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Steatosi epatica, non è solo fegato: lo studio MASLD dell’Arnas rivoluziona l’approccio clinico

martedì 3 Giugno - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

Negli ultimi anni, la medicina interna e l’epatologia hanno attraversato una significativa evoluzione semantica e clinica, segnando il passaggio dal termine NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease) alla nuova definizione di MASLD (Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease). Un cambiamento che mira a rendere più precisa e utile, dal punto di vista clinico, l’identificazione dei pazienti con steatosi epatica.

In questo scenario si inserisce lo studio pubblicato nel febbraio 2025 sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, frutto del lavoro del gruppo di ricerca coordinato da Salvatore Corrao, direttore della UOC di Medicina Interna dell’Arnas Civico e docente dell’Università di Palermo. Il team multidisciplinare comprende Salvatore Scibetta (IRIB-CNR Palermo), Serena Scardina (Università di Palermo e di Ferrara), Walter Granà, Brenda Bongiorno e Luigi Calvo (Arnas Civico), oltre a Stefano Volpato, professore e direttore dell’Unità di Geriatria e OrtoGeriatria del Policlinico di Ferrara.

Lo studio ha coinvolto 338 pazienti ambulatoriali con almeno un’alterazione del metabolismo (diabete di tipo 2, ipertensione, dislipidemia), con l’obiettivo di analizzare la prevalenza di MASLD in relazione a età, genere, obesità centrale, BMI e rigidità epatica.

“Abbiamo voluto guardare oltre le etichette diagnostiche del passato – spiega Corrao –. Il nostro studio rappresenta un cambio di prospettiva, che consente di cogliere le vere determinanti della steatosi epatica. MASLD non è solo una nuova sigla: è un modo diverso di guardare a una malattia complessa, che ci permette di intervenire in modo più tempestivo e mirato”.

MASLD si basa su un modello inclusivo, centrato sulla presenza di almeno un fattore cardiometabolico — come obesità, dislipidemia, ipertensione o insulino-resistenza — superando il precedente criterio esclusivamente legato all’assenza di consumo alcolico. La steatosi epatica viene così interpretata come manifestazione periferica di una disfunzione sistemica, e non più come un’anomalia confinata al fegato.

I risultati: il peso del grasso viscerale

“I dati hanno evidenziato che MASLD è più frequente negli uomini (soprattutto over 65), e che l’obesità centrale (misurata attraverso la circonferenza addominale) rappresenta il fattore di rischio più significativo. Chi presenta obesità viscerale ha infatti oltre il doppio delle probabilità di avere MASLD (OR 2.44), indipendentemente dall’età – evidenzia – . Anche l’indice di massa corporea ha un ruolo, ma in modo più sfumato: ogni incremento di un punto nel BMI aumenta il rischio del 17%. L’età anagrafica in sé, invece, non è risultata un predittore indipendente: il rischio cresce solo in presenza di alterazioni metaboliche specifiche”.

Quindi, l’età da sola non basta a identificare i soggetti a rischio. I principali fattori associati a un aumento della probabilità di MASLD sono risultati:

  • genere maschile (OR 2.01);

  • obesità centrale (OR 2.44);

  • incremento del BMI (OR 1.17 per ogni punto).

“Ecco perché dobbiamo ridefinire i criteri di screening, focalizzandoci su queste categorie a rischio, anche in assenza di alterazioni delle transaminasi”, sottolinea.

MASLD e fibrosi: il ruolo dell’elastosonografia

A completare il quadro, lo studio ha incluso anche la valutazione della rigidità epatica tramite elastosonografia (2D Shear Wave Elastography). I risultati mostrano che:

  • la rigidità epatica media (4.7 kPa) era nei limiti fisiologici;

  • solo il BMI era correlato in modo significativo a un aumento della rigidità (coeff. 0.31; p < 0.006);

  • la fibrosi epatica non era associata né all’età né alla steatosi severa, suggerendo un decorso clinico non lineare.

“Questo ci dice che il danno epatico può progredire in modo silente, anche in assenza di segni evidenti – aggiunge Corrao –. È un richiamo all’attenzione clinica: dobbiamo intercettare il rischio prima che emerga la fibrosi conclamata”.

MASLD specchio del rischio sistemico

I pazienti coinvolti nello studio erano tutti seguiti presso l’ambulatorio di Medicina Interna dell’Arnas di Palermo. Sebbene si tratti di un’indagine monocentrica, i risultati riflettono fedelmente la realtà clinica italiana: una popolazione ad alto rischio cardiovascolare e metabolico, spesso non intercettata dai percorsi diagnostici tradizionali.

“Il nostro studio conferma che MASLD è strettamente legata al fenotipo metabolico e alla distribuzione viscerale del grasso, molto più che all’età – commenta il professore –. Il rischio è particolarmente marcato negli uomini con obesità addominale dopo i 60 anni, ma non possiamo trascurare anche le donne in post-menopausa, che perdono la protezione ormonale nei confronti della steatosi”.

Anche in presenza di steatosi lieve, l’associazione tra BMI e rigidità epatica indica la possibilità di forme subcliniche di MASLD, già in fase evolutiva.

“La presenza di accumulo di grasso anche moderato non deve essere sottovalutata: alcune forme fibrosanti possono progredire senza segnali clinici rilevanti. Per questo è fondamentale un monitoraggio strutturato nei pazienti con profilo metabolico alterato, anche se gli enzimi epatici sono nella norma”, aggiunge.

Limiti e implicazioni cliniche

Come ogni studio osservazionale, anche questo presenta dei limiti: in particolare, la monocentricità e la selezione ambulatoriale riducono la generalizzabilità dei dati all’intera popolazione.

“Tuttavia – ribadisce Corrao – il valore ecologico dello studio è elevato, perché descrive con realismo la condizione metabolica di una fetta consistente di cittadini italiani, spesso non ancora identificati come pazienti MASLD. I nostri risultati impongono un cambiamento nei criteri di screening: non possiamo più basarci solo su età o esami epatici alterati. Serve un approccio integrato, che combini misure antropometriche, profilo lipidico e valutazione della distribuzione del grasso corporeo”.

MASLD si configura come una nuova entità clinica a rilevanza sistemica, che richiede:

  • modelli predittivi multifattoriali,

  • strategie di prevenzione mirate,

  • strumenti diagnostici anticipatori, soprattutto nei soggetti ad alto rischio.

“MASLD non è solo una malattia del fegato. È un indicatore clinico di uno squilibrio metabolico profondo che, se trascurato, può sfociare in complicanze epatiche, cardiovascolari e renali. Con questo lavoro, frutto di una solida collaborazione interdisciplinare, poniamo le basi per un nuovo approccio alla salute metabolica”, conclude Corrao.

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