Una nuova prospettiva terapeutica per l’angioedema ereditario emerge da uno studio internazionale sulla profilassi di una patologia rara, complessa e spesso fortemente invalidante. Il trial CHAPTER-1, pubblicato su The Lancet Haematology, ha valutato efficacia e sicurezza di deucrictibant, antagonista orale del recettore B2 della bradichinina, nei pazienti con angioedema ereditario di tipo I e II.
“L’angioedema ereditario è una patologia genetica generalmente caratterizzata da un deficit di una proteina chiamata C1 inibitore, anche se esistono altre forme legate a mutazioni differenti. Dal punto di vista clinico determina la comparsa di episodi ricorrenti di angioedema che, tipicamente, non rispondono alle terapie convenzionali utilizzate per gli angioedemi cosiddetti allergici. Non rispondono infatti ad antistaminici, steroidi o adrenalina e richiedono trattamenti specifici”, spiega Francesco Arcoleo, uno degli autori dello studio, direttore della UOC di Patologia Clinica e Immunologia e del Dipartimento dei Servizi e della Diagnostica dell’AOOR Villa Sofia-Cervello di Palermo.
La differenza rispetto agli angioedemi di natura allergica è sostanziale. In questo caso, infatti, il meccanismo patogenetico non è mediato dall’istamina, ma dalla bradichinina, molecola che aumenta la permeabilità vascolare e favorisce la comparsa dell’edema. Proprio su questo bersaglio si sono concentrate, negli anni, le terapie più innovative.
La svolta terapeutica
Per anni il trattamento dell’angioedema ereditario si è basato prevalentemente su terapie somministrate per via parenterale. Oggi la ricerca si sta concentrando anche su nuove opzioni per la profilassi.
“Le terapie generalmente per l’angioedema ereditario agiscono a diversi livelli in una cascata enzimatica che alla fine produce il mediatore che determina l’aumento della vasopermeabilità in questi soggetti che è la bradichinina. Quindi in questa via enzimatica della bradichinina negli anni sono state messe a punto delle terapie che bloccano in qualche modo a diversi livelli questa cascata enzimatica per bloccare la produzione e la sintesi di bradichinina, che è il mediatore finale. Oppure la terapia più per certi versi logica è la terapia sostitutiva, cioè dare a questi pazienti la proteina che manca, cioè il C1 inibitore. Quindi negli anni le terapie sono state via parenterale, cioè per via endovenosa e poi per via sottocutanea”, spiega Arcoleo.
Lo studio
Sono stati coinvolti 34 pazienti adulti affetti da angioedema ereditario di tipo I e II, arruolati in centri di Stati Uniti, Europa e Israele. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere per via orale deucrictibant 20 mg al giorno, deucrictibant 40 mg al giorno oppure placebo per 12 settimane.
I risultati hanno mostrato una significativa riduzione della frequenza degli attacchi rispetto al placebo. In particolare, la riduzione delle crisi è stata pari al 79% con la dose di 20 mg e all’84% con la dose di 40 mg. Lo studio ha evidenziato anche un miglioramento della severità degli attacchi e della qualità di vita dei pazienti.
“Il futuro di questa terapia è particolarmente incoraggiante. Classicamente, infatti, le terapie per l’angioedema sono terapie on demand, cioè trattamenti che il paziente assume nel momento in cui si presenta una crisi. Oggi, però, le linee guida stanno spingendo sempre più verso un obiettivo di normalizzazione e di tutela della qualità di vita del paziente. Per questo motivo, la maggior parte delle terapie si orienta ormai verso la profilassi. In pratica, il paziente assume un farmaco anche in assenza di crisi, così da prevenire gli attacchi e ridurne il più possibile la comparsa”.








