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Reti tempo-dipendenti: Sicilia tra le più solide del Sud, ma servono rinforzi

mercoledì 22 Ottobre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

La Sicilia si colloca in una fascia medio-alta per la qualità e l’organizzazione dell’assistenza in emergenza, secondo la fotografia scattata dalla Quarta Indagine Nazionale sulle Reti Tempo-dipendenti, realizzata da Agenas.

L’Isola mostra un sistema sanitario capace di rispondere con coerenza organizzativa e risultati clinici migliori della media del Sud.

Il cuore del report è la valutazione della governance regionale, che in Sicilia raggiunge 0,88, uno dei valori più alti d’Italia. Questo dato riflette la solidità delle reti tempo-dipendenti (infarto, ictus, trauma ed emergenza-urgenza) formalmente istituite, coordinate da referenti regionali e monitorate in linea con il decreto ministeriale 70.

L’Agenzia specifica inoltre che la Sicilia è una delle regioni del Mezzogiorno con una rete più formalizzata, dotata di atti istitutivi, coordinatori regionali di rete e protocolli operativi coerenti con le direttive nazionali. Inoltre, riconosce la presenza di tavoli tecnici, un coordinamento stabile e una pianificazione che resta sopra la media del Mezzogiorno, ma invita la Regione a investire su personale, digitalizzazione e interoperabilità dei dati.

I dati del 2023

La rete dell’emergenza-urgenza

Il sistema dell’emergenza-urgenza, che integra 118, Pronto Soccorso e centrali operative, ottiene un indice di efficienza di 0,71. È lo stesso livello di regioni come Toscana e Lazio.
Agenas sottolinea che la rete siciliana si regge su un impianto ben distribuito di presidi, con aree di osservazione breve intensiva e collegamenti strutturati con le aziende ospedaliere. Tuttavia, il sistema continua a soffrire per la carenza di personale, il sovraffollamento cronico e la presenza di accessi impropri, che sottraggono tempo ai casi più gravi.
Nel 2023 gli accessi ai Pronto Soccorso siciliani hanno superato quota un milione, ma meno di un terzo dei pazienti è stato poi ricoverato. È la fotografia di una rete che funziona, ma a fatica, con personale ridotto e tempi di attesa spesso insostenibili.

La rete cardiologica

Nel 2023 la Sicilia ha registrato 9.161 ricoveri per infarto miocardico acuto (IMA). I pazienti deceduti entro sette giorni dal ricovero sono stati 603, pari al 6,6%, un valore inferiore alla media nazionale.
Le procedure di angioplastica (PTCA) sono state 10.934, mentre gli interventi di bypass aorto-coronarico (BPAC) 1.054.
L’indice di governance, 0,77, testimonia una rete ben strutturata, con un’efficiente organizzazione dei centri hub e spoke e buoni tempi di intervento: la maggior parte dei pazienti STEMI riceve una rivascolarizzazione entro 90 minuti. Il punto debole è la riabilitazione cardiologica: solo l’8% dei pazienti accede a percorsi dedicati, contro una media nazionale del 14%.

La rete ictus

La rete cerebrovascolare mostra un equilibrio tra qualità clinica e copertura territoriale. Nel 2023 si sono verificati 8.052 episodi di ictus, di cui 5.823 ischemici, 1.895 emorragici e 334 emorragie subaracnoidee. I decessi a sette giorni dal ricovero sono stati 811, pari al 10% dei casi.
La Sicilia dispone di 13 Stroke Unit di primo livello, con 48 posti letto, e di 4 centri di secondo livello, con 32 posti aggiuntivi. L’indice di governance, 0,77, colloca la regione tra le più organizzate del Sud.
Agenas segnala che la copertura dei centri è buona, ma la riabilitazione post-acuta resta limitata. La presa in carico territoriale dopo la dimissione è ancora frammentata e dipende dalla provincia di residenza.

La rete trauma

La rete traumatologica siciliana è una delle più efficaci del Mezzogiorno. Nel 2023 sono stati presi in carico 45 traumi maggiori, con 6 decessi entro 7 giorni, pari a una mortalità del 13,3%, inferiore alla media nazionale del 18,3%.
Agenas rileva una buona capacità di presa in carico e un’efficace organizzazione dei percorsi, grazie alla collaborazione tra ospedali hub e spoke e al coordinamento con il sistema 118, che garantisce il trasporto protetto dei pazienti politraumatizzati.

Le criticità

Nonostante i buoni risultati, restano nodi strutturali che richiedono interventi urgenti. La carenza di personale è il primo problema: medici e infermieri continuano a reggere turni massacranti e reparti sovraccarichi. È una criticità diffusa in tutta Italia, ma in Sicilia si intreccia con la difficoltà a trattenere professionisti qualificati e con un turn-over troppo lento.

I trasferimenti interospedalieri restano complessi, soprattutto nelle province interne, dove la distanza tra gli ospedali hub e spoke si traduce in ritardi nei percorsi tempo-dipendenti. Anche i PDTA, i percorsi diagnostico-terapeutici, non sempre vengono rispettati in modo uniforme, mentre la riabilitazione post-acuta fatica a garantire continuità di cure. È una fragilità che accomuna gran parte del Paese, ma in Sicilia risente di una rete territoriale ancora disomogenea e di un’insufficiente integrazione con le strutture di prossimità.

Agenas segnala inoltre l’urgenza di migliorare l’interconnessione digitale tra ospedali e territorio e di potenziare il ruolo delle cure intermedie, leve fondamentali per evitare ricoveri impropri e alleggerire i Pronto Soccorso, ma su questo fronte l’Assessorato regionale della Salute è a buon punto.

La Regione ha infatti avviato una modernizzazione progressiva, a partire dal nuovo sistema digitalizzato del 118, inaugurato all’inizio di ottobre 2025, che consente di tracciare in tempo reale gli interventi, ottimizzare la comunicazione tra le centrali operative e i reparti di emergenza e integrare i dati con il Fascicolo Sanitario Elettronico, ancora in fase di pieno completamento.

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