Unire le due anime del Policlinico universitario, superare la separazione tra componente accademica e ospedaliera e costruire una strategia comune per la formazione degli studenti e degli specializzandi. È l’obiettivo della prima assemblea convocata da Antonino Giarratano dopo l’elezione alla presidenza della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo.
Nell’Aula Maurizio Ascoli dell’Aoup “Paolo Giaccone”, oggi 13 luglio 2026, si sono confrontati il rettore Massimo Midiri, il direttore generale dell’Azienda Maria Grazia Furnari, i direttori dei dipartimenti universitari, docenti, medici ospedalieri, responsabili delle scuole di specializzazione, professionisti sanitari, personale tecnico-amministrativo, studenti e rappresentanti sindacali. Ad aprire i lavori è stato il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, già rettore dell’Università e già assessore regionale all’Istruzione e alla Salute.
L’assemblea ha messo in fila criticità che si trascinano da anni, dagli uffici sottodimensionati alle aule insufficienti, fino ai posti letto e agli organici non adeguati alle esigenze formative, ai protocolli d’intesa applicati solo in parte e agli investimenti tecnologici ancora senza copertura. L’assistenza è entrata nel dibattito come parte della stessa missione universitaria. Senza reparti pienamente attivi, una casistica clinica adeguata, attività chirurgica, personale e tecnologie moderne, il Policlinico perde capacità di cura e riduce nello stesso tempo la qualità della formazione di studenti e specializzandi.
Visione comune
Il sindaco ha richiamato la natura particolare del Policlinico, che non può essere considerato soltanto un ospedale, ma rappresenta il luogo nel quale tutela della salute, formazione e produzione della conoscenza devono procedere insieme.
“Far parte di questa comunità significa contribuire alla promozione della conoscenza al suo livello più alto, rafforzando la formazione e la coesione civile. Il Policlinico di Palermo resta una delle poche aziende ospedaliere universitarie autonome a gestione diretta presenti in Italia e proprio per questo ha bisogno di una programmazione stabile, di una visione capace di accompagnare l’evoluzione dell’esistente e di una vera alleanza istituzionale tra Comune, Università, Aoup e Regione. Non dovrebbe accadere che, quando si aprono delle opportunità, non si investa nel miglioramento della struttura, dall’aggiornamento delle tecnologie alla qualità degli ambienti e dell’accoglienza. C’è una responsabilità pubblica nella tutela della salute e le istituzioni devono portare risorse, competenze e idee, evitando che il Policlinico venga scavalcato nelle scelte strategiche”, ha detto Lagalla.
“In merito alla didattica, sapete qual è la mia opinione. Anche il modello formativo della medicina italiana deve evolversi e il Policlinico può essere il luogo nel quale costruire questo cambiamento. La formazione non può più restare chiusa dentro compartimenti separati, ma deve diventare transdisciplinare, interoperabile e aperta alle competenze non strettamente mediche. Solo integrando saperi, tecnologie e professionalità diverse possiamo preparare operatori capaci di rispondere alla complessità della cura”, ha aggiunto il sindaco.
Missione condivisa
La visione indicata da Lagalla richiede innanzitutto di superare la separazione tra componente universitaria e ospedaliera. Nel corso dell’assemblea è emersa la necessità di condividere programmazione, obiettivi e organizzazione dei reparti, valorizzando le competenze di docenti, medici ospedalieri e professionisti sanitari senza contrapposizioni. In un’Azienda ospedaliera universitaria assistenza, didattica e ricerca dipendono infatti dallo stesso percorso clinico e non possono procedere come attività separate.
Il confronto ha richiamato anche la funzione assistenziale del Policlinico, chiamato a essere un centro di alta specializzazione e non una struttura costretta a competere in condizioni di svantaggio con aziende più grandi e meglio dotate. L’appello emerso dai diversi interventi è stato quello di mettere professionisti, reparti e scuole nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio compito per la sanità pubblica.
