La ricerca biomedica dell’Università degli Studi di Palermo si distingue nel panorama scientifico internazionale grazie alla presenza di 15 docenti e ricercatori del Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata (BiND) nella classifica “World’s Top 2% Scientists”. Il risultato coinvolge diverse aree della medicina e della biologia, dalle attività sperimentali agli studi con applicazioni cliniche.
La classifica “World’s Top 2% Scientists” si basa sui dati della banca dati Scopus di Elsevier. Tra i criteri di valutazione rientrano il numero delle citazioni ricevute, l’indice h e un indicatore composito che considera anche la coautorialità e la posizione degli studiosi nelle pubblicazioni scientifiche. Il sistema distingue due graduatorie, una relativa all’intera carriera scientifica e l’altra all’impatto delle citazioni nell’anno precedente. Questi criteri permettono di confrontare la rilevanza bibliometrica dei lavori nei rispettivi settori disciplinari, senza costituire una valutazione complessiva dell’attività didattica o assistenziale.
I ricercatori
Tra i professori ordinari compaiono Luisa Agnello, di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, Riccardo Alessandro, di Biologia applicata e direttore del Dipartimento BiND, Giuseppina Campisi, di Malattie odontostomatologiche, Francesco Cappello, di Istologia, Marcello Ciaccio, di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, e Francesco Dieli, di Patologia generale. Tra i professori associati si distinguono Carmela Rita Balistreri, di Patologia clinica, Giulia Bivona e Concetta Scazzone, entrambe di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, e Federica Vernuccio, di Diagnostica per immagini e radioterapia. Completano l’elenco Roberto Cannella, ricercatore di Diagnostica per immagini e radioterapia, Caterina Maria Gambino e Rosaria Vincenza Giglio, ricercatrici di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica, Stefania Raimondo, ricercatrice di Biologia applicata, e Calogero Caruso, professore emerito di Patologia generale, con una lunga attività scientifica nell’ambito dell’immunologia e dell’invecchiamento.
La varietà delle specializzazioni testimonia l’ampiezza delle attività scientifiche del BiND e il contributo delle diverse competenze allo studio dei processi biologici e delle patologie umane.
Il BiND
“La presenza di 15 nostri docenti e ricercatori nella classifica internazionale World’s Top 2% Scientists rappresenta un motivo di grande soddisfazione e orgoglio per tutto il Dipartimento. Dietro questo traguardo ci sono anni di studio, impegno e progetti che richiedono competenza, determinazione e continuità. Il merito appartiene certamente ai singoli studiosi. Ma riflette anche la forza di una comunità accademica che condivide obiettivi e affronta quotidianamente sfide sempre più complesse. È soprattutto il riconoscimento di un lavoro collettivo, nel quale ciascuno contribuisce con la propria esperienza e professionalità, alimentando un ambiente stimolante e orientato al miglioramento”, ha commentato Riccardo Alessandro, direttore del Dipartimento BiND dell’Università di Palermo.
“Il nostro Dipartimento nasce nel 2018 dall’integrazione di due realtà universitarie. Oggi riunisce competenze che spaziano dalla biomedicina alle neuroscienze, dalla medicina molecolare alla diagnostica avanzata e all’odontoiatria. Questa pluralità rappresenta uno dei nostri maggiori punti di forza, perché ci permette di affrontare problematiche complesse attraverso approcci differenti e complementari. Accanto alle attività scientifiche, dedichiamo particolare attenzione alla formazione universitaria e specialistica. L’obiettivo è quello di preparare professionisti capaci di rispondere alle nuove esigenze della medicina e della società. Crediamo in un modello nel quale ricerca, didattica e applicazioni cliniche dialoghino costantemente. Favorendo una crescita che coinvolga non soltanto l’Università, ma anche il territorio”, ha aggiunto.
“Un aspetto al quale attribuiamo particolare importanza riguarda i giovani ricercatori, che rappresentano il futuro della nostra comunità accademica. Vogliamo offrire loro opportunità concrete per esprimere il proprio talento, sviluppare idee innovative e confrontarsi con realtà scientifiche di alto livello. Per questo riteniamo fondamentale investire nella formazione, nelle infrastrutture e nelle tecnologie, ma anche garantire percorsi professionali che offrano prospettive di crescita. Abbiamo il dovere di sostenere chi sceglie di dedicarsi alla ricerca, creando condizioni favorevoli alla crescita professionale. Vogliamo offrire ai giovani ricercatori la possibilità di costruire il proprio futuro senza dover necessariamente cercare altrove le opportunità per realizzare le proprie aspirazioni”, ha evidenziato.
“Guardiamo ai prossimi anni con l’ambizione di consolidare quanto abbiamo costruito e affrontare nuove sfide. Intendiamo ampliare le collaborazioni con università e centri di ricerca e promuovere progetti innovativi. Vogliamo inoltre favorire il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni capaci di produrre benefici concreti per la salute delle persone. I riconoscimenti sono importanti, ma non devono rappresentare un punto di arrivo. Ci incoraggiano piuttosto a individuare nuove opportunità e migliorare le nostre capacità, affrontando con responsabilità le trasformazioni della medicina. Il nostro obiettivo è continuare a costruire un Dipartimento dinamico e aperto al confronto. Una realtà capace di coniugare l’eccellenza scientifica con la formazione e il servizio alla collettività”, ha concluso.









