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Rianimazione cardiopolmonare, standard nazionali e cittadini nella rete del primo soccorso

martedì 27 Gennaio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Salute

“Queste linee guida per la prima volta hanno validità sull’intero territorio nazionale. Che ci si trovi in Sicilia o nelle province di Trento e Bolzano, ogni cittadino italiano può fare riferimento ai medesimi standard qualitativi”.

A dichiararlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, in occasione della presentazione, al Ministero della Salute, delle “Linee guida per la rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore nella popolazione adulta e pediatrica”.

Il documento, predisposto dal Dipartimento della Prevenzione e delle Emergenze in collaborazione con la Società Italiana Sistema 118, segna un passaggio importante nel percorso di uniformazione della formazione sul primo soccorso, introducendo criteri condivisi per l’addestramento dei cittadini. Per la Sicilia questo non si traduce in una riforma del sistema dell’emergenza, ma in un allineamento più stringente agli standard nazionali sulla formazione BLSD, con un ruolo più strutturato del sistema 118 nella definizione e nel coordinamento dei percorsi formativi.

Pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 14 aprile 2025 e ora presentate nella loro declinazione applicativa, le linee guida si rivolgono alle Regioni, alle Centrali Operative 118 e ai Centri di Formazione accreditati. L’obiettivo è fornire un supporto didattico omogeneo per le manovre di rianimazione cardiopolmonare di base e per l’uso del defibrillatore semiautomatico esterno, superando una frammentazione che per anni ha interessato protocolli, durata dei corsi e contenuti formativi. Il documento si colloca nel solco delle raccomandazioni internazionali sulla rianimazione, adattandole al contesto organizzativo italiano e al ruolo centrale del sistema 118 nella catena della sopravvivenza.

Requisiti vincolanti

Ogni corso destinato alla popolazione deve durare almeno cinque ore, con un minimo di tre dedicate all’addestramento pratico. I formatori devono possedere una certificazione rilasciata da un centro accreditato, aggiornata ogni due anni, e devono dimostrare esperienza nella didattica del primo soccorso. I manichini utilizzati per l’addestramento devono essere forniti di dispositivi di feedback visivo o sonoro in grado di monitorare la qualità delle compressioni. Al termine del corso, ogni partecipante deve superare una prova pratica individuale sotto la supervisione di un istruttore diverso da quello che ha tenuto la parte teorica. Il superamento del corso comporta il rilascio di una certificazione nominativa, valida in tutta Italia per ventiquattro mesi, con registrazione obbligatoria in un’anagrafe regionale o nazionale.

I centri di formazione accreditati devono disporre di una sede fisica adeguata alle attività pratiche, avere a disposizione un numero sufficiente di manichini certificati e garantire la presenza stabile di un responsabile scientifico. Devono inoltre assicurare la tracciabilità documentale di ogni corso svolto e rispettare integralmente i contenuti previsti dal programma ministeriale. Le Centrali Operative 118, in raccordo con le Regioni, svolgono un ruolo di controllo diretto sull’appropriatezza dei percorsi formativi e sull’aggiornamento continuo dei dati relativi ai soggetti formati.

Indicazioni operative e ruolo del dispatcher

Il documento sottolinea l’importanza del riconoscimento immediato dell’arresto cardiaco. Se la persona non risponde e non respira normalmente, occorre iniziare subito le compressioni toraciche e attivare il sistema di emergenza. In questo scenario, il dispatcher della Centrale Operativa guida il cittadino passo dopo passo, fornendo istruzioni telefoniche per eseguire le manovre salvavita. Questo approccio, definito Telephone CPR, migliora la qualità dell’intervento nei primi minuti critici e riduce gli errori dei soccorritori occasionali.

Le compressioni toraciche devono mantenere una frequenza tra cento e centoventi al minuto, con una profondità compresa tra cinque e sei centimetri, e devono essere eseguite senza interruzioni non necessarie. Il defibrillatore semiautomatico esterno va utilizzato non appena disponibile, con priorità sulla continuità delle manovre tra un’analisi e l’altra.

Le linee guida specificano anche le modalità di intervento su pazienti pediatrici e lattanti, distinguendo le tecniche in base all’età e al contesto, con l’uso obbligatorio di piastre pediatriche quando disponibili.

Tecnologie di supporto e scenari di applicazione

Durante i corsi, i partecipanti devono acquisire familiarità con strumenti di addestramento avanzati. Ogni centro deve dotarsi di manichini in grado di restituire dati oggettivi sulla qualità della rianimazione, compresi profondità, frequenza e rilascio delle compressioni. Le nuove indicazioni promuovono anche l’uso di applicazioni mobili in grado di localizzare i defibrillatori pubblici disponibili e allertare eventuali soccorritori nei dintorni.

Il documento offre infine raccomandazioni specifiche per ambienti scolastici, strutture sportive e luoghi pubblici ad alta frequentazione, con l’obiettivo di diffondere capillarmente la cultura dell’intervento precoce. Le scuole, ad esempio, possono attivare percorsi formativi semplificati per alunni e personale, mentre le aziende devono garantire la presenza di lavoratori formati secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia di sicurezza.

Educare per salvare

“Le linee guida non si limitano a fornire uno schema formativo, ma costruiscono un modello operativo che punta a rendere ogni cittadino parte attiva della rete di primo intervento. Il sistema 118 assume una funzione che non è solo clinica, ma anche educativa e strategica, con un impatto diretto sulla sopravvivenza nei casi di arresto cardiaco extraospedaliero”, ha concluso Mario Balzanelli, presidente nazionale della SIS 118.

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