“Il Policlinico deve essere messo nelle condizioni di garantire alta specializzazione e di utilizzare le competenze presenti al servizio del sistema sanitario pubblico. Non possiamo essere lasciati a competere con strutture più grandi, meglio organizzate e dotate di risorse superiori. Servono personale, posti letto, tecnologie e spazi adeguati, perché senza reparti pienamente attivi e una casistica clinica sufficiente si riducono sia la capacità assistenziale sia la qualità della formazione”, è stato sottolineato durante l’assemblea.
Formazione sotto pressione
Questa missione deve però confrontarsi con una Scuola che sostiene numeri molto elevati attraverso risorse amministrative e cliniche ancora insufficienti. La Scuola di Medicina riunisce i dipartimenti Bind, MePreCC e Promise, tre poli territoriali, 38 corsi di studio e 38 scuole di specializzazione. Gli iscritti sono 11.934, tra i quali circa 4.500 studenti di Medicina e Chirurgia e 500 partecipanti ai programmi Erasmus. La struttura può contare su 336 docenti e 61 unità di personale tecnico-amministrativo nei dipartimenti, ma dispone di appena 14 unità per gestire le attività dei 38 corsi, un solo manager didattico e un solo referente Erasmus.
Restano inoltre vacanti o da attivare ruoli nella Didattica e internazionalizzazione, nelle Scuole di specializzazione, nella gestione del post-laurea e nei servizi informatici. Sul versante clinico, il decreto assessoriale del 2019 attribuisce al Policlinico 472 posti letto ordinari, dei quali 370 indicati come attivi, oltre a 69 posti di day hospital, 67 dei quali operativi. Durante l’assemblea un docente ha riferito di averne conteggiati 324 sul sito aziendale, un dato che richiede però una verifica ufficiale e non può essere automaticamente sovrapposto a quello della programmazione regionale.
“La Scuola deve ascoltare, raccogliere i problemi e proporre le soluzioni al rettore e alla direzione aziendale. Serve un coordinamento stabile tra il manager didattico, gli uffici della Scuola e i dipartimenti, così da sincronizzare le attività, ridurre il lavoro manuale e ripetitivo e creare un punto di riferimento unico per gli studenti. Aule, orari, tirocini, convalide e piani di studio non possono dipendere da sistemi che non comunicano tra loro. Allo stesso tempo bisogna coprire le posizioni vacanti, perché il personale attuale non può continuare a sostenere un sovraccarico strutturale. Con quasi 12 mila studenti, 38 corsi di studio e 38 scuole di specializzazione, l’organizzazione deve essere proporzionata alle dimensioni e alle responsabilità della Scuola”, ha sottolineato Giarratano evidenziando che il rapporto con l’Aoup resta determinante anche per l’accreditamento.
I dati presentati indicano circa 200 docenti universitari inseriti nell’attività assistenziale, pari all’87% del fabbisogno, 362 dirigenti medici del Servizio sanitario regionale, 723 infermieri e circa 1.400 dipendenti del comparto. Una parte dei professori universitari svolge inoltre l’attività assistenziale in altre aziende ospedaliere, attraverso le unità funzionalmente aggregate alla rete formativa. Una soluzione che amplia la casistica disponibile per studenti e specializzandi, ma che allo stesso tempo sottrae competenze al Policlinico e ne indebolisce la capacità assistenziale e formativa.Posti letto, organici, attività chirurgica e disponibilità di tecnologie incidono direttamente sulla casistica alla quale possono accedere studenti e specializzandi.
“Con 700 iscritti al primo anno di Medicina, l’Aoup dovrebbe disporre di almeno 700 posti letto di sede e raggiungere, attraverso le unità funzionalmente aggregate nelle altre aziende, gli oltre 1.600 previsti dal ministero. In questo momento a Palermo siamo fuori dal pieno rispetto delle normative e dei parametri previsti, come se fossimo ‘fuori legge’. Ovviamente non nel senso di una condizione di illegalità. Ma se non abbiamo posti letto, attività, strutture e tecnologie, non possiamo garantire adeguatamente corsi di studio, scuole di specializzazione, ricerca e tirocini. La funzione assistenziale del Policlinico non è separata dalla formazione, ma è il luogo nel quale quella formazione deve svolgersi. Quando si riducono i posti letto o l’attività di una disciplina, si riduce anche la possibilità per studenti e specializzandi di acquisire esperienza clinica e competenze”, ha rimarcato il neopresidente.
