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Appalti sanitari, da Palermo la sfida per accelerare l’accesso a farmaci e dispositivi medici

mercoledì 17 Giugno - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Norme & Diritto

Allineare i processi di acquisto, ridurre le differenze tra le stazioni appaltanti regionali e rendere più rapido l’accesso a farmaci e dispositivi medici. Da questi obiettivi è partito il confronto dedicato alla governance degli acquisti sanitari, agli accordi quadro e agli appalti di innovazione, organizzato a Palermo, al Nobile Collegio degli Aromatari, dall’Associazione italiana di Sanità Digitale e Telemedicina (AiSDeT), con giuristi, direttori amministrativi, provveditori, farmacisti e rappresentanti delle centrali di committenza.

Un tema tecnico, ma con ricadute molto concrete sulla salute dei pazienti. Procedure più snelle, gare capaci di seguire l’evoluzione del mercato e una lettura più flessibile dei fabbisogni possono incidere direttamente sulla tempestività delle cure, soprattutto nei percorsi terapeutici più complessi.

Il cambio di metodo

“La criticità principale è la difficoltà delle pubbliche amministrazioni ad acquisire e interiorizzare i processi di innovazione voluti dalle direttive europee. Nonostante ci siano interventi di natura europea per migliorare il processo degli appalti, soprattutto sul piano della semplificazione, del dialogo con il mercato e degli appalti innovativi, questo si scontra ancora con un assetto amministrativo burocratico che tende a limitarne l’applicazione”, ha dichiarato Massimo Caruso, segretario generale AiSDeT.

“La pubblica amministrazione sanitaria deve convincersi a partire e a innovarsi. Non è più possibile restare fermi se vogliamo processi di semplificazione reali e se vogliamo portare avanti l’innovazione richiesta dall’Europa. Il prossimo 24 è previsto anche un confronto con il Consiglio di Stato su una proposta di semplificazione, proprio per provare a tradurre questi principi in strumenti più concreti e utilizzabili”, ha annunciato.

“Sulla Sicilia bisogna evitare letture semplicistiche. Non parlerei di una difficoltà solo siciliana, perché è un problema diffuso in tutta Italia. Allo stesso tempo, è vero che tra le regioni esistono differenze nell’efficienza degli uffici e nell’organizzazione delle aziende. Alcuni sistemi amministrativi sono più strutturati, altri fanno più fatica. La Sicilia può avere avuto maggiori difficoltà in passato, ma negli ultimi anni ha corso molto e quel divario si è ampiamente accorciato. Il punto, quindi, non è continuare a descrivere la Sicilia come una regione inevitabilmente in ritardo, ma costruire un’azione sistemica. Gli appalti oggi vengono spesso considerati solo uno strumento di acquisto, mentre possono diventare uno strumento di valore, un volano per l’economia e per il miglioramento del sistema sanitario”, ha osservato Caruso.

La leva strategica

“Gli appalti valgono in Italia una quota enorme dell’economia, circa il 10%  del Pil, e la spesa pubblica pesa in generale per circa il 20%. Per questo non possiamo più considerare il procurement, le gare, i presidi e i servizi in sanità solo come un problema di costi”, ha aggiunto Fabrizio De Nicola, già direttore generale di diverse aziende sanitarie e formatore di management sanitario.

“Si tratta di una leva strategica nelle mani del management, capace di migliorare non soltanto le condizioni economiche, ma anche l’efficienza e la qualità del sistema. Con la riforma del codice degli appalti abbiamo una cassetta degli attrezzi ricca di strumenti, ma spesso questi strumenti non vengono utilizzati dai provveditorati e dalle aziende. A volte manca la competenza, a volte manca quella capacità di rapporto con il mercato privato che le stesse direttive europee oggi indicano come decisiva. Competitività, dialogo con il mercato e collaborazione con il privato servono a migliorare le gare e l’approvvigionamento di beni e servizi, soprattutto in sanità”, ha puntualizzato.

“In tutto questo la formazione ha un ruolo fondamentale. Non deve riguardare solo il middle management, i provveditori o gli uffici tecnici, ma anche le direzioni strategiche, i direttori generali, sanitari e amministrativi. Oggi chi guida un’azienda sanitaria non può non conoscere le innovazioni e gli strumenti disponibili. Serve quindi omogeneità di trattamento tra le stazioni appaltanti e serve una crescita delle competenze. Migliorare il sistema degli appalti significa rendere più sostenibile l’intero apparato sanitario”, ha ribadito De Nicola.

