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Liste d’attesa, la Corte dei conti riconosce i correttivi della Regione: interventi in corso sulle criticità

mercoledì 19 Agosto - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, News ed eventi

La Corte dei conti riconosce i passi avanti compiuti dalla sanità siciliana sul governo delle liste d’attesa, ma il lavoro non è concluso. Il referto definitivo, depositato il 17 agosto, arriva dopo il confronto con l’Assessorato regionale della Salute e con le diciotto aziende sanitarie e ospedaliere. Il giudizio non è una promozione piena. La Corte registra miglioramenti sui controlli, sull’intramoenia e sulla trasparenza, mentre restano criticità sui tempi di attesa, sulla qualità dei dati, sugli screening e sulla gestione delle risorse.

Dopo il confronto con Regione e aziende

La deliberazione n. 124/2026/GEST della Sezione di controllo per la Regione Siciliana raccoglie gli esiti dell’attività di controllo sulla gestione delle risorse destinate al recupero delle prestazioni sanitarie rimaste indietro durante l’emergenza Covid.  Il documento analizza anche, più in generale, gli strumenti utilizzati dalla Regione per governare le liste d’attesa tra il 2020 e il 2024. La Corte non si è fermata alla quantità delle somme stanziate o spese, ma ha esaminato l’organizzazione dei sistemi di prenotazione, i dati trasmessi dalle aziende, i tempi effettivi di accesso alle prestazioni, l’attività libero-professionale, gli screening e gli strumenti di monitoraggio. Il 7 maggio 2026 la Sezione ha poi svolto il contraddittorio con l’Assessorato regionale della Salute, il Responsabile unico regionale dell’assistenza sanitaria (RUAS) e tutte le diciotto aziende del Servizio sanitario regionale (SSR). In quella sede ha acquisito le risposte ai rilievi formulati durante l’istruttoria.

È proprio nelle conclusioni successive a questo confronto che il giudizio assume una formulazione meno netta rispetto alle criticità inizialmente individuate. La Corte scrive che: “Alla luce del contraddittorio svolto e delle note di riscontro fornite dal Dipartimento della pianificazione strategica della Regione, dal Responsabile unico per le attività sanitarie e dalle aziende sanitarie, questa Sezione di controllo prende atto che alcune criticità sono in fase di superamento”.

Nel lavoro sulle liste d’attesa intervengono entrambi i dipartimenti dell’Assessorato regionale della Salute. Si tratta del Dipartimento per la Pianificazione strategica (DPS) e del Dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE). Con loro operano anche il Responsabile unico per le attività sanitarie (RUAS) e le aziende sanitarie. Tra gli atti richiamati dal referto c’è la direttiva RUAS-DASOE del 14 aprile 2025, rivolta alle strutture private accreditate. La direttiva riguarda l’esposizione delle agende nel sistema regionale attraverso l’integrazione con i Centri unici di prenotazione (CUP) delle Aziende sanitarie provinciali (ASP). Il RUAS, individuato in Sicilia con decreto assessoriale n. 10 del 14 febbraio 2025, ha inoltre il compito di verificare volumi, tempi di attesa, funzionamento delle liste e raggiungimento degli obiettivi regionali, con un ruolo che il legislatore nazionale ha rafforzato proprio per concentrare le responsabilità di monitoraggio.

Intramoenia

Uno dei punti sui quali il referto registra il cambiamento più evidente riguarda l’attività libero-professionale intramuraria (ALPI) e il rapporto con le prestazioni erogate in regime istituzionale. La questione è centrale perché i Piani nazionale e regionale sulle liste d’attesa collegano direttamente l’esercizio dell’intramoenia al rispetto dei tempi garantiti dal servizio pubblico. Nel gennaio 2026 la Regione ha modificato le linee di indirizzo sull’ALPI. Ha introdotto per gli enti del SSR l’obbligo di trasmettere ogni tre mesi i dati sul numero delle prestazioni effettuate nei due regimi. Il referto precisa inoltre che il mancato rispetto di questo obbligo rappresenta un elemento di criticità nella funzione di governo aziendale. Il monitoraggio diventa quindi uno strumento concreto per valutare il comportamento delle direzioni.

Le risposte arrivate dalle aziende durante il contraddittorio hanno inciso sul giudizio finale della Sezione. La Corte riferisce che: “Tutti gli enti del SSR hanno comunicato l’adozione di disposizioni organizzative idonee a garantire la corretta applicazione della normativa vigente in materia di ALPI. Con particolare riferimento alle modalità di monitoraggio e verifica dell’espletamento dell’attività ALPI rispetto all’attività istituzionale”. Nei casi di superamento dell’equilibrio tra l’attività istituzionale e quella resa in regime libero-professionale, gli enti hanno inoltre promosso: “Interventi correttivi con il conseguenziale obbligo di rientro”.

Su questo passaggio la formulazione utilizzata dalla Corte è particolarmente chiara. La Sezione scrive infatti di prendere atto: “Del miglioramento intrapreso dalla Regione e dagli enti sanitari”. Subito dopo, però, richiama l’obbligo di rispettare rigorosamente il Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) e il Piano regionale di governo delle liste di attesa (PRGLA). La regola resta stringente.

La delibera ricorda che: “In caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell’attività libero professionale”. Aggiunge poi: “Fatta salva l’esecuzione delle prestazioni già prenotate”.

Oltre 102 milioni per il recupero

Il referto dedica una parte consistente anche alle risorse utilizzate per recuperare le prestazioni accumulate negli anni della pandemia. La Corte esamina inoltre le differenze emerse tra quanto comunicato dalla Regione e quanto dichiarato dalle singole aziende.

