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Position paper Biosimilari: Aifa aggiorna la rotta tra switch informato, gare regionali e continuità delle cure

giovedì 30 Aprile - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

La governance farmaceutica italiana aggiorna uno dei suoi capitoli più sensibili: quello dei farmaci biosimilari. Con il Terzo Position Paper Aifa sui Farmaci Biosimilari, l’Agenzia torna su un ambito che incrocia innovazione terapeutica, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, libertà prescrittiva del medico, ruolo del farmacista e tutela della continuità di cura.

Il documento nasce con l’obiettivo di fornire a operatori sanitari e cittadini informazioni chiare e validate sui medicinali biologici e biosimilari, sul quadro regolatorio europeo, sulla sicurezza, sulla farmacovigilanza e sul ruolo che questi prodotti possono assumere nel Ssn. Il punto di partenza è il peso crescente dei biologici nella pratica clinica. Si tratta di terapie che hanno modificato il trattamento di patologie gravi e croniche, dalle malattie infiammatorie e autoimmuni ai tumori, dalle malattie neurologiche e degenerative fino all’insufficienza renale cronica, ma che richiedono investimenti elevati e hanno un impatto rilevante sulla spesa pubblica.

La scadenza della copertura brevettuale degli originatori apre quindi lo spazio ai biosimilari, medicinali sviluppati per risultare simili a un biologico di riferimento già autorizzato. Aifa li colloca dentro una prospettiva di politica sanitaria: possono favorire la concorrenza, ridurre i costi, rendere più accessibili trattamenti ad alto impatto economico e liberare risorse per l’innovazione terapeutica. Non si tratta, però, di una semplice leva di risparmio. Il documento insiste sulla necessità di governare il loro utilizzo attraverso regole omogenee, tracciabilità, informazione corretta e pieno coinvolgimento dei professionisti sanitari.

Governance

Aifa chiarisce anzitutto che i biosimilari non possono essere considerati alla stregua dei farmaci generici. I medicinali biologici derivano da fonti biologiche o da processi biologici e sono molecole più grandi e complesse rispetto ai medicinali non biologici. La loro produzione avviene attraverso sistemi viventi, con processi che incidono direttamente sulle caratteristiche finali del prodotto. Per questo, nel documento viene richiamato il principio secondo cui, per i biologici, “il prodotto è il processo di produzione”.

Questa complessità riguarda la struttura molecolare, la stabilità, il profilo delle impurezze, le possibili modifiche post-traduzionali e il potenziale immunogenico, cioè la capacità di indurre una risposta immunitaria nell’organismo. Anche tra lotti diversi dello stesso prodotto possono esistere variazioni, motivo per cui le autorità regolatorie richiedono controlli specifici sulla qualità, sulla sicurezza e sull’efficacia.

Il biosimilare, dunque, non è una copia identica dell’originatore, ma un medicinale autorizzato attraverso un percorso regolatorio costruito per dimostrare che eventuali differenze non producono effetti clinicamente rilevanti. L’autorizzazione si basa su un esercizio di comparabilità graduale, che parte dagli studi fisico-chimici e biologici, prosegue con valutazioni precliniche e cliniche e include anche l’analisi dell’immunogenicità. L’obiettivo è dimostrare la biosimilarità rispetto al prodotto di riferimento in termini di qualità, sicurezza ed efficacia.

Il documento richiama anche il ruolo dell’EMA, che nell’Unione Europea valuta le domande di autorizzazione dei medicinali biotecnologici, inclusi i biosimilari, attraverso la procedura centralizzata. Le linee guida europee vengono aggiornate periodicamente per tenere conto dell’esperienza maturata e dell’evoluzione scientifica e tecnologica.

Intercambiabilità

Il passaggio più rilevante dell’aggiornamento riguarda il rapporto tra biosimilari, originatori e intercambiabilità. Aifa richiama la dichiarazione congiunta EMA-HMA, secondo cui i biosimilari approvati nell’Unione Europea sono considerati intercambiabili. Questo significa che un biosimilare può essere utilizzato al posto del prodotto biologico di riferimento, o viceversa, e che un biosimilare può essere sostituito con un altro biosimilare dello stesso prodotto di riferimento.

Il documento precisa però che, in Italia, non è consentita la sostituibilità automatica tra un biologico originatore e un suo biosimilare, né tra biosimilari. La scelta resta una decisione clinica affidata al medico prescrittore, chiamato a valutare il singolo caso e a garantire il corretto rapporto beneficio-rischio. Aifa considera i biosimilari prodotti intercambiabili con i corrispondenti originatori tanto nei pazienti naïve quanto nei pazienti già in trattamento, ma colloca questa possibilità dentro un percorso controllato e documentato.

Da qui nasce la raccomandazione sullo switch informato. Alla luce della posizione europea e del procedimento autorizzativo dell’EMA, Aifa raccomanda la possibilità che il farmacista, dopo aver acquisito l’assenso del medico prescrittore, sostituisca il medicinale indicato con un altro medicinale biotecnologico a brevetto scaduto o biosimilare tra quelli aggiudicatari nell’accordo quadro. La procedura deve assicurare piena tracciabilità della prescrizione e della dispensazione e un’adeguata informazione del paziente.