Politica regionale
Uno dei passaggi più duri ha riguardato i protocolli d’intesa sottoscritti nel marzo 2024 dal presidente della Regione Renato Schifani e dai rettori delle Università pubbliche siciliane. Gli accordi disciplinano i rapporti tra Regione e Atenei, prevedendo il coinvolgimento universitario nella programmazione sanitaria, nella definizione degli organici e nell’organizzazione delle aziende ospedaliere universitarie.
“Il presidente Schifani ha percepito questa esigenza e ha firmato con noi un protocollo d’intesa veramente innovativo, che purtroppo non viene applicato. Non stiamo chiedendo un altro accordo, ma che venga rispettato quello già sottoscritto tra il presidente della Regione e i rettori. La componente universitaria deve partecipare alle decisioni che riguardano posti letto, organici, reparti e rete ospedaliera. Perché ogni scelta incide direttamente sui corsi di studio, sulle scuole di specializzazione, sui tirocini e sui progetti di ricerca”, ha dichiarato Midiri.
“Uno dei punti riguarda il coefficiente dello 0,6 applicato alla componente universitaria nella determinazione degli organici. Il passaggio a una copertura piena potrebbe consentirci di recuperare circa 80 unità di personale tra medici, infermieri e altri professionisti. Con queste risorse potremmo ridurre almeno in parte la sofferenza denunciata dai direttori dei dipartimenti e delle unità operative e rafforzare soprattutto le chirurgie, che sono fondamentali per la casistica, l’assistenza avanzata e la formazione degli specialisti”, ha proseguito Midiri.
“Abbiamo inoltre scoperto che questo criterio non troverebbe la stessa applicazione nelle altre aziende universitarie siciliane. Non vogliamo aprire un conflitto con Messina o con Catania, ma chiediamo regole uguali per tutti. Andate a vedere come sono gli ospedali del Catanese e vi renderete conto di ciò che è stato fatto al Policlinico di Palermo negli ultimi vent’anni. Siamo stati lasciati con il gas costantemente al minimo, senza farci morire ma senza permetterci di crescere”, ha affermato il rettore.
“Se una struttura viene privata dei posti letto, del personale e degli strumenti, nessun modello organizzativo può funzionare davvero. La politica deve chiedere al Policlinico i numeri, certamente, ma deve chiedere anche quanta alta formazione produce. Da questa struttura dipende la preparazione degli specialisti, degli infermieri, dei tecnici e delle altre professioni sanitarie. Se mancano spazi, reparti, personale e tecnologie, il danno non riguarda soltanto l’Azienda, ma tutta la Regione siciliana”, ha aggiunto Midiri.
Seguendo la linea indicata dal rettore, Giarratano ha invitato tutte le componenti coinvolte, compresi studenti, docenti, ospedalieri, professionisti sanitari e sindacati, a fare fronte comune. Non una mobilitazione legata a un partito o a singoli referenti politici, ma un’azione condivisa nell’interesse dell’Aoup, della Scuola di Medicina e della qualità della formazione e dell’assistenza.
“L’anno prossimo si vota e noi chiederemo a chiunque possa essere eletto di fare le cose prima delle elezioni, non dopo. Sappiamo tutti che fine possono fare le promesse successive al voto. Dobbiamo condurre una battaglia unitaria a livello assessoriale. Con obiettivi che riguardino tutta la Scuola e tutto il Policlinico. Dall’applicazione dei protocolli al personale, dalle tecnologie alle strutture. Non possiamo continuare ad andare ognuno dal proprio politico di riferimento per risolvere il proprio problema. Dobbiamo presentarci con una voce sola, indicare ciò che serve e verificare che gli impegni vengano rispettati. Soltanto mostrando unità potremo avere la forza politica e istituzionale necessaria per ottenere risposte concrete”, ha tuonato il presidente.
