La fine dell’emergenza Covid non ha riportato la spesa sanitaria ai livelli precedenti alla pandemia nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Al contrario, le risorse destinate alla salute restano complessivamente più elevate rispetto al 2019, anche se hanno perso parte della spinta eccezionale registrata durante gli anni più difficili dell’emergenza.
Lo evidenziano i dati raccolti nell’ultimo rapporto OCSE Latest Health Spending Trends and Outlook, il quale evidenzia che nel 2024 la spesa sanitaria ha rappresentato in media il 9,3% del Pil dei Paesi aderenti, contro l’8,8% del 2019. La quota resta inferiore al picco del 9,6% raggiunto nel 2021, ma conserva un margine di mezzo punto percentuale rispetto al periodo pre Covid. Inoltre, la spesa sanitaria reale è tornata a crescere di circa il 4% nel 2024, più del doppio rispetto alla crescita dell’economia, dopo il calo del 2% del 2022 e la sostanziale stagnazione del 2023.
Il dato medio non descrive però un percorso uniforme. La pandemia, l’inflazione, la crisi energetica e le diverse capacità di finanziamento pubblico hanno ampliato le distanze tra i sistemi sanitari. Nel 2020 la spesa sanitaria reale era cresciuta in media del 5% e nel 2021 aveva accelerato fino all’8%, grazie soprattutto alle risorse mobilitate dai governi per ospedali, personale, vaccinazioni, dispositivi e prevenzione. In seguito, quasi tre Paesi OCSE su quattro hanno ridotto la spesa in termini reali nel 2022, mentre nel 2024 molti governi hanno nuovamente rafforzato i finanziamenti. L’OCSE stima infatti una crescita vicina al 5% per la componente pubblica e intorno al 4% per i pagamenti diretti delle famiglie. Di conseguenza, nel 2024 i governi e le assicurazioni obbligatorie hanno finanziato circa il 75% della spesa complessiva, un punto in più rispetto al 2019, mentre le famiglie hanno coperto direttamente circa il 19%.
Meno emergenza, più assistenza ordinaria
La composizione della spesa mostra con chiarezza il passaggio dalla gestione dell’emergenza alla ripresa delle attività ordinarie.
Tra il 2019 e il 2021 i Paesi OCSE avevano aumentato in modo eccezionale le risorse per la prevenzione e per l’amministrazione sanitaria, che comprendevano anche le campagne vaccinali, il tracciamento dei contagi e l’organizzazione della risposta al Covid. Tra il 2021 e il 2023, invece, la spesa per la prevenzione ha registrato una forte contrazione media annua, mentre l’assistenza a lungo termine ha continuato a crescere. Nel 2023 l’assistenza ambulatoriale assorbiva circa un terzo della spesa sanitaria complessiva, seguita dall’assistenza ospedaliera con il 28%, dai beni medici con il 18% e dall’assistenza a lungo termine con il 14%. La prevenzione rappresentava nuovamente circa il 3%, una quota simile a quella precedente alla pandemia. I primi dati disponibili sul 2024 indicano inoltre che la nuova crescita deriva soprattutto dall’assistenza ambulatoriale, mentre prevenzione e amministrazione non hanno recuperato i livelli raggiunti durante il Covid.
Questa dinamica suggerisce che la spesa sanitaria resta più alta, ma non necessariamente perché i Paesi hanno conservato tutte le strutture straordinarie costruite durante la pandemia. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, l’innovazione tecnologica, i maggiori costi del personale e la minore produttività di alcuni servizi ad alta intensità di lavoro continuano a spingere verso l’alto il fabbisogno. Tuttavia, l’OCSE avverte che le risorse aggiuntive non sempre hanno raggiunto gli ambiti che avrebbero dovuto rafforzare la capacità di risposta dei sistemi sanitari, come la prevenzione, gli organici e gli investimenti tecnologici. Secondo le valutazioni dell’organizzazione, per costruire sistemi realmente più resilienti servirebbero nel lungo periodo risorse aggiuntive pari in media all’1,4% del Pil.
L’Italia sotto la media
Il nostro Paese si colloca al 23° posto tra i 38 membri dell’OCSE sia per spesa sanitaria in rapporto al Pil sia per risorse destinate a ciascun abitante. Nel 2024 la sanità ha assorbito l’8,4% del Pil, contro una media OCSE del 9,3%, mentre la spesa pro capite ha raggiunto 5.164 dollari a parità di potere d’acquisto, rispetto ai 5.967 dollari della media dei Paesi aderenti.
La posizione assume un significato critico perché mostra una disponibilità di risorse inferiore rispetto alla maggior parte delle economie comparabili. In concreto, questo riduce i margini per assumere personale, rinnovare strutture e tecnologie, rafforzare la prevenzione e intervenire sulle liste d’attesa. Tuttavia, la classifica non misura da sola la qualità del sistema sanitario, perché contano anche l’organizzazione dei servizi e il modo in cui le risorse vengono utilizzate.
Inoltre, dopo il picco raggiunto durante la pandemia, il peso della sanità sul Pil è diminuito fino a scendere sotto il livello del 2019. La spesa per abitante resta comunque superiore ai valori precedenti al Covid, ma cresce a un ritmo molto contenuto. In altre parole, oggi si spende più di prima della pandemia, mentre la sanità assorbe una quota più piccola della ricchezza prodotta dal Paese.
Come cambia la spesa
Guardando i dati Istat possiamo capire meglio l’andamento della spesa. Nel 2024 il totale ha raggiunto 186,2 miliardi di euro. Il settore pubblico ha coperto 137,1 miliardi, mentre le famiglie hanno sostenuto direttamente 42,8 miliardi, pari al 23% del totale. Altri 6,3 miliardi sono arrivati soprattutto dalle assicurazioni sanitarie.
Nel 2025 la spesa complessiva è salita a 190,1 miliardi, sempre pari all’8,4% del Pil. La componente pubblica ha raggiunto 140,8 miliardi, mentre quella sostenuta direttamente dalle famiglie è scesa leggermente a 42,4 miliardi. La crescita di circa 3,9 miliardi in un anno deriva soprattutto dall’aumento della spesa pubblica, anche se una parte riflette la crescita dei costi e non un aumento equivalente di personale, prestazioni e servizi.








