Tra Perugia e Assisi i medici italiani lanciano il manifesto “Medici e pace”, un appello che richiama la responsabilità della professione medica nella difesa della vita e del diritto universale alla salute. L’iniziativa, promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), si inserisce nel percorso simbolico della marcia per la pace e la fraternità, in un momento storico segnato da conflitti armati e crisi umanitarie.
“La pace non è solo un auspicio, è una responsabilità”, ha detto il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli.
“Le immagini che arrivano dai teatri di guerra come ospedali bombardati, ambulanze colpite, popolazioni civili private dell’assistenza sanitaria, mostrano con drammatica evidenza quanto i conflitti colpiscano prima di tutto la salute delle persone – ha proseguito il presidente dell’Omceo di Palermo Toti Amato, componente del direttivo nazionale della Fnomceo –. La comunità medica non può restare in silenzio. Quando i sistemi sanitari vengono travolti o deliberatamente presi di mira, viene meno il diritto alla cura e la tutela della dignità umana. Il manifesto richiama la responsabilità etica della professione, ma è anche una denuncia delle conseguenze sanitarie delle guerre. I medici hanno un ruolo sociale chiarissimo, non possono limitarsi alla dimensione clinica ma hanno il dovere di promuovere una cultura della pace e della prevenzione dei conflitti”.
“La cura e il rispetto della persona rappresentano i principi fondanti della nostra professione – ha aggiunto Mario Marrone, presidente della Commissione albo odontoiatri (Cao) dell’Omceo di Palermo e componente del direttivo nazionale della Fnomceo –. Le guerre producono effetti sanitari profondi e duraturi: interrompono le cure, aggravano le disuguaglianze e mettono a rischio la salute delle popolazioni. La comunità medica e scientifica è chiamata a mantenere alta l’attenzione sul valore universale della salute e sul bisogno di proteggere i più fragili”.
Il manifesto richiama il legame stretto tra pace e salute pubblica. I conflitti armati, oltre alle vittime dirette, provocano conseguenze sanitarie di lungo periodo: diffusione di malattie infettive, crisi nutrizionali, migrazioni forzate e distruzione delle infrastrutture sanitarie.
In questo scenario la Federazione nazionale degli Ordini sottolinea il ruolo della medicina come spazio di cooperazione scientifica e dialogo tra i popoli.
Il decalogo del manifesto. I medici:
- riconoscono nei diritti fondamentali e nelle Costituzioni il fondamento della pace;
- difendono il diritto alla salute come diritto umano ed europeo;
- sostengono sistemi sanitari pubblici, solidali e universalistici;
- tutelano i pazienti più fragili in ogni contesto;
- chiedono il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e della Convenzione di Ginevra, inclusa la protezione effettiva degli operatori sanitari;
- rifiutano la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti;
- testimoniano, con la scienza e con l’etica, che la cura è un linguaggio universale.