Fondi e spazi
La richiesta di fare fronte comune trova una prima applicazione concreta nelle difficoltà illustrate dal direttore generale dell’Aoup. Cantieri, trasferimenti, spazi ridotti e tecnologie ancora senza finanziamento hanno costretto l’Azienda a mantenere operative le attività attraverso continui adattamenti, con ricadute sui reparti e sulla formazione degli specializzandi.
“Ci siamo trovati e ci troviamo ancora in una situazione di grande disorganizzazione. Ma grazie alla volontà, al sacrificio e alle rinunce di tanti siamo riusciti a mantenere vive tutte le attività. Non abbiamo chiuso nulla, anche se alcune discipline, tra le quali Ortopedia e Neurochirurgia, hanno subito forti contrazioni. Continuiamo a garantire un’assistenza di qualità, con una capacità diagnostica importante, attività di ricerca e professionisti collegati con il panorama internazionale. Adesso, però, dobbiamo superare i limiti che hanno condizionato anche la formazione degli specializzandi”, ha raccontato Furnari.
“Abbiamo confidato nel Fesr e lavorato fino a notte per presentare i progetti sul robot chirurgico, sulla sala ibrida per la chirurgia vascolare e sull’area trapianti. L’Assessorato ci aveva indicato questi interventi come ammissibili, ma poi ha ritirato il decreto e i finanziamenti non sono arrivati. Nell’ultimo confronto sul conto economico ci ha inoltre chiesto di non inserire risorse per nuove tecnologie, azzerando di fatto quella voce. Il personale assorbe fino al 40% della spesa, mentre farmaci, dispositivi e servizi incidono su un’altra quota rilevante. Alle apparecchiature resta tra il 2% e il 5%. Non possiamo continuare ad aspettare il prossimo Fesr. Dovremo individuare altre strade, partendo dal robot e proseguendo con la sala ibrida e l’area trapianti. Abbiamo professionisti preparati e dobbiamo metterli nelle condizioni di lavorare con gli strumenti necessari”, ha spiegato il Dg.
“Proprio per superare questi limiti, con il direttore sanitario e con il presidente della Scuola abbiamo definito un metodo per riorganizzare i padiglioni e restituire coerenza alle attività cliniche e formative. Vogliamo riunire nello stesso plesso discipline affini, così da facilitare i percorsi dei pazienti, il lavoro delle équipe e la formazione degli specializzandi. Il padiglione 16 accoglierà attività dell’Ortopedia, mentre proseguono gli interventi nei padiglioni 5 e 25. A settembre il padiglione 13 dovrebbe consentire il rientro dell’Oncologia. Mentre il 14 diventerà il polo delle neuroscienze con Neurologia, Stroke unit, Neuroradiologia e attività interventistiche. Nello stesso percorso restituiremo la Palazzina Parlavecchio all’Università, trasferendo la direzione strategica nel padiglione 21. Contiamo di completare gli spostamenti entro settembre. Al massimo ottobre. Per offrire agli studenti aule e spazi di studio e agli utenti un Cup più ampio e adeguato”, ha proseguito.
Il fabbisogno resta però più ampio. Per l’anno accademico 2026-2027 mancano cinque aule da 50 posti e altre cinque di maggiore capienza. Entro il 30 novembre 2026 l’Ateneo prevede di digitalizzare le aule ai piani terra, primo e secondo dell’edificio Parlavecchio, mentre entro giugno 2027 dovrebbe completare il rinnovo degli arredi e delle dotazioni del terzo e quarto piano. Sono inoltre in corso il recupero delle aule di Dermatologia e Latteri e della Biblioteca Li Voti. Proprio oggi, inoltre, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha firmato il decreto sul semestre aperto 2026-2027, che rende ancora più urgente rafforzare aule, uffici e servizi per una Scuola che gestisce già quasi 12 mila studenti.
