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Policlinico Palermo, Costa (Cgil): “Basta paralisi, al centro pazienti e studenti”

venerdì 25 Settembre - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione, Lavoro, News ed eventi, Salute

La nomina del commissario ad acta per l’area tecnica del Policlinico Paolo Giaccone apre una nuova fase per affrontare le criticità legate agli spazi e ai padiglioni della struttura. L’ingegnere Vincenzo Campo è stato individuato dall’assessorato regionale della Salute per accompagnare gli interventi necessari e riportare progressivamente alla piena funzionalità gli ambienti destinati alle attività assistenziali, didattiche e di ricerca.

Una soluzione accolta con favore dall’Azienda ospedaliero-universitaria e dall’Università di Palermo, che hanno richiamato la necessità di una collaborazione tra le istituzioni coinvolte. Per la Cgil, però, la questione del Policlinico non può fermarsi alla gestione degli spazi. Il tema centrale riguarda la capacità dell’azienda di garantire assistenza, formazione e ricerca, mantenendo al centro pazienti e studenti. A intervenire è Renato Costa, responsabile del settore Sanità della Cgil Sicilia e direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina nucleare dell’AUOP.

“Avete rotto con questa paralisi dell’azienda, con una discussione continua su ruoli, spazi e competenze mentre fuori ci sono pazienti che aspettano risposte e professionisti che ogni giorno cercano di garantire assistenza. Il Policlinico non può rimanere bloccato dalle contrapposizioni interne. Ci sono unità operative che hanno difficoltà reali e necessitano di soluzioni concrete, a partire dal personale. Le energie devono essere concentrate sul funzionamento dell’ospedale e sulla capacità di curare le persone, non su una continua contrapposizione che rischia di rallentare tutto”.

“Un Policlinico universitario deve ricordare qual è la propria vera missione. Deve essere un punto di riferimento per l’alta specializzazione, per la ricerca e per la formazione dei nuovi professionisti. Deve occuparsi delle patologie complesse e delle attività che richiedono competenze avanzate. Non può però diventare una struttura chiamata continuamente a compensare le carenze degli altri livelli della rete sanitaria. Le prestazioni di base devono trovare risposta negli ospedali di primo livello e nelle Aziende sanitarie territoriali, ma questo richiede un territorio che funzioni davvero”.

Il Pronto soccorso

“Il PS rappresenta il simbolo di questa situazione e deve restare prima di tutto un presidio ospedaliero. La sua funzione principale è assistere i cittadini, gestire l’emergenza urgenza e garantire percorsi adeguati per chi arriva in condizioni critiche. In un Policlinico universitario è fondamentale formare i nuovi professionisti, ma la formazione deve inserirsi dentro un servizio che funziona. Il PS non può essere pensato partendo dalle esigenze accademiche e solo dopo da quelle assistenziali. Prima viene il paziente”.

“L’emergenza urgenza deve essere insegnata da chi la sa praticare e da chi ha costruito competenze specifiche in questo settore. Possiamo avere tutte le sale di simulazione che vogliamo, strumenti certamente utili per la formazione, ma nessuna simulazione può sostituire la realtà quotidiana di un Pronto soccorso. La gestione del paziente critico, del trauma, delle emergenze tempo dipendenti e delle situazioni complesse nasce dall’esperienza sul campo. A Catania esistono realtà che hanno maturato una specifica esperienza nell’insegnamento dell’emergenza urgenza e questo patrimonio deve essere valorizzato”.

“Il Pronto soccorso del Policlinico deve essere messo nelle condizioni di lavorare, con personale adeguato, organizzazione chiara e valorizzazione delle competenze di chi opera nell’emergenza. Non possiamo immaginare un PS condizionato da logiche diverse da quelle assistenziali. La priorità deve essere garantire risposte ai cittadini, tutelare gli operatori e costruire un luogo nel quale anche gli studenti possano imparare davvero cosa significa fare emergenza urgenza. Palermo non può permettersi di indebolire ulteriormente un punto della rete che già oggi presenta criticità rispetto ai bisogni di una città complessa. Il Policlinico non può essere considerato un presidio marginale o sostituibile”.

“Non possiamo ragionare come se la presenza di altri grandi ospedali nelle vicinanze potesse compensare eventuali difficoltà. Nel 2027, con la ristrutturazione dell’ospedale Ingrassia e la conseguente riorganizzazione delle attività, la rete dell’emergenza palermitana dovrà affrontare una fase delicata. Il Civico svolge una funzione essenziale, così come Villa Sofia e gli altri ospedali cittadini, ma una rete funziona soltanto se ogni presidio è messo nelle condizioni di garantire il proprio contributo. Indebolire anche un solo punto di accesso significa aumentare la pressione sugli altri e trasferire le difficoltà sui pazienti e sugli operatori”.

Personale e assistenza

“Anche sul personale serve una programmazione seria. Non possiamo affrontare ogni difficoltà chiedendo nuovi organici senza una valutazione complessiva delle necessità dell’azienda. Nei giorni scorsi il presidente della Scuola di Medicina ha posto il tema del potenziamento degli anestesisti, ma dobbiamo guardare all’intero sistema. Ci sono altre specialità e altre unità operative che vivono difficoltà importanti e che hanno bisogno di risposte. Il personale deve essere distribuito sulla base dei bisogni assistenziali, dei volumi di attività e dei percorsi dei pazienti. Altrimenti rischiamo di creare squilibri e di non risolvere le vere criticità”.

“Gli accessi impropri nei Pronto soccorso esistono, ma bisogna affrontare il problema alla radice. Se il cittadino arriva in ospedale è spesso perché non trova una risposta alternativa. Quando il territorio non riesce a intercettare un bisogno di salute, il PS diventa inevitabilmente il punto al quale rivolgersi. Gli ospedali oggi svolgono anche attività che hanno una forte componente territoriale, dalle visite specialistiche agli elettrocardiogrammi, dalle endoscopie alla diagnostica. Se vogliamo ridurre gli accessi impropri dobbiamo costruire una rete territoriale capace di funzionare”.

“Il confronto tra Università e Azienda non deve trasformarsi in una contrapposizione continua. Nessuno mette in discussione il ruolo dell’Ateneo, la ricerca e la formazione degli studenti. Ma bisogna ricordare che il Policlinico nasce per curare le persone. Molte decisioni organizzative sono state affrontate nei collegi di direzione, dove era presente anche il rettore. Dove eravate quando quelle scelte venivano discusse? Non possiamo arrivare dopo e trasformare ogni passaggio in uno scontro. Serve responsabilità da parte di tutti”.

“Se il modello dell’Azienda ospedaliero-universitaria deve funzionare, devono esserci le condizioni per lavorare insieme. Non possiamo continuare con una paralisi dell’azienda e con una contrapposizione continua che alla fine ricade sui pazienti, sugli studenti e sui professionisti. Bisogna che tutti abbassino i toni e si mettano nelle condizioni di collaborare davvero, perché l’obiettivo deve essere uno solo: garantire assistenza, formazione e ricerca. Se invece queste condizioni non ci sono, allora bisogna avere il coraggio di dirlo. Lo avevamo già detto in passato. A quel punto sarebbe meglio ragionare su un ospedale esclusivamente universitario e su un’azienda esclusivamente ospedaliera, che possano comunque lavorare in un rapporto virtuoso di collaborazione e convenzione. La soluzione non può essere una struttura bloccata dai conflitti. O si trovano le condizioni per lavorare insieme oppure bisogna immaginare un assetto diverso, sempre mettendo al centro pazienti e studenti”.

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