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La sfida della medicina respiratoria, Failla: “Non basta l’ospedale, serve un sistema che arrivi a casa dei pazienti” CLICCA PER IL VIDEO

lunedì 14 Aprile - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute, Video

“Dopo il Covid, la medicina respiratoria ha finalmente ricevuto l’attenzione che merita. Ma la vera sfida inizia adesso: servono competenze, tecnologie e un’organizzazione capillare che coinvolga il territorio”. A dirlo è Giuseppe Failla, responsabile per la Sicilia dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO), società scientifica che da anni promuove l’eccellenza clinica e organizzativa nella pneumologia, e direttore della Pneumologia dell’Arnas Civico di Palermo, il quale sottolinea come oggi la medicina respiratoria debba essere parte integrante della riorganizzazione della sanità territoriale, assumendo un ruolo chiave nella presa in carico dei pazienti cronici e nell’integrazione tra ospedale e territorio.

L’insufficienza respiratoria

“Le malattie respiratorie richiedono un elevato livello di competenza non solo clinica, ma anche tecnologica e organizzativa. L’insufficienza respiratoria, ad esempio, non può essere affrontata solo con i farmaci: servono dispositivi, ventilatori, ossigenoterapia. E serve soprattutto una rete ben strutturata che accompagni il paziente dall’ospedale al domicilio. Durante la pandemia si è compreso quanto siano cruciali le apparecchiature per il supporto respiratorio. Molti pazienti, dimessi dai reparti intensivi, hanno continuato ad avere bisogno di questi strumenti a casa. E questo implica una gestione complessa che coinvolge la medicina territoriale e la specialistica ambulatoriale”.

Case della comunità e BPCO

“Con il DM77 e le risorse del PNRR, la sanità territoriale italiana sta vivendo una riorganizzazione profonda. Le Case della Comunità sono una grande opportunità, ma vanno riempite di contenuti e competenze. Serve un vero coordinamento tra medicina di base e specialistica. Tra le malattie croniche più diffuse spicca la BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva), che in Sicilia registra numeri preoccupanti. È fondamentale che in queste strutture ci sia spazio per gli pneumologi. Non possiamo limitarci alla visita ambulatoriale: dobbiamo offrire esami diagnostici, monitoraggio respiratorio, gestione dell’ossigenoterapia e della ventilazione domiciliare”.

Anche il tumore del polmone diventa una cronicità

“Un altro aspetto poco considerato è l’evoluzione del tumore del polmone. Oggi molti pazienti oncologici vivono più a lungo grazie ai progressi terapeutici. Ma questa maggiore sopravvivenza comporta un aumento delle complicanze e delle necessità assistenziali. Sono pazienti cronici a tutti gli effetti, che richiedono interventi frequenti anche per infezioni o insufficienze respiratorie. Dobbiamo garantire loro assistenza nel territorio, soprattutto se vivono lontano dalle grandi città. Non è sostenibile pensare che debbano spostarsi ogni volta. Qui entra in gioco il nostro ruolo come specialisti: essere presenti e organizzati anche in periferia”.

Una pneumologia integrata tra ospedali e periferie

“AIPO non è solo una società scientifica. Lavoriamo anche sulla programmazione della medicina respiratoria, per capire come organizzare al meglio le risorse e distribuire le competenze tra centri hub e periferie. La missione è chiara: portare la qualità della grande pneumologia anche nelle zone più decentrate. Non possiamo più permetterci una sanità a due velocità. La tecnologia oggi ci consente il monitoraggio a distanza, ma servono strutture, persone e una visione condivisa. L’insufficienza respiratoria, la BPCO, il tumore del polmone non possono aspettare”.

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