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Violenza contro i sanitari, Amato: “Dobbiamo dare un volto a un fenomeno sommerso”

giovedì 29 Gennaio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

Dare un volto e una dimensione reale alla violenza che colpisce ogni giorno medici e operatori sanitari, come dimostra anche il recente episodio avvenuto all’Arnas Civico di Palermo. È questo l’obiettivo delle rilevazioni avviate dall’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie (ONSEPS), chiamato a monitorare l’entità e la frequenza degli episodi di violenza ai danni dei professionisti della Sanità. I dati raccolti serviranno alla redazione della Relazione annuale 2025 che il Ministro della Salute trasmetterà al Parlamento, contribuendo a definire politiche di prevenzione e tutela basate su evidenze concrete.

La raccolta avviene attraverso un questionario anonimo, rivolto a medici e odontoiatri, che resterà attivo fino a domani 30 gennaio 2026. Le segnalazioni confluiranno nella piattaforma predisposta dalla FNOMCeO, che provvederà a trasmettere il database unico all’Ufficio di coordinamento e supporto dell’ONSEPS, come previsto dalle indicazioni ministeriali.

I dati

Secondo gli ultimi dati nazionali riferiti al 2023, elaborati nell’ambito delle attività dell’Osservatorio, in Italia sono stati segnalati oltre 16 mila episodi di violenza ai danni del personale sanitario e socio-sanitario, con circa 18 mila operatori coinvolti. Nella maggior parte dei casi si è trattato di aggressioni verbali, ma con una quota significativa di violenze fisiche, soprattutto nei contesti di emergenza-urgenza e nei servizi ad alta pressione assistenziale. Gli stessi organismi istituzionali sottolineano come questi numeri possano essere sottostimati, a causa della scarsa propensione alla segnalazione.

Per quanto riguarda la Sicilia, nel 2024, si sarebbero verificati oltre 180 episodi di aggressione ai danni di medici e operatori sanitari, con un incremento significativo rispetto all’anno precedente. Dati che non derivano da una rilevazione istituzionale strutturata, ma da segnalazioni e denunce raccolte sul territorio, e che restituiscono comunque la percezione di un fenomeno quotidiano, definito dagli stessi rappresentanti del mondo sanitario come un vero e proprio “bollettino di guerra”.

Dalla normalizzazione alla responsabilità

“Dietro ogni episodio che non viene segnalato c’è spesso un professionista che ha interiorizzato la violenza come parte del lavoro, come qualcosa da sopportare in silenzio, ma non deve essere così – dichiara il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi di Palermo -. Raccontare ciò che accade, anche in forma anonima, significa trasformare un’esperienza individuale in una responsabilità collettiva e ogni questionario compilato è un pezzo di verità in più che consegneremo alle istituzioni”, sottolinea Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo e consigliere nazionale della FNOMCeO.

“Negli ultimi anni, la FNOMCeO ha rafforzato l’impegno sul fronte della sicurezza dei professionisti sanitari, affiancando al lavoro dell’Osservatorio una serie di iniziative concrete per far emergere un fenomeno che per troppo tempo è rimasto sommerso, perché non basta raccogliere dati, ma serve cambiare una cultura che tende a normalizzare l’aggressione come parte inevitabile del lavoro di cura – prosegue -. In questi anni la Federazione ha scelto di non limitarsi alla denuncia. Tutti gli Omceo hanno promosso campagne di sensibilizzazione rivolte ai professionisti e all’opinione pubblica e attivato percorsi formativi ECM gratuiti, perché prevenire i conflitti, saper gestire le situazioni critiche e conoscere i propri diritti è parte integrante della sicurezza di chi lavora nella cura. La violenza non si contrasta solo con le sanzioni, ma si previene costruendo competenze, organizzazione e una rete istituzionale che non lasci nessuno indietro”.

“Inoltre, la FNOMCeO, con determinazione, ha lottato per l’introduzione di strumenti normativi più incisivi contro la violenza nei confronti del personale sanitario, perché chi ogni giorno si prende cura degli altri non può essere lasciato solo nel momento della fragilità”,  evidenzia.

L’appello

Per questo la partecipazione alla rilevazione ONSEPS, oggi e nei prossimi anni, non è un adempimento burocratico, ma un atto di responsabilità e di coraggio. Chi lavora in sanità deve poter tornare a casa senza paura, con la certezza che le istituzioni siano dalla sua parte. La sicurezza non è un privilegio, ma una condizione minima per prendersi cura degli altri. Proteggere i professionisti significa proteggere il Servizio sanitario pubblico e il diritto alla cura dei cittadini. È su questo impegno che dobbiamo continuare a lavorare, insieme”, conclude Amato.

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