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Medici sempre più tecnologici ma non ascoltano, Amato: “Serve una formazione più umanistica” CLICCA PER IL VIDEO

venerdì 7 Giugno - 2024 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo, Video

La tecnologia sta influenzando sempre più la vita dei medici, dando maggiori possibilità di perfezionare prognosi e cure, ma qualcosa manca ai pazienti: il lato “umano”. Forse anche colpa delle facoltà di medicina a cui si chiede ma riforma del corso di studi in medicina a cui si chiede riforma.

La medicina è parte delle scienze umane ed esalta tutti gli attributi positivi della vita, guardando l’individuo con una prospettiva pluridimensionale, etica e personalizzata.

“I pazienti vogliono un medico che, oltre a capire di che cosa si soffra, vogliono una cura, vogliono essere ascoltati e capire oltre, ossia capire anche il disagio della persona che sia familiare, economico o un disagio che si portano da tempo e che non l’hanno mai espresso. Il medico, quindi, deve sapere intercettare il bisogno e dare risposta”, spiega il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, componente del direttivo Fnomceo.

“Oggi si chiede che il medico sappia interagire con le nuove tecnologie. Un fatto positivo, ma c’è ben altro. Questi medici saranno pronti a saper ascoltare le persone? Su questo qualche dubbio nasce. Nelle università si sta puntando a corsi sull’Ia, sulla robotica in sanità. In Italia sono poche le facoltà di medicina che hanno dei corsi di etica. In Europa e nel mondo, invece, oltre l’aspetto tecnologico ci sono università come Oxford, dove nei primi tre anni del corso di medicina ci sono dei crediti formativi dedicati all’ascolto del paziente. Quindi gli studenti vengono portati accanto ai pazienti per imparare ad ascoltare. Questo è un grande passo. Probabilmente abbiamo anche noi, in Italia, la necessità che la formazione universitaria dia importanza alla cultura umanistica“, prosegue.

“Come presidente dell’Ordine dei Medici insisto sempre sulla formazione umanistica – conclude -, anche perché aiuterebbe a prevenire gli atti di violenza contro i sanitari. Questi atti possono essere determinati da tanti fattori, tra cui la comunicazione”.

 

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