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Celiachia e formazione multiprofessionale all’Omceo di Caltanissetta

lunedì 19 Maggio - 2025 | di Redazione | Categorie: ECM&EVENTI, Formazione, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Caltanissetta

Diagnosi della celiachia, dieta senza glutine, effetti sullo stile di vita, impatto psicosociale sia per l’adulto, anche in età avanzata, sia per il bambino. Una panoramica completa sulla gestione della celiachia è stata presentata ai diversi professionisti presenti venerdì 16 e sabato 17 maggio nella sala convegni dell’OMCeO provinciale di Caltanissetta.

Medici chirurghi, biologi, infermieri e psicologi, con il coinvolgimento dei rispettivi Ordini, hanno preso parte all’evento formativo dal titolo “Celiachia tra scienza, nutrizione e qualità della vita”. Un corso ECM la cui caratteristica principale è stata sicuramente la multiprofessionalità.

“L’approccio ad una patologia non è più soltanto a carico di una categoria professionale di operatore sanitario, ma di quante più categorie professionali che hanno un solo obiettivo: quello di avere al centro del proprio interesse il paziente, con un lavoro sinergico che migliori la qualità dell’erogazione della prestazione sanitaria ad un soggetto che a noi si rivolge in fase di criticità”, ha sottolineato il presidente dell’OMCeO provinciale Giovanni D’Ippolito.

Concetto ribadito dal medico chirurgo Giovanni Di Lorenzo, direttore scientifico della rivista online Quotidiano Benessere:
“L’approccio multidisciplinare ad una patologia così complessa – e sicuramente a livello sociale di altissimo livello – quale la celiachia, oggi ci offre la possibilità di vedere che non dobbiamo curare soltanto la malattia, ma al centro dobbiamo tenere il paziente”.

Secondo l’otorinolaringoiatra Antonella Ballacchino,
“L’argomento di oggi, essendo proprio la celiachia e trattato da tutti questi specialisti, volge a far comprendere quanto si può normalizzare questa patologia e quanto si può impedire che diventi una problematica anche psicologica, e non solo psicologica, ma nell’ordine della grande dimensione biopsicosociale di cui oggi si parla”.

La celiachia, enteropatia provocata dall’ingestione del glutine nel soggetto che ne è affetto, non sempre viene riconosciuta immediatamente per via della variabilità dei sintomi.

“Da un punto di vista gastroenterologico la diagnosi non sempre è così semplice – ha spiegato il gastroenterologo e professore universitario di Gastroenterologia Marcello Maida – spesso può nascondere anche delle insidie legate alla corretta interpretazione degli esami da eseguire, in particolar modo degli anticorpi per la celiachia, dell’esame istologico che viene eseguito durante la gastroscopia”.
“Questo impone una corretta valutazione clinica del paziente, una corretta valutazione del profilo di rischio e quindi la vera sfida dello specialista è quella di studiare bene il paziente per capire quando, nelle presentazioni non classiche, non tipiche, si può celare la malattia celiaca”, ha aggiunto.

Un ruolo importante viene svolto dalla diagnostica di laboratorio e dal test HLA, che valuta la predisposizione genetica alla malattia.
“Oggi sono conosciuti anche molti biomarcatori che ci permettono di diagnosticare la malattia celiaca, a volte anche senza biopsia o prima dell’intervento medico”, ha specificato la biologa nutrizionista Maria Luisa Leonardi.

È stata fatta anche chiarezza su alcuni argomenti, come la distinzione tra celiachia e ipersensibilità al glutine.
“Spesso si confondono le due condizioni – ha raccontato la biologa nutrizionista e dottore in epatogastroenterologia Maria Luisa Dongarrà – in quanto le manifestazioni cliniche sono identiche se non, in alcuni casi, molto simili. Ma dopo avere escluso effettivamente la diagnosi di celiachia, è possibile individuare eventualmente l’ipersensibilità al glutine grazie a un protocollo ben specifico in cui si indica al paziente di effettuare per un certo periodo una dieta aglutinata. Questo poi può consentire al professionista, che sia il nutrizionista o il gastroenterologo, di dare le giuste indicazioni”.

L’evento è stato suddiviso in quattro sessioni, senza dimenticare l’impatto psicologico.
“La compliance terapeutica che uno psicologo e la psicoeducazione, il supporto psicologico può offrire in una condizione di équipe, dove sono coinvolte più figure sanitarie – ha precisato lo psicologo e consigliere dell’Ordine degli Psicologi siciliano Marco Maria Leonardi questo rende appunto l’ottimizzazione dell’intervento della terapia”.

Differente è inoltre il grado di accettazione della diagnosi tra bambino, adolescente e adulto.
“Nel bambino scolarizzato la difficoltà maggiore è legata ad una paura, ad una mancanza di sicurezza negli ambiti diversi da quello familiare, da quello domestico. Più avanti ancora, invece, vediamo che per l’adolescente la celiachia diventa motivo di isolamento, di evitamento di situazioni sociali oppure anche motivo di trasgressione, che comunque è anche un tasto particolarmente delicato in adolescenza. Chiaramente, in tutto questo, la famiglia ha un ruolo fondamentale”, ha evidenziato la psiconcologa Alessandra Sardo.

Ancora più difficile, rispetto al bambino, è la scoperta della celiachia per l’adulto.
“Può avere delle complicanze da un punto di vista psicopatologico – ha spiegato lo psicoterapeuta Steven Spinello – del tipo ansia, del tipo depressione, che sono comunque delle psicopatologie importanti non soltanto per quello che comporta in termini di celiachia ma anche rispetto allo stress, rispetto all’impatto sulla vita a 360° di quella persona, e a maggior ragione quando questo poi impatta su un impianto sociale che magari non è pronto ad accogliere tutte le richieste che avrebbero le persone con la celiachia”.

Infine, la persona anziana: “Oltre a tutto quello che sta attraversando rispetto ai cambiamenti fisici o alle paure normali che si hanno con l’avanzare dell’età – ha concluso – deve anche affrontare questo ennesimo compito”.

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