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Dal Policlinico di Palermo un modello integrato per cuore e reni: oltre 700 pazienti presi in carico

venerdì 25 Settembre - 2026 | di Anna Boccia | Categorie: Salute

Oltre 2.300 prestazioni erogate in tre anni tra prime visite e controlli, più di 700 pazienti presi in carico e una lista d’attesa contenuta in circa un mese. Sono i numeri dell’ambulatorio di Nefrocardiologia del Policlinico Giaccone di Palermo, nato per mettere insieme nefrologo e cardiologo nello stesso percorso di cura e diventato oggi un modello che suscita interesse anche oltre i confini italiani. L’esperienza palermitana è finita infatti sotto la lente dei ricercatori dell’Università di Bristol, interessati ad approfondirne organizzazione, criteri di accesso, follow-up e risultati.

Il modello è stato al centro anche di un confronto tra specialisti tenutosi a Palermo, durante il quale sono emersi il crescente peso delle patologie cardiorenali e la necessità di superare percorsi di cura separati, soprattutto nei pazienti fragili e con più patologie. Al centro, le più recenti acquisizioni scientifiche nella gestione del paziente cardiorenale e cardionefrometabolico e il ruolo di un approccio multidisciplinare.

Un problema che in Sicilia riguarda migliaia di persone. Secondo gli ultimi dati disponibili del Registro Siciliano di Nefrologia, Dialisi e Trapianto, nel 2025 sono stati 5.413 i pazienti prevalenti in dialisi, rispetto ai 5.265 del 2024 e ai 5.231 del 2023. Nello stesso anno 639 nuovi pazienti hanno iniziato il trattamento dialitico. A marzo 2026 erano inoltre 604 i pazienti siciliani in lista d’attesa per un trapianto renale da donatore deceduto.

Sul fronte cardiovascolare, lo scompenso cardiaco continua a rappresentare una delle principali cause di ospedalizzazione, soprattutto nella popolazione anziana. Secondo l’ultimo report del Programma Nazionale Esiti per la Sicilia, nel 2024 il tasso di ospedalizzazione per scompenso cardiaco nell’Isola è stato del 2,59 per mille. Il Ministero della Salute indica lo scompenso cardiaco come la prima causa di ricovero ospedaliero negli ultrasessantacinquenni.

È in questo scenario che nel 2023 nasce l’ambulatorio di Nefrocardiologia, ideato e curato da Caterina Carollo e Salvatore Evola. Nefrologo e cardiologo valutano insieme il paziente, condividono le scelte terapeutiche e ne seguono l’evoluzione, con un percorso che punta a evitare la frammentazione dell’assistenza tra specialità diverse.

“L’ambulatorio di Nefrocardiologia nasce dalla volontà di due amici e colleghi di unire le proprie competenze e lavorare simultaneamente sullo stesso paziente, dopo averlo fatto per anni in maniera alternata – spiega Caterina Carollo –. Ci siamo resi conto che una terapia condivisa è più efficace e consente una migliore gestione del paziente. Da questa esperienza sono nate anche le Giornate Siciliane di Nefrocardiologia, arrivate alla terza edizione e capaci di raccogliere un interesse sempre maggiore. Un aspetto per noi particolarmente importante è il coinvolgimento non soltanto di cardiologi, nefrologi e diabetologi, ma anche dei medici di medicina generale, che nell’ambulatorio hanno trovato un supporto concreto e una risposta alle loro esigenze assistenziali”.

In tre anni l’ambulatorio ha raggiunto più di 700 pazienti presi in carico ed erogato oltre 2.300 prestazioni tra prime visite e controlli, mantenendo i tempi di attesa intorno a un mese.

“Abbiamo in carico pazienti complessi e spesso fragili che prima non potevano contare sull’assistenza di un ambulatorio multidisciplinare – spiega Salvatore Evola –. La copresenza dei diversi professionisti consente una gestione clinica più efficace e ci ha permesso di ottenere ottimi risultati in termini di salute dei pazienti e di efficacia delle cure. Abbiamo costruito un modello nel quale sono presenti contemporaneamente le competenze necessarie al singolo paziente. Un’impostazione che oggi trova riscontro anche a livello internazionale: a fine agosto la Società Europea di Cardiologia ha pubblicato le prime linee guida sulla sindrome cardiorenale, confermando la centralità di un approccio integrato alla gestione di questi pazienti”.

Il modello palermitano è stato descritto anche nella letteratura scientifica internazionale. Sul Journal of Clinical Medicine è stato pubblicato lo studio Mission and One-Year Experience of a Kidney-Heart Outpatient Service: A Patient-Centered Management Model, nel quale gli autori indicano quello palermitano, sulla base della letteratura disponibile, come il primo servizio ambulatoriale italiano specificamente dedicato ai pazienti nefrocardiologici.

Adesso l’esperienza ha attirato l’attenzione anche del Regno Unito. Jemima Scott, nefrologa e ricercatrice dell’Università di Bristol, impegnata in un progetto sui modelli integrati di assistenza cardiorenale, ha contattato la dottoressa Carollo per approfondire il funzionamento dell’ambulatorio palermitano. L’interesse riguarda le modalità di selezione dei pazienti, l’organizzazione delle visite congiunte tra nefrologo e cardiologo, la durata della presa in carico e gli indicatori utilizzati per valutarne i risultati. Nella corrispondenza viene sottolineato come nel Regno Unito siano ancora pochi i servizi strutturati secondo un modello integrato cardiorenale.

Il confronto tra specialisti ha ribadito infine la necessità di rafforzare il collegamento tra ospedale e territorio, costruendo percorsi condivisi e sinergie capaci di garantire una presa in carico integrata del paziente.

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