Questa indicazione assume particolare rilievo in alcune circostanze organizzative, come esigenze di continuità terapeutica, indisponibilità locali temporanee o carenze del medicinale prescritto. Non introduce un automatismo, ma definisce una modalità operativa che richiede collaborazione tra medico e farmacista, con il paziente informato sul cambiamento.

Gare regionali, responsabilità clinica e sicurezza

Il Position Paper dedica una parte rilevante anche alle procedure pubbliche di acquisto. In Italia diverse norme hanno favorito la diffusione dei biosimilari. Aifa negozia il prezzo con il produttore. Il valore deve risultare inferiore almeno del 20% rispetto a quello del biologico di riferimento.

Sul piano delle gare, il riferimento è la Legge 11 dicembre 2016, n. 232. La norma prevede una procedura specifica quando i medicinali a base dello stesso principio attivo sono più di tre. In questi casi, le procedure pubbliche devono svolgersi tramite accordi quadro con tutti gli operatori economici.

Le centrali regionali d’acquisto devono predisporre un lotto unico. Devono considerare lo stesso principio attivo, lo stesso dosaggio e la stessa via di somministrazione.

Il modello punta a razionalizzare la spesa. Ma non cancella la valutazione clinica. Aifa ricorda che i pazienti devono ricevere uno dei primi tre farmaci nella graduatoria dell’accordo quadro. Il medico, però, mantiene la libertà di scegliere, tra quelli inclusi nella procedura, il prodotto più adatto a garantire la continuità terapeutica.

Per i pazienti naïve, la prescrizione deve orientarsi verso i prodotti vincitori della gara regionale. Per i pazienti già in cura, Aifa auspica una valutazione dello switch verso i prodotti aggiudicatari, quando vi siano le condizioni cliniche e organizzative. Se il clinico sceglie un medicinale diverso, Aifa raccomanda di documentarne le motivazioni.

In questo assetto, le Regioni hanno un ruolo decisivo. Il documento raccomanda di informare tempestivamente medici e farmacisti sui farmaci biologici aggiudicatari nell’accordo quadro, anche attraverso la digitalizzazione delle procedure di aggiornamento delle anagrafiche dei medicinali. Senza informazioni aggiornate e condivise, il rischio è che le regole di acquisto si traducano in applicazioni disomogenee e in percorsi prescrittivi poco lineari.

La sicurezza resta il presidio trasversale dell’intero impianto. I biosimilari sono prodotti secondo gli stessi standard qualitativi richiesti per gli altri medicinali e i produttori devono dotarsi di un sistema di farmacovigilanza, con un piano di gestione del rischio approvato dalle autorità competenti. Per i biologici, compresi i biosimilari, ogni segnalazione di sospetta reazione avversa deve includere denominazione del prodotto e numero di lotto. La Rete Nazionale di Farmacovigilanza ed EudraVigilance rappresentano gli strumenti attraverso cui raccogliere, gestire e analizzare queste segnalazioni.

La tracciabilità diventa quindi una condizione essenziale, soprattutto nei casi di switch. Sapere con precisione quale medicinale è stato prescritto, dispensato e assunto consente di monitorare meglio eventuali eventi avversi e di mantenere trasparente il percorso terapeutico.

Le osservazioni di pazienti e società scientifiche

Nelle conclusioni, Aifa dà conto anche delle considerazioni emerse durante un webinar del 9 aprile 2026, al quale hanno partecipato associazioni dei pazienti, società scientifiche e associazioni di categoria delle aziende farmaceutiche. I soggetti intervenuti hanno chiesto un coinvolgimento attivo affinché le raccomandazioni del Position Paper, in particolare quelle sullo switch informato e sull’assenso del medico, vengano applicate in modo coordinato e omogeneo da tutte le Regioni.

Le associazioni dei pazienti hanno segnalato criticità nello svolgimento delle gare pubbliche d’acquisto e nelle modalità di applicazione degli accordi quadro. Secondo quanto riportato nel documento, in alcuni casi le direttive rivolte ai medici prescrittori stanno creando difficoltà nella continuità del trattamento, con ripetuti switch a breve intervallo di tempo. Questo può rendere più complesso anche il lavoro di farmacovigilanza, soprattutto nella segnalazione di eventuali reazioni avverse alla rete nazionale.

Nel confronto è emersa anche la richiesta di rafforzare la formazione nel riconoscimento e nella gestione delle reazioni avverse. È un aspetto decisivo perché l’utilizzo dei biosimilari non dipende soltanto dalla solidità del processo autorizzativo, ma anche dalla capacità del sistema di accompagnare medici, farmacisti e pazienti dentro percorsi chiari, informati e verificabili.

Il Terzo Position Paper Aifa segna così un passaggio importante nella governance dei farmaci biologici. L’Agenzia indica i biosimilari come strumenti essenziali per rendere più efficiente il sistema, ampliare l’accesso alle terapie e sostenere l’innovazione, ma subordina il loro impiego a condizioni precise: valutazione clinica, assenso del medico, informazione del paziente, tracciabilità, farmacovigilanza e applicazione uniforme tra le Regioni. Su questo equilibrio il Servizio sanitario nazionale può trasformare la concorrenza nel mercato dei biologici in un vantaggio reale per la tenuta del sistema e per i cittadini.

CLICCA QUI PER IL DOCUMENTO

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