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Medicina Interna 4.0: il Civico di Palermo guida l’innovazione col test cardiopolmonare, in sinergia con il Monzino CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 28 Maggio - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Innovazione

Un nuovo percorso di cura prende forma nella Medicina Interna dell’Arnas Civico di Palermo, diretta dal prof. Salvatore Corrao, che si distingue a livello nazionale come la prima unità internistica ad adottare in modo strutturato il test da sforzo cardiopolmonare (CPET).

Una metodica diagnostica altamente specialistica, introdotta grazie alla collaborazione con l’IRCCS Centro Cardiologico Monzino di Milano e con il prof. PierGiuseppe Agostoni, ordinario dell’Università di Milano e responsabile della Cardiologia critica e riabilitativa dello stesso istituto.

“Questo percorso nasce da un’esigenza concreta che è quella di rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche multiple. Non esiste più il paziente solo cardiopatico o solo pneumopatico. Ecco perché abbiamo ritenuto essenziale implementare questo esame specialistico, che consente una stratificazione del rischio e una valutazione prognostica più precisa”. A spiegarlo Luigi Calvo, dirigente medico e responsabile dell’ambulatorio Cardiometabolico dell’Unità.

“Questa è l’unica metodica realmente olistica a disposizione della medicina clinica – aggiunge il professor Agostoni – perché valuta contemporaneamente il cuore, i polmoni e la muscolatura periferica durante uno stress fisiologico. Ci consente di comprendere l’origine della dispnea, quantificare la limitazione funzionale e orientare con precisione le terapie”.

Cosa misura il CPET

Il test da sforzo cardiopolmonare si esegue su cicloergometro o tapis roulant con monitoraggio simultaneo di:

  • ECG continuo;

  • saturazione di ossigeno (SpO₂);

  • analisi dei gas respiratori (VO₂ e VCO₂);

  • frequenza respiratoria e ventilazione minuto (VE);

  • pressione arteriosa durante lo sforzo

I parametri chiave valutati includono:

  • VO₂ max (consumo massimo di ossigeno) – indicatore cardine della performance aerobica e della riserva funzionale del paziente;

  • AT (soglia anaerobica) – punto oltre il quale l’organismo produce acido lattico; utile per personalizzare la riabilitazione;

  • VE/VCO₂ slope – indice di efficienza ventilatoria, particolarmente utile per la prognosi nello scompenso cardiaco;

  • O₂ pulse (VO₂/HR) – stima indiretta della gittata sistolica;

  • Oscillatory ventilation – pattern respiratorio patologico comune nello scompenso avanzato.

Applicazioni cliniche

Il test da sforzo cardiopolmonare ha ampi campi di applicazione:

  • fiagnosi differenziale della dispnea (cardiaca vs polmonare vs muscolare);

  • stratificazione del rischio nei pazienti con scompenso cardiaco;

  • selezione e monitoraggio dei candidati al trapianto o alla ventilazione domiciliare;

  • ottimizzazione dei percorsi di riabilitazione cardiopolmonare;

  • valutazione del rischio preoperatorio, soprattutto in vista di interventi toracici o addominali maggiori.

“Al Monzino lo utilizziamo dal 1986 e oggi abbiamo quattro laboratori attivi – sottolinea Agostoni –. Eseguiamo quotidianamente oltre 16 test. Al Civico vedo grande entusiasmo e voglia di apprendere. Sono certo che si raggiungeranno numeri importanti anche qui”.

Una visione integrata per la medicina interna del futuro

“In un reparto di Medicina Interna, dove la complessità clinica è la norma, disporre di uno strumento come il CPET significa poter agire con maggiore precisione su diagnosi, prognosi e trattamento – aggiunge è conclude Corrao –. È una vera rivoluzione culturale e operativa . Non si tratta solo di introdurre un nuovo esame, ma di cambiare paradigma: passare da una medicina per compartimenti a una medicina integrata, che guarda alla persona nel suo insieme”.

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