“Quella della firma sull’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per l’Area Sanità relativa al triennio 2022 2024 è una buona notizia. In questo modo si allinea la contrattazione con il triennio di riferimento. L’auspicio è che ora si aprano le trattative per il nuovo atto di indirizzo 2025 2027”. A dichiararlo è Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, a seguito della firma avvenuta ieri della preintesa formalizzata all’Aran che riguarda 137.000 dirigenti del Servizio sanitario nazionale tra cui 120.000 medici e 17.000 sanitari non medici.
A firmarla sono stati Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Aaroi Emac, Fvm, Cisl Medici e Uil Fpl. Restano invece fuori Cgil Medici e Fassid, che hanno scelto di non sottoscrivere il testo.
IL DOCUMENTO
Il nuovo CCNL introduce un pacchetto consistente di misure economiche e normative.
La prima riguarda lo stipendio tabellare, che dal 1° gennaio 2024 è incrementato di 230 euro lordi mensili per 13 mensilità, cifra che riassorbe le anticipazioni corrisposte nel 2022 e nel 2023. A regime, il nuovo stipendio tabellare annuo lordo raggiunge 50.005,77 euro. Per i dirigenti con rapporto ad esaurimento, gli incrementi sono invece differenziati: 131 euro mensili per i dirigenti medici e 168 euro per i dirigenti veterinari. Gli effetti portano i nuovi valori annuali rispettivamente a 28.546,03 euro e 36.446,59 euro. Per gli ex dirigenti dell’art. 62, l’aumento dal 2024 è di 41 euro mensili, con un valore finale annuo di 8.889,81 euro.
Fortemente potenziati anche i fondi aziendali.
Il Fondo per la retribuzione degli incarichi cresce stabilmente di 1.597,70 euro pro-capite annui dal 1° gennaio 2024. Il Fondo per le condizioni di lavoro aumenta di 344,50 euro pro-capite annui, con ulteriori risorse destinate all’indennità di pronto soccorso secondo le previsioni della normativa vigente. Mentre il Fondo per la retribuzione di risultato viene incrementato di 130 euro pro-capite annui, a cui si aggiungono le risorse regionali derivanti dall’art. 1, comma 238 della legge 213/2023, destinate alla performance individuale e con prioritaria assegnazione ai dirigenti medici, entro il limite del 20% dello stipendio tabellare. Le aziende possono inoltre aggiungere fino a 193 euro annui pro-capite destinati congiuntamente ai fondi per condizioni di lavoro e risultato.
Dal punto di vista delle tutele
Il contratto rafforza in maniera rilevante la protezione legale in caso di aggressioni. Le aziende devono assumere ogni onere di difesa per tutti i gradi del giudizio, inclusi consulenti tecnici e fasi preliminari, con possibilità per il dirigente di scegliere un legale di fiducia. È previsto anche un supporto psicologico su richiesta e la possibilità per l’ente di stipulare polizze assicurative dedicate.
Sul fronte della libera professione intramuraria, il contratto incrementa in modo significativo la parte fissa della retribuzione di posizione: i neoassunti ottengono un aumento minimo di 600 euro annui, mentre le strutture complesse dell’area chirurgica arrivano a un incremento di 2.410 euro annui. Il miglioramento medio supera, quindi, il 15% e per i nuovi dirigenti oltrepassa il 35%. Le tabelle allegate al testo ridefiniscono inoltre i valori delle posizioni organizzative e professionali, con importi che variano dai 21.506 euro annui dell’area chirurgica ai 13.143 euro per gli incarichi di struttura semplice interna, fino ai 6.798 euro per gli incarichi professionali iniziali.
Il contratto interviene anche sul nodo storico delle ferie, imponendo alle aziende la pianificazione obbligatoria entro il primo quadrimestre e la garanzia della fruizione effettiva, con la possibilità — se compatibile con le esigenze organizzative — di usufruire delle ferie anche durante il periodo di preavviso. Diverse norme del CCNL precedente vengono esplicitamente disapplicate.
Infine, viene rideterminata l’indennità di specificità: dal 31 dicembre 2024 l’importo annuo per medici e veterinari è fissato in 9.466 euro, mentre per gli ex II livello sale a 13.202,42 euro; per la dirigenza sanitaria non medica l’indennità è stabilita in 1.614,46 euro.
Per il presidente della Federazione
“Non si tratta di un contratto di svolta ma è comunque un passo in avanti, soprattutto perché introduce nuovi servizi per il benessere lavorativo. Siamo però fermamente convinti che per ridurre la fuga dal Servizio sanitario nazionale, arginare gli effetti del sovraccarico di lavoro e ridurre il burnout sia necessario un forte investimento economico, per riportare le retribuzioni ai livelli europei e migliorare le condizioni di lavoro. Investire sui medici significa investire sul Servizio sanitario nazionale, generando salute, coesione sociale e sviluppo economico”.
I prossimi passi prevedono una revisione tecnica del testo da parte dell’Aran, che dovrà chiudere gli ultimi dettagli formali. Il contratto passerà poi al Comitato di Settore Regioni-Sanità e successivamente al Mef, che effettueranno le verifiche di compatibilità finanziaria. Solo dopo questi passaggi si arriverà alla firma definitiva e alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento partirà la contrattazione integrativa nelle singole aziende sanitarie e inizierà anche il lavoro per definire l’atto di indirizzo 2025-2027.









