Il 2026 sta già segnando un bilancio pesante sul fronte degli incendi. Al 29 luglio nell’Unione europea risultavano bruciati 434.976 ettari, più dei 346.836 registrati nello stesso periodo del 2025, finora l’anno peggiore della serie, e oltre due volte e mezzo la media degli ultimi vent’anni, pari a 172.186 ettari. Il sistema europeo Effis ha individuato dall’inizio dell’anno 1.407 incendi, contro una media storica di 632, e ha stimato emissioni per 17,98 milioni di tonnellate di anidride carbonica. I dati, elaborati attraverso immagini satellitari, riguardano prevalentemente incendi di almeno 30 ettari e possono essere aggiornati quando diventano disponibili rilevazioni più precise.
In Italia
Anche in Italia la stagione è entrata rapidamente nella fase più critica. Secondo i dati Effis-Copernicus citati il 26 luglio, dal primo gennaio al 25 luglio erano andati in fumo oltre 40mila ettari, con un aumento dell’81% rispetto alla media di 22.220 ettari registrata nello stesso periodo tra il 2006 e il 2025. Il quadro nazionale aveva già mostrato segnali preoccupanti prima dell’avvio della fase estiva più intensa, con quasi 500 incendi e 9.545 ettari bruciati entro la metà di giugno. La situazione più grave riguarda la Sicilia. Dal primo gennaio al 21 luglio sull’Isola sono stati censiti 328 incendi e 24.451 ettari percorsi dalle fiamme. Soltanto nella settimana compresa tra il 15 e il 21 luglio, 87 roghi hanno interessato 16.834 ettari, quasi il 69% dell’intera superficie bruciata dall’inizio dell’anno.
Numeri che descrivono il danno ambientale e territoriale, ma non esauriscono le conseguenze degli incendi. Anche quando le fiamme restano lontane dai centri abitati, il fumo può spostarsi per grandi distanze, attraversare regioni e Paesi e peggiorare la qualità dell’aria in comunità che non vedono direttamente il fronte del fuoco. Oms Europa richiama quindi l’attenzione su un rischio sanitario spesso sottovalutato, che può proseguire anche dopo lo spegnimento dei roghi e mettere sotto pressione i servizi assistenziali.
Le particelle raggiungono polmoni e sangue
Il fumo prodotto dagli incendi contiene una miscela complessa di gas e particelle liberate dalla combustione di alberi, vegetazione, edifici, automobili e altri materiali. Quando le fiamme raggiungono aree urbane, industriali o depositi di rifiuti, nell’aria possono diffondersi ulteriori sostanze nocive, la cui composizione dipende dai materiali bruciati e dalle condizioni in cui si sviluppa l’incendio.
La principale minaccia per la salute è rappresentata dal particolato fine PM2.5. Le sue particelle, grazie alle dimensioni molto ridotte, penetrano in profondità nell’apparato respiratorio e possono raggiungere il circolo sanguigno. L’esposizione può provocare tosse, irritazione degli occhi e della gola, mal di testa, respiro sibilante e difficoltà respiratoria. Nei casi più seri può ridurre la funzionalità polmonare, favorire bronchiti e riacutizzazioni dell’asma e rendere necessario il ricorso ai servizi di emergenza o al ricovero ospedaliero.
Gli effetti non riguardano soltanto l’apparato respiratorio. L’Oms associa l’esposizione al PM2.5 prodotto dagli incendi anche all’aggravamento di patologie cardiovascolari e a conseguenze che possono interessare il sistema nervoso, gli occhi, la pelle e altri organi. Il rischio aumenta con la concentrazione degli inquinanti, con la durata dell’esposizione e con le condizioni di salute della persona.
I soggetti più vulnerabili
Le persone con asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, altre malattie polmonari o patologie cardiache possono subire un peggioramento dei sintomi anche quando la fonte del fumo si trova a notevole distanza. Particolare attenzione deve essere riservata anche a neonati e bambini, il cui apparato respiratorio è ancora in fase di sviluppo, agli anziani, alle donne in gravidanza e alle persone con malattie croniche o disabilità.