Nel corso del contraddittorio il Dipartimento per la Pianificazione strategica ha aggiornato il dato sulle somme complessivamente ripartite agli enti del SSR. Nel calcolo rientrano anche provvedimenti adottati dopo la prima fase dell’istruttoria. Secondo i dati forniti alla Corte, per il recupero delle liste d’attesa nel triennio 2022-2024 risultano assegnati 102.818.862 euro, considerando anche risorse attribuite alla fine del 2025 e nel 2026. Gli utilizzi comunicati dalle aziende raggiungono invece 88.693.107 euro.

Anche i numeri sulle prestazioni recuperate sono stati corretti durante il confronto. Al 31 dicembre 2024 risultano recuperati il 76% delle prestazioni ambulatoriali specialistiche, il 78% delle prestazioni diagnostiche, il 67% dei ricoveri e il 19% degli screening arretrati riconducibili al periodo pandemico. Sono percentuali che, considerate da sole, restituiscono un risultato consistente soprattutto per specialistica, diagnostica e ricoveri. La Corte aggiunge però una precisazione decisiva: “Oltre il 90% delle prestazioni specialistiche e l’80% dei ricoveri, in lista d’attesa, sono stati eliminati senza che l’attività sanitaria sia stata effettivamente resa. Solo a seguito di attività di recall e bonifica delle liste d’attesa”.

Il dato ridimensiona quindi la lettura delle percentuali di recupero. Una quota consistente delle posizioni è infatti uscita dalle liste attraverso verifiche, richiami e attività di bonifica, senza tradursi in una prestazione effettivamente erogata. Proprio per questo la Corte insiste sulla necessità di disporre di informazioni omogenee, confrontabili e aggiornate tra Regione e aziende. Solo così diventa possibile distinguere con maggiore precisione le prestazioni realmente recuperate da quelle eliminate dopo la revisione delle liste.

Più debole resta il recupero degli screening arretrati durante la pandemia. Il referto ricorda che la deliberazione regionale n. 317 del 2023 non aveva previsto disposizioni specifiche per questa parte dell’arretrato e aveva rinviato a un successivo provvedimento dedicato che non risultava ancora adottato. La Corte conferma quindi: “La criticità dell’inadeguatezza dell’attività di recupero screening”. Mentre nel contraddittorio il RUAS ha riferito che è in corso di realizzazione una piattaforma unica regionale per la loro gestione.

Le criticità ancora aperte

Il riconoscimento dei correttivi non cancella le criticità che la Corte considera ancora aperte.

Una riguarda la trasparenza delle informazioni messe a disposizione dei cittadini. Su questo versante il referto registra un progresso e la Sezione scrive di prendere atto: Del graduale adeguamento della Regione e degli enti del SSR alle linee di indirizzo”, chiedendo comunque un monitoraggio costante e l’aggiornamento del Portale Salute regionale. Il giudizio diventa più severo quando l’analisi passa dai meccanismi organizzativi ai tempi effettivamente registrati. Nel monitoraggio della quarta settimana indice del 2024 la Corte rileva infatti che: I tempi medi di attesa di molte prestazioni sanitarie risultavano notevolmente superiori ai tempi massimi previsti”.

Tra le criticità ancora aperte la Corte richiama anche il SovraCUP. Il sistema offre già un canale regionale unificato per le prenotazioni, ma l’integrazione con i CUP aziendali non risulta ancora completa e non comprende la totalità dell’offerta, in particolare quella del privato convenzionato. La Sezione raccomanda quindi di completare il progetto e arrivare alla centralizzazione di tutte le agende pubbliche e private accreditate.

Un’altra questione riguarda l’affidabilità delle informazioni economiche e gestionali. Il referto segnala che: “Notevoli discrasie tra i dati comunicati dal Dipartimento della pianificazione strategica e i dati comunicati dalle aziende sanitarie” sull’assegnazione e sull’utilizzo delle risorse. Da queste differenze la Corte desume: “La mancanza di un adeguato sistema informativo e contabile tra la Regione e le singole aziende”.

Nelle conclusioni la Corte utilizza espressioni ancora più nette e parla di: Strutturale ritardo nell’assegnazione delle risorse agli enti del SSR” e di una rilevante carenza di una governance economico-finanziaria efficace della Regione siciliana”. Chiede quindi alla Regione di rafforzare il sistema informativo e contabile, programmare meglio le risorse, assegnarle con maggiore tempestività e controllare spesa e processi produttivi. Richieste sulle quali la Regione sta già lavorando.

Gli interventi già avviati

Oltre alle azioni già avviate, sopracitate, la Regione sta lavorando anche su altri interventi collegati alla riduzione delle liste d’attesa e all’accesso alle prestazioni. Tra questi rientra il rafforzamento del ruolo delle farmacie nei servizi di prenotazione e nei percorsi di screening. Con un collegamento operativo con le Aziende sanitarie provinciali. L’obiettivo è facilitare l’accesso alle prestazioni e aumentare l’adesione ai programmi di prevenzione, utilizzando la rete delle farmacie come presidio territoriale del Servizio sanitario regionale.

Sul versante delle prenotazioni prosegue inoltre il potenziamento del SovraCUP e dell’integrazione delle agende. Uno degli aspetti sui quali la Corte ha richiamato la necessità di completare il percorso già avviato. A questi interventi si affianca il controllo costante dei risultati raggiunti dalle singole aziende, così da verificare l’andamento dei tempi di attesa e l’effettiva applicazione delle misure introdotte.

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