“In questi anni l’Università ha programmato interventi per 19,7 milioni di euro. Finanziati con risorse proprie, per riqualificare le strutture della Scuola di Medicina e del Policlinico. Le chiacchiere stanno a zero se non sono accompagnate dai numeri e dagli interventi. Non stiamo chiedendo lo studio del professore, ma aule, laboratori, biblioteche e luoghi per gli studenti, le scuole di specializzazione, la ricerca e la didattica. Oggi molti ragazzi devono mangiare o fermarsi all’esterno perché dentro il Policlinico non trovano spazi adeguati”, ha affermato il rettore.
Il futuro
Il nuovo Policlinico rappresenta il progetto sul quale Università, Comune e Regione dovranno assumersi responsabilità precise. La nuova struttura viene considerata decisiva per rilanciare assistenza, didattica e ricerca, mentre il complesso storico dovrebbe mantenere una funzione sanitaria ed evolvere anche in campus universitario.
“Il nuovo Policlinico non è soltanto un’infrastruttura sanitaria, ma il progetto del rilancio definitivo. Un ospedale moderno e sostenibile permetterà alla Scuola di Medicina di competere con i migliori policlinici universitari italiani ed europei. Inoltre, potrà integrare assistenza all’avanguardia, didattica di eccellenza e ricerca competitiva. È quindi il passaggio necessario per superare i limiti attuali. Allo stesso tempo, consentirà di costruire un modello nel quale formazione, ricerca e cura possano svilupparsi nello stesso luogo e con strumenti adeguati”, ha ribadito il presidente della scuola.
“La situazione delle aree è paradossale. I terreni appartenevano all’Università. E in passato sono stati concessi al Comune. Ma oggi dobbiamo chiedere al Consiglio comunale di decidere sull’utilizzo di spazi che erano dell’Ateneo. Nel frattempo abbiamo trovato una soluzione interna per i parcheggi, senza costi aggiuntivi rispetto a quelli previsti. Se il Consiglio comunale non approverà la nuova destinazione urbanistica, dovrà assumersi la responsabilità politica di bloccare il progetto. Non si può rinunciare a un ospedale universitario per una questione legata ai parcheggi. Il finanziamento c’è, la progettazione è avanzata e le soluzioni tecniche sono pronte. Il nuovo complesso dovrà ospitare le attività per acuti, le chirurgie e le tecnologie ad alta intensità. Mentre il Policlinico storico dovrà diventare anche un campus dedicato alla didattica, alla ricerca, alla cronicità, all’oncologia, alla riabilitazione e alle malattie neurodegenerative“, ha dichiarato Midiri.
L’assemblea si è chiusa con l’impegno a trasformare le criticità emerse in un programma condiviso. La Scuola raccoglierà gli interventi di docenti, ospedalieri, professionisti sanitari, studenti e organizzazioni sindacali, individuando priorità, interlocutori e tempi. A settembre si verificherà se Regione, Assessorato e Comune avranno iniziato a trasformare gli impegni in atti concreti, a partire proprio dal nuovo Policlinico, che dopo anni di progetti e risorse annunciate non può permettersi un altro rinvio.
“Questa deve essere un’assemblea reale. La Scuola deve ascoltare i problemi, raccogliere le proposte e portarle al rettore e alla direzione aziendale. Dopo l’estate faremo un primo punto sull’applicazione dei protocolli d’intesa. Ma anche sugli organici, sulle tecnologie, sul rientro dei reparti, sulla restituzione degli spazi agli studenti e sull’iter della nuova struttura. Dobbiamo recuperare il senso di comunità, costruire un metodo stabile di confronto e verificare che alle parole seguano finalmente decisioni concrete“, ha concluso Giarratano.








