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Piani terapeutici, Amato: “Oggi creano diseguaglianze. Basta burocrazia, servono cure accessibili” CLICCA PER IL VIDEO

venerdì 4 Luglio - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo, Video

Un sistema nato oltre vent’anni fa per garantire sicurezza, oggi è diventato un ingranaggio arrugginito che rallenta le cure, moltiplica le attese e discrimina i pazienti”. Sono parole dure quelle di Toti Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo e componente FNOMCeO, che lancia un attacco frontale ai Piani Terapeutici (PT): lo strumento normativo che limita la prescrizione di alcuni farmaci innovativi ai soli specialisti o a pochi centri autorizzati dalle Regioni.

“I Piani Terapeutici nascono nel 2004 per due scopi: garantire la sicurezza dei nuovi farmaci e monitorarne l’efficacia – prosegue -. Ma oggi sono diventati un ostacolo. Quando l’AIFA approva un farmaco, lo fa dopo rigorose valutazioni. E ogni medico ha l’obbligo, per legge, di segnalare le reazioni avverse. Quindi il controllo c’è già. Insistere con i PT è anacronistico”.

Eppure, ad oggi, sono ancora 149 i PT attivi secondo i dati AIFA aggiornati a giugno 2025. Di questi, ben 80 ancora cartacei. Un modello pensato in un’era pre-digitale, che oggi appesantisce il lavoro clinico, svuota di fiducia i medici di famiglia e sottrae tempo ai pazienti.

“Compilare un Piano Terapeutico è una perdita di tempo clinico – aggiunge -. Significa distogliere il medico dal suo vero lavoro: prendersi cura delle persone. Le agende degli ambulatori si riempiono di visite inutili solo per rinnovare terapie già consolidate. Non è sanità, è burocrazia”,  sottolinea.

Ma il punto più critico, secondo Amato, è l’ingiustizia sociale che questo sistema genera.

“Chi vive in città può raggiungere facilmente un centro prescrittore. Ma chi abita lontano deve fare chilometri, affrontare il traffico, perdere una giornata di lavoro. Qualcuno rinuncia del tutto alle cure. Questo non è più accettabile: l’accesso a un farmaco non può dipendere da dove vivi o se hai un’auto”.

E mentre le Regioni continuano a difendere i centri autorizzati come strumenti di controllo della spesa, la FNOMCeO replica che il controllo si può fare con un clic.

“Con la ricetta elettronica è già possibile sapere chi prescrive, cosa prescrive e a chi. Basta volerlo. Continuare a usare i PT come leva per il contenimento dei costi è una scusa vecchia e ingiustificabile”.

Da qui, la proposta lanciata dalla Federazione nazionale: rendere obbligatorio il Piano Terapeutico solo per il primo anno, poi consentire ai medici di medicina generale di continuare a prescrivere i farmaci nel rispetto delle condizioni di rimborsabilità. Una proposta di buonsenso che, secondo le stime, libererebbe 5 milioni di visite specialistiche all’anno.

“È un primo passo. Ma come FNOMCeO stiamo andando avanti. Vogliamo un sistema che non discrimini i cittadini e che dia fiducia ai medici. Le cure devono essere un diritto, non un percorso a ostacoli”.

Un appello chiaro alla politica, alle istituzioni, e soprattutto a chi difende ancora un modello burocratico, centralista e profondamente diseguale.

“Il vero coraggio oggi – conclude Amato – è uscire dalla logica del sospetto e dare fiducia alla medicina territoriale. Se davvero vogliamo ridurre le liste d’attesa, se vogliamo garantire cure e non carte, dobbiamo liberare i medici dalla burocrazia. E smettere di far pagare ai pazienti il prezzo della lentezza amministrativa”.

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