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Ebola in Congo, 70.000 dosi di Ervebo ma l’efficacia contro Bundibugyo resta da dimostrare

giovedì 20 Agosto - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Salute

La Repubblica Democratica del Congo riceverà immediatamente 70.000 dosi di Ervebo per affrontare l’epidemia causata dal virus Bundibugyo.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) hanno annunciato l’assegnazione delle 70.000 dosi. La decisione arriva dopo la richiesta presentata dal governo congolese al Gruppo internazionale di coordinamento per la fornitura dei vaccini (ICG). Il meccanismo gestisce le scorte internazionali destinate alle emergenze epidemiche. L’ICG destinerà 20.000 dosi a uno studio clinico di fase 3. Le altre 50.000 andranno agli operatori sanitari e al personale impegnato in prima linea, secondo le attuali raccomandazioni del Gruppo consultivo strategico di esperti sull’immunizzazione (SAGE) dell’OMS.

Il vaccino Ervebo dispone dell’autorizzazione contro Ebola virus (EBOV), appartenente alla specie Zaire, ma non possiede un’indicazione specifica contro Bundibugyo virus (BDBV). Utilizza un virus ricombinante della stomatite vescicolare (rVSV) che esprime la glicoproteina di Ebola Zaire e trova impiego nelle epidemie provocate da EBOV, anche attraverso la vaccinazione ad anello dei contatti e delle persone maggiormente esposte. BDBV appartiene però a una diversa specie di orthoebolavirus e la protezione contro Ebola Zaire non può estendersi automaticamente al virus responsabile dell’attuale epidemia. I primi risultati di laboratorio e sugli animali suggeriscono che Ervebo potrebbe fornire una certa protezione. L’OMS precisa che non è ancora noto se il vaccino protegga l’uomo dalla malattia causata da Bundibugyo.

Lo studio clinico e la protezione degli operatori

Lo studio di fase 3 dovrà misurare l’effetto del vaccino contro Bundibugyo e fornire le evidenze necessarie per orientarne l’eventuale impiego futuro. Il gruppo tecnico dell’OMS aveva già indicato Ervebo come candidato prioritario per una sperimentazione clinica randomizzata. L’assegnazione delle 20.000 dosi permette ora di procedere con la valutazione durante l’epidemia. I ricercatori dovranno raccogliere dati sull’efficacia e monitorare i partecipanti, mentre insicurezza, mobilità della popolazione e difficoltà di accesso ad alcune aree potrebbero complicare lo svolgimento dello studio.

Le altre 50.000 dosi andranno agli operatori sanitari e al personale che partecipa direttamente alla risposta all’epidemia. La scelta riguarda una delle categorie maggiormente esposte al contagio, soprattutto nelle strutture che intercettano i pazienti prima della diagnosi e del trasferimento nei centri specializzati. L’OMS sottolinea che anche questo utilizzo dovrà tenere conto delle incertezze ancora presenti. Chi riceverà la proposta di vaccinazione dovrà conoscere i possibili benefici, i rischi e i limiti delle prove disponibili ed esprimere il proprio consenso informato. L’assegnazione delle dosi non dimostra quindi l’efficacia di Ervebo contro Bundibugyo, che resta l’obiettivo principale della sperimentazione.

Il Gruppo internazionale di coordinamento gestisce le scorte di emergenza dei vaccini contro Ebola dal gennaio 2021. Il meccanismo riunisce l’OMS e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF). Ne fanno parte anche la Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e Medici Senza Frontiere (MSF). Gavi, l’Alleanza per i vaccini, finanzia invece la riserva internazionale. Fino a luglio 2026, il gruppo aveva assegnato alla Repubblica Democratica del Congo oltre 56.000 dosi di Ervebo. Le dosi servivano a contrastare precedenti epidemie causate da Ebola Zaire. Le campagne preventive rivolte agli operatori sanitari e al personale in prima linea avevano inoltre utilizzato altre 167.000 dosi. Le somministrazioni avevano interessato Congo, Guinea-Bissau, Kenya, Sierra Leone e Uganda.

Le 70.000 dosi appena autorizzate avranno una funzione diversa, perché riguardano un virus contro il quale Ervebo non dispone ancora di un’efficacia clinicamente dimostrata. L’OMS e l’Africa CDC sostengono l’impiego del vaccino insieme alla raccolta di nuove evidenze scientifiche e al coinvolgimento diretto delle comunità, con l’obiettivo di proteggere le persone maggiormente esposte, contribuire al controllo dell’epidemia e ottenere dati utili per affrontare future emergenze causate dal virus Bundibugyo.

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