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Calo di ricoveri e cure fuori regione, Razza: “Dati confortanti” | CLICCA E GUARDA IL VIDEO

mercoledì 13 Luglio - 2022 | di Aurora Chiappara | Categorie: Articoli, News ed eventi, Salute, Video


Oggi l‘assessore alla Salute Ruggero Razza ha presentato a Palazzo d’Orléans l’analisi realizzata da Kpmg sulla mobilità passiva ospedaliera 2021. Lo studio dimostra un consistente calo dei viaggi da parte dei siciliani per ricevere cure in altre regioni: 7,8% nel 2021, mentre era tra l’11 e il 12% nel 2019.

Per la prima volta scendiamo sotto l’8% di mobilità – ha dichiarato Razza – Il pubblico dimostra di fare il proprio mestiere non occupandosi solo di attività emergenziali e grazie al contributo del sistema privato, i siciliani ricevono in regione il 92% delle prestazioni.” Ha affermato inoltre che “per la prima volta il saldo mobilità va sotto i 180 milioni e non per l’emergenza Covid, ma perché c’è stata la capacità di produrre in Sicilia 43 milioni di euro di prestazioni sanitarie in più: quindi offrire ai siciliani la possibilità di trovare cure nella propria regione. Questo non significa che non ci siano criticità, come liste attese a volte vanno oltre il decoroso”. 

Con la presenza del direttore del dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato, Mario La Rocca, sono stati illustrati i dati che mettono a confronto principalmente l’ultimo periodo pre-pandemico (2019) e il 2021 – non tenendo conto del “fermo” del 2020 – ed è stato evidenziato che i cittadini residenti nelle nove province siciliane hanno preferito rimanere nel proprio territorio. Non solo per i trattamenti più semplici ma, in controtendenza con il passato, anche per ricevere cure di alta complessità. 

Per la Regione si tratta di un risparmio di 56 milioni di euro. Infatti nel complesso il valore di tutte le prestazioni sanitarie (ricoveri ordinari e day hospital, specialistica ambulatoriale, somministrazione diretta di farmaci, farmaceutica, medicina di base, trasporti con ambulanza o elisoccorso, cure termali) rese a cittadini siciliani da strutture fuori regione nel 2021 ha avuto un valore economico di 237,4 milioni di euro, contro i 293,8 milioni del 2019.

Quella di oggi è la fotografia di una programmazione, partita nel 2018, che si è data degli obiettivi e che oggi presenta un consuntivo: la Sicilia in questa difficilissima fase ha risparmiato 50 milioni di euro che prima andavano altrove”, ha detto l’assessore.

Dai dati in particolare emerge che i siciliani che sceglievano di curarsi in Lombardia nel 2019 erano più di 15mila, mentre nel 2021 passano a 9.700, con una spesa regionale che scende da 80 a 50 milioni di euro. In Emilia passiamo da 30 milioni di euro a 25, in Veneto da 22 milioni a 18, nel Lazio da 15 a 13, in Toscana da 13 a 10 e in Piemonte, infine, da 11 a 9. Si tratta, in prevalenza, di ricoveri per situazioni acute (31.845 casi, il 94% del totale), per riabilitazione (1.759, il 5%) o lungodegenza (189, l’1 %).

Quanto alle singole province, nel 2021 si rivolgono meno agli ospedali di altre regioni i residenti nelle province di Palermo (il 5%) e di Catania (5%). Seguono Siracusa (6%), Enna (6%), Ragusa (8%), Caltanissetta (8%), Messina (8%). Le province in cui si va di più a farsi curare fuori sono quelle di Agrigento (9%) e Trapani (11%). Inoltre, anche nei singoli territori il trend dei dati rivela una riduzione della spesa per i ricoveri extraregione rispetto al 2019. A Palermo passa dai 37, 7 milioni di euro del 2019 ai 29,2 del 2021; a Catania da 34,9 a 26,2; a Messina da 31, 6 a 24,5; a Trapani da 25,7 a 19,9; a Siracusa da 22,8 a 11,9; a Enna da 6,5 a 4,9; a Caltanissetta da 13,7 a 10,7; ad Agrigento da 22,6 a 18,4. In controtendenza Ragusa, dove il valore delle prestazioni nel 2021 è stato di 11,4 milioni contro i 9,2 del 2019.

I dati dell’Analisi di Kpmg – spiega l’assessore alla Salute Ruggero Razza – sono molto positivi, senza dubbio i numeri dimostrano che non siamo al livello di quattro anni fa e che dobbiamo proseguire su questa strada senza cullarci sui risultati raggiunti, ma non possiamo ancora dire di essere del tutto soddisfatti. Se i siciliani sono tornati ad avere fiducia nei confronti della Sanità siciliana, il nostro sforzo deve essere doppio: ancora oggi le liste d’attesa sono lunghe e con tempi in qualche caso inaccettabili. La qualità assistenziale, inoltre, deve essere la stessa in tutte le nove province dell’Isola. Continuiamo a lavorare per raggiungere questi obiettivi”.

Razza ha poi colto l’occasione per mettere in guardia sul comportamento da adottare per far fronte al Covid: “Ci siamo abituati al virus che circola, ma i nostri stili di vita devono essere adeguati al momento che viviamo, perché se non prendiamo quelle precauzioni minime e necessarie, quando si è in pubblico o in assembramenti, ci esponiamo ad un rischio che, per quanto sia meno grave del passato, è comunque un rischio che in alcuni casi ancora paralizza gli ospedali oltre che l’economia.” Prosegue: “Dovranno continuare ad esserci strutture che hanno una prevalenza di attenzione verso i casi Covid. Ancora oggi ci sono pazienti che hanno bisogno di cure intensive e devono essere aiutati a respirare e in questi due anni noi abbiamo compreso bene come gestire sul territorio la pandemia.”

Infine, sul caso dell’infermiere di Catania accusato di duplice omicidio dichiara: “Ho chiesto al direttore generale di avere una relazione, voglio comprendere che cosa l’azienda aveva potuto evidenziare. Perché se questo infermiere è stato trasferito in due reparti, evidentemente aveva dato ragione di essere trasferito da medicina d’urgenza. L’attività della Magistratura farà il suo corso, l’attività dell’amministrazione è comprendere se questi trasferimenti dovevano fare scattare un’allerta”.

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