Una maggiore esposizione riguarda inoltre chi vive senza dimora o in abitazioni difficili da proteggere dall’aria esterna. Anche i lavoratori all’aperto, i vigili del fuoco e gli operatori impegnati nelle attività di soccorso possono respirare concentrazioni elevate di particolato per periodi prolungati. A ustioni, traumi e intossicazioni si aggiunge poi il peso psicologico dell’emergenza, legato alla paura, all’evacuazione, alla perdita della casa o del lavoro e all’incertezza sul ritorno alla normalità.
Come ridurre l’esposizione
In presenza di incendi o di un peggioramento della qualità dell’aria, Oms Europa raccomanda di seguire gli aggiornamenti delle autorità locali, gli avvisi sull’inquinamento e le eventuali indicazioni di evacuazione. Quando il fumo raggiunge le aree abitate è opportuno restare il più possibile al chiuso, mantenendo porte e finestre chiuse ed evitando l’ingresso diretto di aria dall’esterno.
Se è necessario uscire, una mascherina ben aderente FFP2 o N95 può ridurre l’inalazione delle particelle fini. L’attività fisica all’aperto deve invece essere limitata perché, aumentando la frequenza respiratoria, cresce anche la quantità di inquinanti inalati. Durante le giornate di caldo intenso bisogna inoltre considerare che l’uso prolungato della mascherina può aumentare lo sforzo dell’organismo.
Negli spostamenti in automobile è consigliabile tenere chiusi i finestrini, impostare il climatizzatore sulla modalità di ricircolo e controllare l’efficienza dei sistemi di filtrazione. In casa bisogna ridurre le altre fonti di inquinamento, evitando il fumo di sigaretta, le stufe a legna o a gas, gli spray aerosol, le fritture e le grigliate. I ventilatori possono essere utilizzati per muovere l’aria già presente negli ambienti, ma non devono aspirare aria contaminata dall’esterno.
Chi soffre di patologie cardiache o respiratorie deve continuare le terapie prescritte e prestare attenzione alla comparsa di sintomi nuovi o al peggioramento di quelli già presenti. Una grave difficoltà respiratoria, il dolore toracico, le ustioni o altri disturbi importanti richiedono una valutazione sanitaria tempestiva.
Il rischio per gli animali
Le indicazioni diffuse da Oms Europa si concentrano principalmente sulla salute umana, ma il fumo può rappresentare un pericolo anche per gli animali domestici e da allevamento. Cani, gatti, cavalli e bestiame respirano le stesse particelle presenti nell’aria e possono manifestare irritazione agli occhi, tosse, difficoltà respiratoria, stanchezza e minore tolleranza all’attività fisica.
Durante gli episodi più intensi è opportuno tenere gli animali domestici al chiuso per quanto possibile, ridurre la durata delle passeggiate e sospendere corse o altri sforzi. Una maggiore attenzione serve per gli animali molto giovani, anziani o affetti da patologie cardiache e respiratorie. Per cavalli e bestiame occorre inoltre garantire acqua pulita e limitare l’attività fisica e l’esposizione nelle aree dove il fumo risulta più denso. La comparsa di tosse persistente, respiro affannoso, debolezza marcata o disorientamento richiede il contatto con il veterinario.
La risposta dei servizi sanitari
La gestione degli incendi non può limitarsi allo spegnimento delle fiamme e al trattamento delle persone direttamente ferite. Secondo Oms Europa, i sistemi di sanità pubblica devono fornire informazioni tempestive sui rischi, monitorare la qualità dell’aria e comunicare con chiarezza le misure di protezione e i servizi disponibili.
Occorre inoltre garantire la continuità delle cure primarie, degli ambulatori e dell’assistenza ospedaliera, insieme alla disponibilità di ossigeno e apparecchiature per il supporto respiratorio nelle aree più esposte. Quando incendi e ondate di calore si verificano contemporaneamente, le amministrazioni dovrebbero individuare spazi pubblici accessibili, raffrescati e dotati di aria pulita, destinati soprattutto alle persone fragili e a chi non può proteggersi adeguatamente nella propria abitazione.
Il fumo, dunque, non rappresenta soltanto una conseguenza ambientale dei roghi, ma un rischio sanitario capace di seguire il vento, superare i confini delle aree colpite e raggiungere anche chi si trova lontano dalle fiamme. Come avverte Dorota Jarosinska, del Centro europeo Oms per ambiente, cambiamento climatico e salute, “Se sentite odore di fumo, significa che è presente nell’aria che respirate e dovete proteggervi riducendo l’esposizione”.








