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L’Oncoematologia del Cervello punta in alto, tra medicina di precisione e sperimentazione di Fase 1 nel mirino CLICCA PER IL VIDEO

sabato 12 Aprile - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute, Video

“È un momento magico per l’oncoematologia. La ricerca corre, le cure cambiano volto. Qui al Cervello, siamo ogni giorno dentro il futuro”. È con queste parole che Caterina Patti, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncoematologia dell’Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello”, racconta come sta cambiando la cura delle malattie in un centro di riferimento regionale per la diagnosi, la cura e la ricerca sulle malattie oncoematologiche, fiore all’occhiello della Sicilia.

“Il nostro è un reparto ad alta intensità di cura – prosegue – dove seguiamo pazienti estremamente delicati, immunodepressi, che affrontano terapie molto complesse. Un’infezione per loro può essere letale, ecco perché ogni procedura, ogni spazio, ogni intervento è pensato per ridurre al minimo i rischi”.

Le patologie seguite

Nella Uoc all’interno del presidio ospedaliero Cervello, vengono trattate prevalentemente leucemie acute, linfomi e mielomi multipli. Patologie gravi, spesso diagnosticate in fase avanzata, che richiedono terapie mirate e personalizzate.

“Le leucemie acute – evidenzia – sono malattie a rapida evoluzione, pericolosissime. Serve intervenire in modo tempestivo. I linfomi, invece, sono in grandissima parte oggi curabili. Per alcuni sottotipi abbiamo superato il 90% di guarigioni. E anche nel mieloma, che è una malattia cronica, stiamo ottenendo risultati straordinari con il 70% di guarigioni. Facendo un bilancio complessivo, più del 50% dei nostri pazienti riescono a farcela“.

Nel biennio 2022-2023, l’attività del reparto ha registrato numeri in forte crescita: i ricoveri ordinari sono passati da 169 a 326, con oltre 4.800 giornate di degenza nel solo 2023. Anche il day hospital e l’attività ambulatoriale restano intense, con oltre 15.000 prestazioni l’anno e più di 1.200 pazienti in follow-up. Tra le patologie più seguite ci sono i linfomi non Hodgkin (223 nuove diagnosi nel 2022-23), mieloma multiplo (75 nuovi pazienti), leucemie acute e croniche.

“Abbiamo pazienti che arrivano da tutta la Sicilia da Trapani, Agrigento, Caltanissetta, ma anche da Messina, Enna, Ragusa. Questo perché qui sanno di trovare non solo cure all’avanguardia, ma anche accesso a farmaci innovativi e studi clinici internazionali”.

Il cuore pulsante: la sperimentazione clinica

Sono, infatti, oltre 170 gli studi clinici internazionali condotti sotto la direzione della dottoressa Patti, che ha firmato alcune delle ricerche più rilevanti per l’approvazione di nuovi farmaci in ambito oncoematologico.

Siamo stati centro sperimentatore per farmaci che oggi rappresentano lo standard terapeutico – sottolinea –. Questo consente a molti dei nostri pazienti di accedere a cure d’avanguardia, spesso prima che siano disponibili altrove in Italia. La ricerca evolve rapidamente e la direzione è sempre più quella di terapie senza chemioterapia. Rivediamo le nostre linee guida più volte l’anno, in un momento straordinario per l’oncoematologia. Ci stiamo orientando verso una medicina personalizzata, con trattamenti più efficaci e meno tossici. In alcuni tipi di linfoma, abbiamo già superato la chemioimmunoterapia, e lo stesso accadrà progressivamente per molte altre patologie”.

“Abbiamo protocolli attivi per tutte le principali malattie ematologiche – leucemie acute e croniche, mieloma, linfomi – e utilizziamo molecole intelligenti, anticorpi monoclonali e terapie mirate. In diversi casi, la chemioterapia tradizionale è già stata superata – rimarca -. Siamo nel cuore della rivoluzione chemio-free“.

Trattamenti avanzati

Il reparto è specializzato  anche in trapianti autologhi di cellule staminali, utilizzando le cellule del paziente per rigenerare il midollo dopo terapie intensive. Si sta inoltre preparando a ottenere l’accreditamento come centro di “Fase 1”, il livello più alto della sperimentazione clinica.

“Vogliamo essere tra i pochi centri in Italia a testare farmaci mai somministrati prima sull’uomo – dichiara –. È una grande responsabilità, ma anche un’opportunità concreta per quei pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali, e ci riusciremo spero entro l’anno”.

Gli studi in cui è coinvolto il centro

Per la leucemia linfoblastica acuta (LAL), sono attivi protocolli con ponatinib, inotuzumab e blinatumomab, anche in combinazione, destinati a pazienti con malattia minima residua, forme Ph+ e non candidabili al trapianto.

Nella leucemia mieloide acuta (AML), il centro partecipa a studi su molecole mirate come venetoclax, azacitidina, crenolanib e tagraxofusp, rivolti a pazienti con mutazioni specifiche (FLT3, NPM1, CD123).

Per patologie ad alto impatto clinico come il mieloma multiplo, la leucemia linfatica cronica e diversi sottotipi di linfoma, sono in corso studi con farmaci di ultima generazione quali ibrutinib, acalabrutinib, epcoritamab, selinexor, daratumumab e brentuximab.

“Oggi la strategia è adattare la terapia al profilo molecolare del paziente. È medicina personalizzata, non più trattamento standard. L’obiettivo comune di tutti i protocolli è duplice: migliorare la sopravvivenza e garantire una qualità di vita migliore”.

Cura e dignità

Chi entra nel nostro reparto spesso resta ricoverato per settimane, a volte per più di un mese. Sono pazienti che affrontano l’inferno, fisicamente ed emotivamente. Per questo ci prendiamo cura non solo della malattia, ma anche della loro qualità di vita – assicura . Ogni stanza è dotata di televisore, frigorifero, una poltrona reclinabile per il paziente. C’è una cucina, una libreria, una zona relax e persino una piccola palestra. Possono farsi un tè, un caffè, cucinarsi un piatto caldo. E se hanno voglia di camminare o allenarsi, hanno attrezzi a disposizione. Sono piccoli gesti, ma fanno la differenza”.

“Non serve andare al Nord”

“La migrazione sanitaria non è necessaria– ribadisce Patti –. Abbiamo tutto: competenze, tecnologie, farmaci, protocolli. E se non possiamo offrire qualcosa, siamo i primi a indirizzare il paziente altrove. Ma succede sempre meno, perché oggi Palermo può curare con gli stessi standard dei grandi centri del Nord. I nostri pazienti non sono numeri sono persone – conclude –. E noi siamo qui per accompagnarli, passo dopo passo, verso la guarigione”.

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