In Italia oltre 3,5 milioni di persone convivono con il diabete, una malattia cronica in costante crescita, anche tra i più giovani. Il diabete di tipo 2 rappresenta circa il 90% dei casi e, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, è spesso associato a obesità, sedentarietà e alimentazione scorretta. Ma oggi, grazie a una nuova generazione di farmaci, la gestione della patologia sta cambiando radicalmente.
A raccontarlo su SiciliaMedica.it è Riccardo Candido, presidente nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), che spiega come la terapia farmacologica abbia imboccato una svolta epocale, con importanti benefici non solo sul controllo della glicemia ma anche su tutto l’equilibrio metabolico e cardiovascolare.
“Ormai si sta andando sempre più a rinnovare l’aspetto farmaceutico per questa cura. Quali sono le prospettive per il futuro? Sì, ormai da qualche anno abbiamo a disposizione per la cura del diabete una serie di farmaci come gli SGLT2 inibitori e i GLP1 agonisti recettoriali che hanno rivoluzionato la cura della malattia impattando non solo sul controllo glicemico ma anche sulla gestione del peso, sugli altri fattori di rischio cardiovascolare e sulla prevenzione del danno cardiaco, vascolare e renale”.
Come funzionano i nuovi farmaci per il diabete
Gli SGLT2 inibitori agiscono a livello renale, bloccando il riassorbimento del glucosio e favorendone l’eliminazione con le urine. Questo non solo riduce la glicemia, ma ha effetti positivi sulla pressione arteriosa e sul rischio cardiovascolare.
I GLP1 agonisti recettoriali, invece, mimano l’azione dell’ormone incretina GLP1, stimolando la secrezione di insulina in modo glucosio-dipendente, rallentando lo svuotamento gastrico e riducendo l’appetito. L’effetto più visibile? La perdita di peso significativa, spesso superiore al 10% del peso corporeo iniziale.
“Il futuro ci sta portando verso innovazioni come i doppi agonisti incretinici GIP/GLP1 o GLP2, che si sono dimostrati molto più efficaci in termini di calo di peso, in termini di controllo della glicemia, si sono dimostrati in grado di modificare quella che è la storia naturale di una malattia come il diabete di tipo 2 che fino a qualche anno fa ritenevamo essere progressiva in termini di perdita di funzione beta-cellulare fino ad arrivare all’insulina”.
E nel prossimo futuro entreranno in scena i tripli agonisti, che agiscono contemporaneamente su GLP1, GIP e glucagone: farmaci pensati non solo per la glicemia ma anche per agire sulle comorbidità dell’obesità, come la steatosi epatica, la sindrome delle apnee notturne e l’insulino-resistenza.
E gli effetti collaterali?
“Non ci sono rischi, anzi, questi farmaci hanno dimostrato di avere effetti positivi anche su eventuali danni renali, epatici e cardiovascolari. È chiaro che come tutti i farmaci possono avere degli effetti collaterali, prevalentemente rappresentati dalla nausea, a volte dal vomito e dalla diarrea. Ma, mettendo su un piatto della bilancia quelli che possono essere i benefici rispetto ai rischi, sicuramente i benefici sono di gran lunga superiori”.
Accessibilità e prospettive: non solo per i diabetici
Ad oggi, molti di questi farmaci sono rimborsabili solo per i pazienti con diabete. Alcuni sono approvati anche per l’obesità, ma restano a carico del cittadino. Un problema che rischia di creare disuguaglianze nella prevenzione delle complicanze metaboliche.
“È stata recentemente approvata da uno dei rami del Parlamento una legge nazionale che riconosce l’obesità come una patologia e questo sarebbe un primo passo per poter pensare a una possibile rimborsabilità di questi farmaci almeno in alcune categorie di persone come quelle affette da obesità, quindi con comorbidità”.
E per quanto riguarda i pazienti con iperinsulinemia o insulino-resistenza, oggi ancora esclusi dal trattamento, l’auspicio è che la ricerca e le politiche sanitarie aprano la strada a nuove indicazioni terapeutiche.
“Al di là dei farmaci resta fondamentale lavorare in prevenzione e quindi adottare dei corretti stili di vita con un’alimentazione ricca di fibre, povera di zuccheri semplici, povera di cibi ultraprocessati e lavorare sull’attività fisica e quindi sul movimento per impattare soprattutto in termini di prevenzione più che di cura.”
“Il futuro della cura del diabete passa da farmaci sempre più efficaci e personalizzati, ma anche da un approccio integrato che metta davvero al centro la persona e la qualità della sua vita”.







