“La recente altalena di decisioni sul nuovo tariffario per la specialistica ambulatoriale dimostra quanto la mancanza di una regia chiara possa generare confusione e disorientamento. Siamo pienamente d’accordo con il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) sulla necessità di superare questo impasse normativo, per garantire risorse adeguate a tutelare il diritto alle cure per tutti i cittadini”. Con queste parole Toti Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo e consigliere Fnomceo, commenta il caos che ha seguito la decisione del Consiglio di Stato di revocare la sospensione del Tar Lazio sul tariffario per la specialistica ambulatoriale. Di conseguenza, il Decreto è stato reintrodotto e resta in vigore fino all’udienza definitiva fissata per il 28 gennaio.
“Nel frattempo – spiega Amato – la situazione rimane incerta e i riflessi negativi non mancano, soprattutto in quelle regioni che hanno agito in autonomia. La Puglia ha deciso di anticipare l’introduzione di 407 nuove prestazioni previste nell’aggiornamento dei Lea, comprese le relative tariffe. Lo ha fatto attraverso una propria legge regionale, bypassando l’impasse a livello nazionale. Questa scelta crea disomogeneità tra le regioni. Si genera così uno squilibrio evidente. I pazienti di alcune regioni restano in stallo, mentre i cittadini pugliesi possono accedere a prestazioni innovative, come la procreazione medicalmente assistita (Pma), a carico del Ssn.”
Sulle differenze di approccio tra le regioni e la necessità di una maggiore uniformità, il presidente Amato ribadisce l’importanza di “trovare una linea comune che eviti di frammentare il diritto alla salute. Servono regole chiare, fondi adeguati e un confronto costruttivo tra Ministero, Regioni e professionisti, per evitare che il sistema entri in una spirale di ricorsi e controricorsi a scapito del paziente”.
Resta aperta la questione della sostenibilità economica delle strutture sanitarie. Molti laboratori e poliambulatori temono di non riuscire a garantire prestazioni di alta qualità con rimborsi così bassi. Alcuni operatori minacciano di ridurre i servizi in convenzione. Ciò potrebbe lasciare scoperte aree critiche, come esami diagnostici complessi e protesi avanzate. D’altro canto, il Ministero difende l’adeguamento tariffario. Lo considera un passo necessario per modernizzare i Lea, introducendo tecniche e terapie che vent’anni fa erano ai margini o non ancora disponibili.
Per i medici siciliani, questa vicenda è l’ennesima dimostrazione delle difficoltà che la sanità pubblica sta vivendo. Da un lato, c’è l’esigenza di rinnovare i Lea e offrire prestazioni all’avanguardia. Dall’altro, si assiste alla contrazione dei finanziamenti e all’assenza di una strategia condivisa tra i livelli centrali e regionali.
“Senza una programmazione adeguata e investimenti mirati – sottolinea Amato – c’è il rischio che i Lea rimangano solo sulla carta. Il nostro Servizio sanitario, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del Paese, potrebbe perdere competitività e qualità, con gravi conseguenze per la salute di tutti”.
L’attenzione è ora puntata sull’udienza del 28 gennaio, quando il Tar Lazio dovrà esprimersi nuovamente. L’Omceo di Palermo auspica un compromesso che possa garantire stabilità normativa ed equità di trattamento per tutti i cittadini.
Questa vicenda non è solo un banco di prova per la capacità delle istituzioni di collaborare, ma anche un’opportunità per costruire una sanità più giusta e sostenibile. Un sistema che sappia rispondere alle esigenze di oggi senza sacrificare la qualità e l’accesso alle cure per il futuro.
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