Oltre 1.200 TAC toraciche a bassa dose, sei carcinomi scoperti e trattati chirurgicamente, numerosi pazienti indirizzati a follow-up cardiovascolare o oncologico. Sono questi i principali risultati conseguiti dall’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania nell’ambito del progetto RISP – Rete Italiana Screening Polmonare, promosso dal Ministero della Salute e coordinato a livello nazionale dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano.
Avviato alla fine di ottobre 2022 e ormai in fase conclusiva, il programma ha coinvolto mille volontari, selezionati tra fumatori ed ex fumatori tra i 55 e i 75 anni, secondo criteri di rischio oncologico condivisi a livello europeo. L’ospedale catanese è l’unico centro siciliano incluso nella rete dei 18 centri nazionali, selezionati per la loro elevata competenza clinica e multidisciplinare. Al Cannizzaro il progetto è stato coordinato dal dott. Domenico Patanè, direttore della Diagnostica per Immagini, e dal dott. Maurizio Nicolosi, direttore della Chirurgia Toracica.
La TAC a bassa dose
Cuore del programma è l’impiego della TAC torace a bassa dose (LDCT), una metodica che consente di rilevare lesioni polmonari sospette quando sono ancora in fase iniziale, con una drastica riduzione della mortalità e della necessità di terapie invasive. Secondo i dati nazionali, la TAC LDCT permette una riduzione della mortalità per tumore polmonare fino al 39%, come dimostrato da studi internazionali (NLST, NELSON, MILD).
“L’obiettivo dello screening è individuare la neoplasia quando è ancora curabile in modo radicale, con prognosi favorevole, per essere avviati in tempi stretti alla chirurgia”, spiega Patanè.
Al Cannizzaro questo è già avvenuto per sei pazienti, che hanno ricevuto una diagnosi tempestiva e sono stati sottoposti a interventi chirurgici risolutivi.
I benefici collaterali
L’indagine tomografica, oltre a rivelare noduli polmonari neoplastici, ha permesso di rilevare anche altre condizioni cliniche rilevanti, tra cui:
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calcificazioni coronariche, utili a stimare il rischio cardiovascolare;
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lesioni mammarie e tiroidee, spesso asintomatiche ma significative;
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alterazioni vascolari di grandi vasi come l’aorta e la vena cava.
“I riscontri incidentali hanno consentito di indirizzare i pazienti verso gli specialisti competenti, ampliando di fatto il valore preventivo del programma”, aggiunge Patanè.
Prevenzione primaria e lotta al tabagismo
Elemento distintivo del progetto RISP è anche il counseling antifumo, rivolto a tutti i partecipanti, in quanto fumatori attivi o ex fumatori. I medici, in collaborazione con i centri antifumo del territorio, hanno avviato i volontari a percorsi di disassuefazione personalizzati, supportandoli anche con farmaci come la citisina, considerata efficace e ben tollerata.
Questa integrazione tra prevenzione secondaria (screening) e prevenzione primaria (modifica dei comportamenti a rischio) rappresenta uno dei pilastri dell’approccio RISP, orientato alla riduzione complessiva del carico di malattia correlato al fumo.
Un modello da estendere
L’esperienza del Cannizzaro si inserisce in un contesto più ampio. Il progetto RISP, avviato con finanziamenti ministeriali a partire dal 2021, è parte di una strategia che punta a istituzionalizzare lo screening polmonare tra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), analogamente a quanto già avviene per mammografia, colonscopia e pap-test.
“I dati raccolti in questi due anni saranno fondamentali per dimostrare la fattibilità e l’efficacia di un programma strutturato di screening del tumore polmonare”, concludono i promotori a livello nazionale.








