La sicurezza dei pazienti è un pilastro della qualità delle cure e rappresenta un obiettivo prioritario del Servizio Sanitario Nazionale. Per raggiungere questo traguardo, è fondamentale adottare strumenti e pratiche che consentano l’analisi degli eventi avversi, lo sviluppo di interventi correttivi e il rafforzamento delle competenze professionali. Questo è il fulcro dell’evento formativo tenutosi oggi, 6 dicembre 2024, nell’Aula Magna dell’Aoor Villa Sofia-Cervello di Palermo, dove esperti e operatori sanitari hanno approfondito strumenti e approcci per migliorare la sicurezza clinica.
“Gli strumenti per la gestione del rischio clinico sono molteplici e fondamentali per garantire la sicurezza dei pazienti. Si parte dall’applicazione di procedure specifiche, passando per gli audit clinici e la Root Cause Analysis (Rca), fino ad arrivare alle riunioni periodiche nelle unità operative, che hanno l’obiettivo di affrontare e valutare eventuali eventi critici”. A Spiegarlo è Tommaso Mannone, Risk manager dell’Aoor il quale evidenzia che il risk management si avvale di una “cassetta degli attrezzi” che include:
- procedure e audit clinici per monitorare e migliorare la sicurezza;
- root cause analysis (Rca) per l’analisi delle cause profonde degli eventi avversi;
- riunioni periodiche tra le unità operative per valutare eventi critici e proporre soluzioni;
- formazione, come previsto dall’art. 1 della legge 24/2017, che impone alle strutture sanitarie di erogare cure in sicurezza.
L’importanza delle competenze non tecniche
Un altro tema cruciale trattato è stato l’analisi delle competenze non tecniche (Non-Technical Skills, NTS), che includono capacità di comunicazione, gestione dello stress e lavoro in team. Mannone evidenzia come queste abilità, integrate con l’applicazione di procedure, linee guida e buone pratiche, siano fondamentali per garantire prestazioni sicure per i pazienti.
La Leadership e la valutazione degli eventi
“E’ fondamentale per garantire la gestione efficace delle operazioni, soprattutto nei momenti critici – aggiunge Alberto Zamboni, formatore in Crisis Resource Management e Simulazione medica avanzata –. Deve essere sempre chiaro chi sta gestendo il paziente e quali siano i ruoli e le responsabilità dei collaboratori. La leadership non significa solo distribuire ruoli o dare ordini, ma anche garantire il rispetto di linee guida, protocolli e buone pratiche. Un buon leader è in grado di valorizzare le competenze del gruppo, assicurando che il clinico più adatto si occupi della sicurezza del paziente”.
“La leadership è inoltre la capacità di far emergere il meglio dai collaboratori e di formarli come futuri leader, offrendo loro lo spazio necessario per crescere. Come diceva Steve Jobs, ‘un buon leader crea altre leadership’. Questa competenza, essenziale in ambito sanitario dove il lavoro di squadra è cruciale, si può sviluppare con il tempo e con l’esperienza – prosegue -. Un altro aspetto chiave è l’analisi degli errori: ogni errore va considerato nel suo contesto e come espressione di un sistema, non solo come responsabilità individuale. Nessun professionista opera con l’intento di nuocere, ma fattori come mancanza di formazione, supporto, presidi o farmaci adeguati possono contribuire agli errori. È quindi necessario prendersi cura sia delle persone – garantendo loro formazione, supporto e condizioni di lavoro adeguate – sia del sistema in cui operano. Come evidenziato da esperti, un clinico non può essere migliore del sistema in cui lavora; pertanto, un sistema imperfetto rischia inevitabilmente di generare errori“.







