 abitanti nella fascia 65-69 anni fino a 20 casi ogni 1.000 oltre gli 80. Nelle donne si arriva fino a 69,7 casi ogni 1.000 abitanti.

“Le malattie neurodegenerative – spiega Salvo Cottone, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Arnas Civico di Palermo – sono patologie ad alta prevalenza, destinate ad aumentare nel tempo. Il gruppo principale è rappresentato dalle demenze, come l’Alzheimer, e dalle malattie come il Parkinson. Anche patologie apparentemente infiammatorie, come la sclerosi multipla, sviluppano col tempo una componente degenerativa importante”.

La rivoluzione della diagnosi precoce

Grazie ai nuovi strumenti diagnostici, oggi è possibile anticipare l’insorgenza della malattia di Alzheimer prima ancora che compaiano i sintomi clinici.

“Utilizzando lo studio del liquor in combinazione con la PET e traccianti specifici per la beta-amiloide – prosegue – possiamo individuare precocemente la presenza della sostanza che si accumula nel cervello nella fase iniziale della malattia. In questo modo possiamo parlare di diagnosi biologica e non solo clinica, e intervenire prima che il danno sia irreversibile”.

I traccianti PET, come il Florbetapir o il Flutemetamol, sono in grado di “illuminare” le placche amiloidi, mentre l’analisi del liquido cerebrospinale permette di rilevare la presenza di biomarcatori specifici (beta-amiloide42, tau totale e tau fosforilata). Questo approccio consente una diagnosi accurata anche anni prima della comparsa dei disturbi cognitivi.

“Se avremo farmaci realmente efficaci – aggiunge  – potremo iniziare i trattamenti molto precocemente. Questo significa fare prevenzione primaria e secondaria, e forse cambiare radicalmente il decorso della malattia”.

Farmaci innovativi

L’UOC di Neurologia dell’Arnas Civico è coinvolta in numerosi studi clinici con farmaci sperimentali, soprattutto per la sclerosi multipla, la miastenia gravis e le polineuropatie infiammatorie croniche.

Per quanto riguarda la sclerosi multipla – racconta – stiamo portando avanti due ricerche molto promettenti. La prima riguarda l’anticorpo monoclonale Frexalimab, indicato per le forme recidivanti-remittenti: è un farmaco innovativo che agisce su un bersaglio immunologico diverso rispetto ai trattamenti esistenti. La seconda è sul Fenebrutinib, una molecola orale che agisce sulla tirosin-chinasi di Bruton (BTK) ed è pensata per le forme progressive di malattia, quelle più difficili da trattare perché prive di infiammazione attiva ma con una disabilità che avanza inesorabilmente”.

Nello specifico:

il Frexalimab è un anticorpo monoclonale di seconda generazione che inibisce il ligando CD40 (CD40L), una molecola chiave nell’attivazione delle cellule immunitarie T e B. Questo meccanismo d’azione modula la risposta immunitaria senza causare deplezione linfocitaria. In uno studio di fase II ha ridotto dell’89% le nuove lesioni cerebrali nei pazienti con SM recidivante;

il Fenebrutinib è un inibitore orale e reversibile della tirosin-chinasi di Bruton (BTK). Agisce sia sulle cellule B che sulla microglia, intervenendo nelle forme progressive di SM. È attualmente in fase III e ha dimostrato nei trial una soppressione pressoché completa dell’attività infiammatoria cerebrale dopo 12 mesi.

Nuove frontiere anche nella miastenia e nelle neuropatie

“Abbiamo attivato anche uno studio con Iptacopan, una molecola innovativa per la miastenia gravis – aggiunge –. È un inibitore del sistema del complemento, che blocca una parte della risposta infiammatoria senza compromettere le difese immunitarie globali”.

L’Iptacopan (LNP023) è un farmaco orale che inibisce il fattore B della via alternativa del complemento. È in fase III per la miastenia gravis generalizzata e rappresenta una potenziale alternativa orale ai trattamenti attualmente disponibili.

Infine – prosegue – stiamo studiando una nuova molecola per il trattamento delle polineuropatie infiammatorie croniche (CIDP), una patologia rara ma altamente invalidante. Sono malattie meno frequenti, ma che compromettono fortemente la qualità della vita e che oggi hanno opzioni terapeutiche limitate”.

Per la CIDP, è stata recentemente approvata Hyqvia, una combinazione di immunoglobulina umana normale e ialuronidasi ricombinante somministrabile sottocute. La somministrazione può avvenire anche a domicilio, fino a una volta ogni 4 settimane, offrendo maggiore autonomia al paziente.

Una visione integrata tra diagnosi, ricerca e prevenzione

La neurologia, oggi, è sempre più orientata a integrare la ricerca clinica con strumenti di prevenzione e diagnosi precoce. L’obiettivo non è solo curare, ma anche anticipare la malattia e contenere l’impatto sulla vita dei pazienti e delle famiglie.

“Il futuro – conclude Cottone – è una medicina personalizzata, basata sulla conoscenza biologica delle malattie. È una sfida impegnativa, ma siamo pronti ad affrontarla con strumenti sempre più avanzati”.

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