“Gli incontri che non ci sono stati effettivamente in assessorato non erano incontri da bar? Quando l’assessore dice che incontra i sindacati e non ha mai interrotto il dialogo, forse si riferisce alla frequentazione al bar sotto l’assessorato. Perché l’unico incontro, quello di luglio, non è stata una vera convocazione. Siamo stati noi a chiederlo e, in quell’occasione, abbiamo elencato tutte le cose che l’assessorato non aveva fatto. E neppure i verbali ci sono stati inviati per la firma”.
A dichiararlo è Renato Costa, responsabile del settore Sanità della Cgil Sicilia, che torna a replicare alle parole dell’assessore regionale della Salute Daniela Faraoni sulla continuità del confronto con le parti sociali.
Secondo Costa, il nodo non riguarda solo la riorganizzazione della rete ospedaliera, ultimo terreno di scontro che ha riacceso il dibattito sulla programmazione sanitaria regionale, ma la mancanza complessiva di tavoli tecnici in assessorato. Si tratta infatti di strumenti attraverso i quali discutere con trasparenza di risorse, personale, emergenza-urgenza, prevenzione e di tutte le altre questioni strategiche per la Sanità, e che rappresentano l’unico luogo formale in cui sindacati e amministrazione possono verificare insieme la tenuta del sistema.
“I tavoli dovrebbero riguardare questioni cruciali come la rete ospedaliera, l’emergenza-urgenza, la prevenzione, il personale e così via. Senza queste sedi di confronto strutturato non si governa nulla – ribadisce -. E non si possono affrontare con serietà né la riorganizzazione della rete ospedaliera né le altre emergenze del sistema”.
Il segretario entra poi nello specifico dei tavoli di contrattazione: “Ogni volta che si firma un contratto nazionale, l’assessorato ha l’obbligo, non la facoltà, di istituire la commissione regionale. Sono i tavoli di contrattazione integrativa regionale, previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) della Sanità. Devono essere attivati entro 40 o 60 giorni dalla firma del contratto, a seconda che riguardino il comparto o la dirigenza – sottolinea –. Si tratta di commissioni paritetiche regionali, in passato chiamate ex articolo 20 e oggi rinominate nei diversi contratti. Ne fanno parte i segretari regionali delle organizzazioni sindacali di categoria, un rappresentante dei direttori generali delle aziende sanitarie territoriali e uno dei direttori generali delle aziende ospedaliere”.
“Il loro compito è tradurre sul piano regionale il contratto nazionale. Questo significa vigilare sull’applicazione delle norme contrattuali, monitorare la costituzione e la distribuzione dei fondi contrattuali, stabilire linee guida per la contrattazione aziendale, verificare l’equità di trattamento tra le diverse aziende sanitarie e segnalare criticità al Ministero e agli organismi competenti – prosegue -. Senza questi tavoli, la contrattazione regionale viene meno e di riflesso anche quella aziendale rimane priva di riferimenti. È una rinuncia al governo stesso della Sanità”.
Costa ricorda come in passato, quando le commissioni erano attive, abbiano prodotto risultati concreti. “Con la Commissione ex articolo 6 una delle prime decisioni fu quella di verificare la correttezza dei fondi destinati al personale. Pretendemmo che i bilanci delle aziende fossero certificati da ditte esterne o dai direttori amministrativi, che se ne assumevano la responsabilità. In questo modo potevamo controllare se i fondi erano costituiti in maniera regolare e soprattutto se venivano distribuiti in modo equo”.
Il sindacalista sottolinea che senza quel controllo si sono verificati squilibri enormi, come ad esempio: “All’Asp 6, a parità di funzione e di anzianità, un dirigente medico arrivava a percepire fino a dieci volte più di un collega che svolgeva lo stesso lavoro in un’altra azienda sanitaria. Un’anomalia che con i tavoli e le commissioni non sarebbe mai potuta accadere”.
“Tutto questo fa evincere che l’assessore rinuncia a conoscere i problemi, perché non vuole ricevere le informazioni che arrivano dai territori, dalle aziende, dai medici e da chi ogni giorno vive le criticità del sistema. Non ha attivato i tavoli né le commissioni, e non esiste altra spiegazione. Così facendo lascia la Sanità siciliana senza governo, senza strumenti di controllo e senza prospettive di programmazione. Questa Regione non garantisce ai cittadini neppure i livelli essenziali di assistenza. Il mancato raggiungimento dei Dea è la prova di una mancata programmazione – conclude –. È un problema serio, anzi serissimo, che dovrebbe indurre il governo regionale a riflettere e ad agire subito… speriamo”.








