“Valutazione e possibilità di risarcimento, con studio di cartelle cliniche e relazione medico legale. Il tutto senza nessuna anticipazione!”.
A Palermo sono apparsi nuovi cartelloni pubblicitari che invitano i cittadini a valutare la possibilità di ottenere un risarcimento per presunti casi di malasanità, senza alcuna spesa anticipata. La campagna ha scatenato l’ira dell’Ordine dei Medici della provincia, impegnato da anni nella lotta contro questo fenomeno.

Fenomeno che costa caro ai cittadini, poiché ogni anno in Italia vengono intentate oltre 35.000 nuove azioni legali contro medici e strutture sanitarie pubbliche e che il 95% dei procedimenti penali sfumano in un nulla di fatto.
“Sono irritato e sconcertato per la presenza in città di questi cartelloni pubblicitari che invitano alla denuncia contro i medici e contro il Sistema sanitario. In un momento delicato come quello che stiamo vivendo, in cui si parla di violenza, di carenza di medici e della necessità di ridurre la medicina difensiva... bene, da un altro lato c’è invece chi attacca. Questo è insopportabile!“, commenta Toti Amato, presidente dell’Ordine e consigliere Fnomceo.
“Chiaramente, il diritto al giusto risarcimento per i pazienti realmente danneggiati da episodi di malasanità deve essere garantito – prosegue -. Tuttavia, il modo in cui viene promossa questa possibilità non può prescindere da un approccio etico e rispettoso della professione medica”.
Le azioni
“Come Ordine dei Medici, abbiamo già dato mandato al nostro avvocato di fiducia di verificare se ci siano i presupposti per un esposto in procura. Ma al di là di questo, noi agiremo nei confronti di quei colleghi medici che, a servizio di queste strutture pseudo-legali, si prestano a fare consulenze gratuite – tuona Amato -. Questo non è deontologico ed è oltretutto veramente miserevole”.
“Mi dispiace che l’avvocatura resti in silenzio. Così come lo vedono i medici, credo che anche l’Ordine Forense debba farsi carico di questi problemi, per prevenire e fermare il ripetersi di simili episodi – conclude -. Viviamo in un clima di crescente violenza, e questo tipo di pubblicità non fa che alimentarla, incitando contro una figura professionale già duramente indebolita”.







