Limitare sia esami invasivi e inutili, sia l’utilizzo di farmaci somministrati senza chiare indicazioni.
E’ questo l’obiettivo primario delle prime Linee guida italiane sul “Colon irritabile nei bambini”, firmato dalle società SIGENP, SIP, SIGE e SINGEM.
La sindrome del colon irritabile colpisce soprattutto i bambini in età scolare (circa il 6%-14% dei bambini e il 22%-35% degli adolescenti). Si manifesta con dolore addominale, alterazioni della funzione intestinale di intensità e frequenza variabili, stipsi o diarrea.
La condizione, negli ultimi 20 anni, in Italia è stata la causa di visite e accertamenti sul 5-10% dei piccoli. Con un costo stimato per il Ssn di 2.500-3.500 euro annui per paziente.
“Abbiamo deciso di fare chiarezza producendo un documento di facile fruizione rivolto in particolare alla medicina del territorio”, evidenzia il professor Claudio Romano, presidente SIGENP.
Gli specialisti
“Queste linee guida suggeriscono un approccio diagnostico basato primariamente sulla valutazione dei sintomi e forniscono indicazioni semplici e chiare sulla gestione del paziente che, in prima istanza, prevede accorgimenti dietetici e un supporto psicosociale, generalmente sufficienti a gestire i sintomi del bambino con IBS e poi, solamente in casi selezionati e sotto supervisione specialistica, può essere indicato un trattamento farmacologico”, prosegue il promotore delle linee guida, professor Giovanni Di Nardo.
Sierologia per la celiachia, calprotectina fecale e proteina C reattiva sono le uniche semplici indagini di laboratorio indicate nel bambino con sintomatologia suggestiva di IBS. La consensus non consiglia i test per intolleranze e allergie; la colonscopia è raccomandata solo nei pazienti con segni di allarme.
“Raccomandiamo fortemente,inoltre, l’approccio dietetico e psicologico. Le terapie farmacologiche sono da riservare a casi molto selezionati e solo sotto la supervisione specialistica – spiega il professor Romano – Inoltre abbiamo messo a punto raccomandazioni specifiche per fare chiarezza sull’uso degli integratori”.
“Il costante aumento dell’impegno richiesto al Servizio Sanitario Nazionale per il ricorso improprio ad accertamenti, spesso di terzo livello ed invasivi, per esempio l’endoscopia, e a terapie indiscriminate, anche in autoprescrizione, ha reso necessario lo sviluppo di linee guida specifiche per l’età pediatrica volte a fornire raccomandazioni chiare sulla gestione dell’IBS basate sulle attuali evidenze – commenta il dottor Renato Tambucci pediatra all’Ospedale Bambino Gesù di Roma –. Non si sa quale sia la causa precisa del colon irritabile del bambini, ma recenti evidenze suggeriscono che interazioni tra cervello e intestino giochino un ruolo determinante perciò una accurata anamnesi e una visita clinica approfondita sono gli elementi chiave per formulare la diagnosi. È importante eseguire un approfondito colloquio con la famiglia per rassicurare circa la benignità della condizione, e la rincorsa verso accertamenti e terapie inutili possono essere solamente fonte di ulteriore stress”.