Strumenti e modelli

Nel corso del confronto è stato approfondito il ruolo delle procedure capaci di rendere gli acquisti sanitari più programmabili e rapidi, garantendo continuità delle forniture, flessibilità nella gestione dei prezzi e maggiore aderenza ai fabbisogni reali, soprattutto nel settore farmaceutico.

“Gli accordi quadro sono uno strumento che offre vantaggi importanti nell’ambito degli acquisti in sanità, in particolare nel settore farmaceutico. Rappresentano una modalità ormai consolidata all’interno dell’Unione europea e consentono di programmare le forniture in un arco temporale definito, impegnando gli operatori economici a garantire determinati quantitativi”, ha spiegato Michele Cozzio, avvocato e docente alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento.

“Nell’attuale fase di revisione delle regole europee si stanno valutando migliorie per renderli più flessibili e più adeguati alle moderne esigenze del settore. La loro efficacia, però, dipende dal modo in cui le singole stazioni appaltanti o le centrali di committenza li progettano e li mettono in esecuzione. Tra le possibili evoluzioni c’è la previsione di accordi quadro con più aggiudicatari, così da rafforzare la sicurezza delle forniture lungo tutto l’arco temporale considerato. Un altro elemento centrale riguarda la flessibilità nella gestione dei prezzi durante l’esecuzione. È un punto molto sentito a livello europeo e vedremo se questo invito verrà accolto dal legislatore”, ha chiarito Cozzio.

“Quest’anno abbiamo elaborato una procedura innovativa per l’acquisto dei farmaci esclusivi tramite procedura negoziata in accordo quadro monofornitore. Abbiamo previsto un massimale per ogni ditta e non per singolo prodotto, coniugando le novità normative con le direttive comunitarie e con il codice dei contratti in materia di accordo quadro monofornitore”, ha proseguito Donato Cavallo, direttore generale di AreaCom, la centrale acquisti della Regione Abruzzo.

“La procedura ha avuto successo. Su 186 ditte invitate, con 186 CIG e un valore di oltre 3 miliardi di massimale in quattro anni, 110 ditte hanno risposto. Altre 66 non hanno risposto, ma rappresentavano circa 600 milioni di euro, mentre 10 ditte hanno presentato ricorso al Tar. Pochi giorni fa il Tar ha rigettato i ricorsi, dichiarandoli inammissibili per difetto di legittimazione attiva. Questo significa che una procedura prima in Italia ha avuto anche la conferma della magistratura amministrativa. Adesso cercheremo di proporla come modello innovativo agli altri soggetti aggregatori”, ha rimarcato.

L’accesso alle cure

La ricaduta concreta delle procedure di acquisto emerge soprattutto dal punto di vista dei servizi che devono garantire farmaci e presidi ai pazienti. In questo passaggio, la rapidità non riguarda solo l’efficienza amministrativa, ma la capacità del sistema sanitario di dare risposte nei tempi richiesti dai percorsi di cura. A testimoniarlo è Maurizio Pastorello, direttore del Dipartimento farmaceutico interdipartimentale dell’Asp di Palermo.

“Dal punto di vista di chi lavora ogni giorno sull’accesso alle terapie, il tema è molto concreto. Da sette, dieci anni ho iniziato a occuparmi di questi aspetti. All’inizio il rapporto con i provveditori era più brusco, poi mi sono reso conto che la difficoltà di accesso alle terapie non dipendeva dai provveditori, ma dal sistema, dall’organizzazione e dal codice degli appalti”.

“Gli acquisti sanitari devono avere percorsi diversi rispetto ad altri tipi di acquisto. Un codice degli appalti dedicato sarebbe la soluzione migliore, perché permetterebbe di velocizzare i processi. Io guardo il tema dalla parte del farmacista. Devo dare risposte ai pazienti. Spesso il paziente arriva e noi dobbiamo consegnare subito un farmaco o un presidio. Il processo di acquisto , pertanto, dovrebbe essere veloce. Invece perdiamo mesi dietro gare e procedure che finiscono per ritardare l’accesso. Il codice degli appalti oggi non ci aiuta abbastanza, perché impone percorsi rigidi. Sui farmaci dobbiamo cercare soluzioni più adatte, perché dietro ogni ritardo amministrativo può esserci un ritardo nella risposta di cura”, ha concluso.

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