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Terapie biologiche e asma, Schichilone: “Il futuro è anticipare la cura, non rincorrere i sintomi” CLICCA QUI PER IL VIDEO

martedì 28 Ottobre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Studio medico, Video

“Il nostro obiettivo non è soltanto migliorare i sintomi o la qualità di vita, ma provare a modificare la storia naturale della malattia, intervenendo precocemente sui fattori che ne determinano l’aggravamento”.

A dichiararlo è Nicola Scichilone, professore ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Palermo e direttore della UOC di Pneumologia del Policlinico “Paolo Giaccone”, annunciando uno studio appena pubblicato sulla rivista “Medicina”, firmato insieme alla prof.ssa Alida Benfante, responsabile degli studi sull’asma grave al Policlinico di Palermo, alla prof.ssa Stefania Principe, docente all’Università di Amsterdam e coordinatrice del Registro Europeo sull’asma grave, e alla dott.ssa Alessandra Tomasello, ricercatrice all’Università di Nashville, dove si occupa dei meccanismi molecolari alla base dell’asma grave. Tutte e tre appartengono alla Scuola di Pneumologia Universitaria di Palermo, punto di riferimento nazionale e internazionale nella ricerca sulle malattie respiratorie.

“Le terapie biologiche per l’asma grave non sono una novità, ma la vera innovazione sta nel comprendere come e quando introdurle: non più solo nelle fasi terminali, ma in momenti più precoci della malattia, individuando i pazienti a rischio di progressione attraverso marcatori come l’ossido nitrico esalato (FeNO) e gli eosinofili nel sangue periferico – aggiunge –. In questo modo potremmo prevenire il rimodellamento irreversibile delle vie aeree e ridurre la necessità di ricoveri o accessi al pronto soccorso. È un investimento sul paziente e, a lungo termine, sul sistema sanitario stesso”.

Il cambio di paradigma

Lo studio, come detto, parte da un’idea semplice ma rivoluzionaria: usare i biologici non come “ultima spiaggia”, ma come strumento di prevenzione del peggioramento.
Secondo i ricercatori, esistono biomarcatori chiave che consentono di individuare precocemente i pazienti a rischio di progressione verso una forma grave: tra questi, la frazione di ossido nitrico esalato (FeNO) e la conta degli eosinofili nel sangue periferico. Valori di FeNO superiori a 35 ppb e una conta eosinofilica maggiore di 300 cellule/μL sono stati associati, secondo i dati del European Severe Asthma Registry, a un rischio fino a 3 volte superiore di riacutizzazioni e a un più rapido declino della funzione respiratoria (FEV₁ < 80% del predetto).

Questi indicatori biologici, sottolineano gli autori, rappresentano una finestra di opportunità terapeutica: trattare prima che il rimodellamento bronchiale diventi irreversibile può significare evitare la progressione della malattia.
L’analisi condotta dal gruppo di Palermo, integrata con i dati multicentrici europei, mostra che i pazienti che iniziano la terapia biologica in una fase precoce ottengono tassi di remissione clinica del 40–50% a 12 mesi, rispetto al 15–20% dei pazienti trattati tardivamente. Inoltre, la frequenza di riacutizzazioni severe si riduce di oltre il 60%, e il ricorso ai corticosteroidi sistemici cala in media del 70% nei primi due anni di follow-up.

Oltre agli outcome clinici, la ricerca evidenzia anche l’impatto farmacoeconomico dell’approccio precoce. Sebbene le terapie biologiche abbiano un costo iniziale elevato, la riduzione di ospedalizzazioni (-55%), accessi in Pronto soccorso (-48%) e giornate lavorative perse (-40%) ne dimostra la sostenibilità a medio termine. La strategia proposta si configura quindi come un modello di medicina proattiva, centrato sulla prevenzione della progressione piuttosto che sulla gestione della cronicità.

Il passo successivo

In questa prospettiva, il gruppo di Palermo invita a superare la rigida distinzione tra “asma lieve” e “asma grave”, proponendo un approccio dinamico basato sul rischio biologico individuale. Il monitoraggio regolare di FeNO, eosinofili e parametri spirometrici dovrebbe diventare parte integrante del follow-up di ogni paziente asmatico, consentendo di personalizzare la terapia e anticipare l’introduzione dei farmaci biologici nei soggetti più vulnerabili.

Come sottolinea Scichilone, questa visione rappresenta un’evoluzione culturale oltre che clinica: “Non dobbiamo più inseguire la malattia, ma precederla. L’asma non è solo ciò che vediamo nei sintomi di oggi, ma ciò che possiamo evitare di domani”.

“In linea con questo cambio di paradigma, la nostra proposta è stata accettata e sarà pubblicata sulla prestigiosa rivista “Lancet Respiratory Medicine”. Un riconoscimento che pone il Policlinico ‘Paolo Giaccone’ all’avanguardia nella gestione degli asmatici gravi e nella definizione di nuovi modelli di trattamento precoce basati su evidenze biologiche e cliniche”, conclude Scichilone.

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