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Patologie venose e linfatiche, diagnosi precoce e approccio multidisciplinare CLICCA PER IL VIDEO

giovedì 26 Febbraio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo, Video

Una donna su tre soffre di patologie del sistema venoso e linfatico. Le forme più frequenti sono l’insufficienza venosa cronica, le varici, il linfedema e il lipedema, condizioni spesso sottovalutate nelle fasi iniziali ma con un impatto significativo sulla qualità della vita. Si tratta di disturbi che nella medicina generale rappresentano una quota rilevante di consultazioni e che richiedono un inquadramento clinico e strumentale preciso per evitare ritardi diagnostici e trattamenti inadeguati.

“Sono patologie che interessano soprattutto le donne, mentre gli uomini ne sono colpiti in percentuale più contenuta, e proprio per questa diffusione è importante non sottovalutare i sintomi e procedere con un inquadramento diagnostico completo. La sola valutazione clinica, però,  non basta ed è necessario eseguire uno studio emodinamico con ecocolordoppler per definire con precisione il reflusso e l’entità dell’insufficienza così da impostare il trattamento più adeguato“. A spiegarlo è Edmondo Palmeri, medico di medicina generale, specialista in chirurgia vascolare e membro della commissione dell’Ordine dei medici di Palermo incaricata di valutare i percorsi formativi post laurea e post specializzazione degli aspiranti flebolinfologi.

Inquadramento fisiopatologico e criteri distintivi

La corretta distinzione tra alterazioni del sistema linfatico e patologie del tessuto adiposo rappresenta un passaggio centrale nell’inquadramento clinico e il Linfedema e lipedema condividono alcuni sintomi, ma differiscono per origine, evoluzione e approccio terapeutico.

“Il linfedema si distingue in primario e secondario – evidenzia –. Il primario è legato a una malformazione o a un’alterazione congenita del sistema linfatico e può manifestarsi fin dalla nascita o in età giovanile. Interessa prevalentemente gli arti inferiori e determina un accumulo patologico di linfa per un deficit strutturale del drenaggio. Il linfedema secondario, invece, è conseguenza di un danno acquisito alla rete linfatica, nella maggior parte dei casi in seguito a interventi oncologici con asportazione di linfonodi o trattamenti radioterapici. In queste situazioni si sviluppa un edema cronico legato alla compromissione del ritorno linfatico”.

“Il lipedema, invece, è una patologia su base infiammatoria che non deve essere confusa né con il linfedema né con il semplice sovrappeso – sottolinea -. È caratterizzato da un’alterazione del tessuto adiposo con componente infiammatoria, prevalentemente agli arti inferiori, ma può interessare anche braccia e addome. Esistono diversi stadi evolutivi e differenti fenotipi clinici. In molti casi osserviamo una componente eredofamiliare e associazioni con disfunzioni tiroidee o altre condizioni infiammatorie. Non può essere trattato come una semplice liposità”.

Multidisciplinarietà e formazione

La gestione di queste condizioni non è uniforme e richiede approcci differenziati in base alla patologia, allo stadio evolutivo e alla presenza di eventuali quadri concomitanti. In questo contesto il ruolo del medico di medicina generale è fondamentale per riconoscere precocemente i segni clinici, distinguere i diversi quadri e indirizzare il paziente verso lo specialista più appropriato.

“Il medico di famiglia rappresenta il primo livello di intercettazione del problema e deve saper distinguere tra patologia venosa, linfedema e lipedema e orientare correttamente il paziente – puntualizza -. Le figure di riferimento sono il chirurgo vascolare, l’angiologo e, in determinati casi, il fisiatra. La flebolinfologia non è una specializzazione autonoma. E’ una disciplina che richiede una formazione specifica attraverso percorsi dedicati perché con queste patologie non si può improvvisare”.

L’Ordine dei medici di Palermo ha istituito una commissione dedicata alla flebolinfologia, per valutare i percorsi formativi post laurea e post specializzazione. Sono disponibili, infatti, elenchi pubblici consultabili dai cittadini che certificano l’accreditamento del professionista e garantiscono trasparenza. Questo è particolarmente rilevante perché la gestione di queste patologie non è mai affidata a una singola figura, ma richiede un lavoro integrato tra medicina generale, chirurgo vascolare, angiologo e altre competenze specialistiche, all’interno di un percorso coordinato – conclude -. In questa direzione si inserisce anche il lavoro avviato dall’assessorato regionale della Salute per la definizione di percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati al linfedema, con l’obiettivo di strutturare una rete di presa in carico sul territorio”.

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