Ogni anno in Italia si contano 60mila morti per arresto cardiaco improvviso fuori dall’ospedale, oltre 160 al giorno. In Sicilia il dato stimato oscilla tra 4.500 e 5mila casi l’anno, a conferma di un fenomeno che non risparmia l’Isola. Una tragedia che la scuola avrebbe dovuto affrontare già con la legge 107/2015. Norma pensata proprio per introdurre tra i banchi la cultura del primo soccorso fin dall’età più giovane.

“La legge c’è. Si attivi con urgenza l’insegnamento del Primo Soccorso nella Scuola Italiana. Abbiamo già perso assurdamente dieci anni”, dichiara Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società Italiana Sistema 118 (SIS 118), società scientifica che da vent’anni chiede di inserire le manovre salvavita nei programmi scolastici.
Già nel 2005, SIS 118, infatti, aveva raccolto 93mila firme per portare il tema in Parlamento. Dieci anni dopo il legislatore sembrava aver dato una risposta con la legge 107/2015, ma oggi la promessa resta ancora sospesa.
La legge
La cosiddetta “Buona Scuola”, approvata nel luglio 2015, all’articolo 1 comma 10 introdusse una novità importante: la formazione degli studenti sulle tecniche di primo soccorso. Nel testo si parlava esplicitamente di “manovre salvavita”, da insegnare a ragazzi, docenti e personale scolastico, “anche in collaborazione con il servizio di emergenza territoriale 118”.
La legge non nacque dal nulla. Già in quegli anni diversi Paesi europei avevano inserito il Basic Life Support and Defibrillation (BLSD) nei programmi scolastici, dimostrando che bambini e adolescenti erano in grado di imparare con facilità le manovre salvavita di base. Con quella norma l’Italia sembrò mettersi in linea con i modelli più avanzati.
Nel 2017 i ministeri dell’Istruzione e della Salute pubblicarono le Linee di indirizzo nazionali. Un documento che fissava obiettivi, contenuti, metodi e il ruolo degli operatori del 118. L’anno successivo partì anche una sperimentazione nazionale in 13 regioni, con migliaia di studenti coinvolti in corsi pratici di rianimazione cardiopolmonare, uso del defibrillatore e manovre di disostruzione. Subito dopo, però, il percorso si arenò.
Le promesse non mantenute
Il primo limite della legge è scritto nero su bianco. La 107/2015 contiene la clausola “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Tradotto significa: nessun fondo dedicato. Una scelta che ha finito per scaricare il peso sulle scuole, già costrette a fare i conti con bilanci ridotti e urgenze quotidiane.
Il secondo nodo riguarda l’assenza di un decreto attuativo. Le linee guida del 2017 restano un documento di indirizzo, non un obbligo. Ogni istituto può decidere se inserirle o meno nel Piano triennale dell’offerta formativa. Qualcuno lo fa, molti altri no.
C’è poi il tema della formazione del personale. La norma non prevede corsi obbligatori per docenti e personale ATA. Così le scuole, prive di istruttori interni, devono rivolgersi a realtà esterne – 118, Croce Rossa, associazioni – ma senza risorse certe queste collaborazioni restano episodiche.
A mancare è anche un vero monitoraggio nazionale. Non esistono, infatti, dati che dicano quante scuole abbiano avviato percorsi di primo soccorso, quanti studenti abbiano completato la formazione, né quali risultati concreti siano stati raggiunti. Una legge senza indicatori diventa presto carta sprecata.
Infine la questione della discontinuità. Dove i progetti partono, spesso restano iniziative isolate, affidate alla buona volontà di singoli dirigenti o docenti sensibili al tema.
Un aspetto che rende ancora più evidente la distanza tra la legge e la realtà è la diffusione crescente dei defibrillatori semiautomatici, favorita da norme specifiche, a fronte però della mancanza di persone formate a utilizzarli. È il paradosso di un Paese che installa strumenti salvavita senza garantire a tutti la preparazione minima per usarli.
