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Alopecia areata: genetica, fattori ambientali e nuove terapie in un approccio integrato CLICCA PER IL VIDEO

giovedì 21 Agosto - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute, Video

L’alopecia areata è una patologia autoimmune non cicatriziale, caratterizzata da caduta improvvisa di capelli o peli, che colpisce complessivamente circa 120.000 persone in Italia. A livello globale, la prevalenza attuale è stimata tra lo 0,1% e lo 0,2% della popolazione, mentre il rischio di sviluppare la malattia nel corso della vita si aggira intorno all’1%–2%. In contesti clinici italiani, uno studio della “Italian National Registry of Alopecia Areata” ha analizzato 699 pazienti, rappresentando il più ampio campione nazionale finora raccolto

“L’alopecia areata può presentarsi in forme molto diverse: talvolta con piccole chiazze sul cuoio capelluto, altre volte in modo più severo fino alla caduta completa dei capelli. Nelle forme di alopecia universale, invece, vengono persi tutti i peli del corpo. Le prime manifestazioni possono comparire sul cuoio capelluto oppure partire da sopracciglia e ciglia, per poi estendersi progressivamente – spiega Maria Rita Bongiorno, professore ordinario di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse all’Università di Palermo e direttore dell’UOC di Dermatologia e MTS del Policlinico -. Un aspetto particolarmente delicato è l’insorgenza in età pediatrica: circa il 20% dei casi inizia già nei bambini. In molti di loro le chiazze tendono a ricrescere, ma poi ricompaiono ciclicamente, fino a quando, in età adulta, un evento stressante o traumatico può determinare la perdita completa dei capelli. Parliamo quindi di una malattia a decorso cronico-recidivante, che accompagna il paziente lungo tutta la vita e che può avere un forte impatto sulla qualità di vita, soprattutto nei più piccoli e nelle loro famiglie”,

Fattori genetici e ambientali

“La componente genetica gioca un ruolo importante, ma non esclusivo – aggiunge –. Esiste una predisposizione su cui insistono fattori esterni. Lo stress ha un peso rilevante, ma non è mai sufficiente da solo: occorrono concause. Tra queste, recenti evidenze hanno collegato l’alopecia anche all’intossicazione da metalli pesanti. Un’analisi real-world su 252 pazienti italiani con alopecia areata ha evidenziato una presenza significativa di comorbidità: il 22,2% presentava malattie tiroidee e il 21,8% ipertensione. Inoltre, la maggior parte dei pazienti, oltre l’80% ,interrompeva la terapia entro un anno, a conferma dei limiti dei trattamenti tradizionali”.

Tra queste, recenti evidenze hanno collegato l’alopecia anche all’intossicazione da metalli pesanti – prosegue -. In Italia diversi casi clinici hanno messo in luce un’associazione tra alopecia areata e alti livelli di mercurio o cadmio. Vari studi hanno documentato esposizioni attraverso alimenti contaminati o acqua di falda, confermando una maggiore incidenza della patologia nei soggetti esposti a metalli pesanti, soprattutto mercurio e piombo. I metalli pesanti possono trovarsi nelle falde acquifere, ma anche negli alimenti, ad esempio nel consumo eccessivo di tonno in scatola, oggi molto diffuso per la rapidità alimentare. In diversi pazienti, la riduzione di queste esposizioni ha coinciso con un miglioramento del quadro clinico”.

Nuove terapie

Per lungo tempo i pazienti affetti da alopecia hanno vissuto la frustrazione di terapie inefficaci. Oggi, però, la prospettiva è cambiata.

“Abbiamo a disposizione i JAK inibitori, una classe di farmaci che agisce bloccando le Janus chinasi, enzimi coinvolti nei meccanismi di segnalazione dell’infiammazione autoimmune responsabile della caduta dei capelli. In questo modo si interrompe la cascata immunitaria che danneggia i follicoli piliferi, permettendo loro di tornare in fase di crescita. Questi farmaci riescono a riattivare la ricrescita dei capelli in molti pazienti, modificando radicalmente la prognosi. In diversi casi clinici, dopo alcuni mesi di terapia, si è osservata una ricrescita progressiva e stabile, con miglioramenti significativi anche nei quadri più gravi – evidenzia-. Parallelamente, però, è fondamentale intervenire sugli aspetti ambientali che possono aver contribuito all’insorgenza della patologia, come lo stress o l’esposizione a metalli pesanti, per consolidare i risultati e ridurre il rischio di recidive”.

Predisposizione e vulnerabilità individuale

Non esistono ancora test genetici validati per identificare con certezza i soggetti a rischio. Ognuno di noi ha il proprio punto debole, C’è chi sviluppa gastrite o colite da stress, e chi, invece, manifesta alopecia. Lo stress agisce da fattore scatenante, ma solo laddove vi sia una predisposizione individuale. La ricerca però sta facendo passi enormi. Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che fino a pochi anni fa erano impensabili. Il nostro obiettivo è restituire ai pazienti non soltanto i capelli, ma anche la fiducia, l’autostima e la qualità di vita che la malattia spesso compromette. È su questo fronte che continueremo a lavorare”, conclude Bongiorno.

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