Esperienze attive in Sicilia
Nell’Isola la situazione non è di immobilismo totale, ma di azioni frammentate. Il sistema dell’emergenza-urgenza ruota intorno a due pilastri: la SEUS SCpA (Servizio Emergenza Urgenza Sanitaria 118) e la SUES SCpA (Società Unica di Emergenza Sanitaria).
La SEUS 118, società in house dell’Assessorato regionale alla Salute che gestisce mezzi e autisti soccorritori, guidata dal presidente Riccardo Castro, ha incontrato negli ultimi anni migliaia di studenti in tutta l’Isola. Agli alunni sono state spiegate le regole per riconoscere un’urgenza, attivare i soccorsi e apprendere le basi della rianimazione cardiopolmonare. Tra le campagne più incisive c’è quella sul Numero Unico Europeo 112, ancora attiva, che dal 2022 al 2024 ha coinvolto circa 10.000 scuole siciliane.
La Società Unica di Emergenza Sanitaria (SUES), che gestisce le centrali operative, il vero cuore del sistema e si occupa di valutate le priorità e si coordinano i mezzi con i sanitari sul territorio, porta avanti anche un impegno formativo. Spesso, anche in collaborazione con gli Ordini dei Medici provinciali, ha organizzato corsi di aggiornamento e giornate pratiche per diffondere sempre più le competenze legate al BLSD (Basic Life Support & Defibrillation).
Parallelamente, l’Assessorato regionale della Salute, attraverso il Servizio 6 – Emergenza Urgenza Sanitaria, isole minori e aree disagiate, ha avviato progetti come : “Ti abbiamo a cuore”, dedicato alla diffusione capillare di defibrillatori nei luoghi pubblici e alla formazione dei cittadini e con il D.R.S. n. 1426 del 2024 è stato confermato l’impegno di spesa per consolidare l’iniziativa.
Sempre in ambito scolastico, l’Assessorato, tramite il DASOE, porta avanti insieme all’Ufficio Scolastico Regionale la rete “Scuola che promuove Salute” (Salus – SHE Sicilia), parte del Piano Regionale della Prevenzione 2020-2025. Il programma coinvolge decine di istituti in attività di educazione alla salute, contrasto alle dipendenze, promozione di stili di vita corretti e, in alcune province, moduli specifici di primo soccorso. A queste azioni si affiancano i progetti di sensibilizzazione sanitaria per le scuole superiori (emergenza, donazione di sangue, salute pubblica) e le collaborazioni con Protezione Civile e Croce Rossa, che portano esercitazioni e momenti formativi direttamente nelle aule.
Accanto alle iniziative istituzionali, si muove anche il tessuto locale. A Palermo è nato il progetto “Palermo cardioprotetta”, che combina l’installazione di DAE (Defibrillatori Automatici Esterni) con corsi rivolti a cittadini e studenti. Sulla stessa linea si collocano realtà come Vittoria, Scoglitti e Marsala, che hanno scelto di proclamarsi “comunità cardioprotette”, dotandosi di defibrillatori pubblici e promuovendo attività di sensibilizzazione sul primo soccorso.
Tutto questo dimostra che idee, energie e competenze non mancano. Manca però un piano regionale organico e vincolante, che trasformi le buone pratiche locali in un sistema uniforme, con criteri condivisi, monitoraggio e continuità.
L’appello
Proprio guardando a queste esperienze in Sicilia come in altre regioni emerge un limite. Restano iniziative isolate, non un vero sistema. Su questo punto Mario Balzanelli interviene con un appello alla politica: “Tra i saperi utili alla vita da trasmettere a milioni di studenti, insegnanti e personale scolastico deve esserci il primo soccorso. Non possiamo rassegnarci a un’inerzia che ogni giorno costa vite umane. Serve un atto di responsabilità immediato. Bisogna recuperare il tempo perso e dare finalmente attuazione a una legge salvavita, anzi salvavite. È un traguardo di civiltà che non può più attendere”.








