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Un medico su tre finisce in tribunale: Schillaci promette lo “scudo penale”, Assomed spinge per il modello francese

martedì 10 Giugno - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Norme & Diritto

“Entro l’anno puntiamo a rendere stabile lo scudo penale. Dobbiamo garantire serenità a medici e operatori sanitari, senza compromettere i diritti dei pazienti in caso di errore. È fondamentale trovare una legge che assicuri tutela a chi cura e giustizia a chi subisce un danno. Gli errori, purtroppo, possono accadere anche ai professionisti più esperti, ed è giusto che, in quei casi, il paziente venga risarcito“. A dichiararlo è  ministro della Salute, Orazio Schillaci a seguito dati di una survey condotta dal Centro Studi dell’Anaao Assomed su un campione rappresentativo di camici bianchi equamente distribuito tra uomini e donne tra i 25 e 65 anni con una anzianità di servizio che va dall’ingresso alla pensione.

La Sicilia tra le aree più colpite

Secondo l’indagine: un medico su tre ha ricevuto almeno una denuncia nel corso della propria carriera. Si tratta, nel 43,6% dei casi, di denunce penali; nel 30,8% di procedimenti civili; nel 25,6% di entrambe le tipologie.

A fronte di questo scenario, è significativo notare che solo il 3% dei procedimenti si conclude con una condanna. Tuttavia, il danno personale e professionale, anche in caso di assoluzione, è spesso devastante: tra stress, spese legali e reputazione compromessa, il percorso giudiziario ha un impatto profondo sulla vita dei professionisti coinvolti.

Il fenomeno si concentra soprattutto nell’area chirurgica, che rappresenta oltre l’82% dei casi. Le specialità più esposte al rischio di denuncia sono:

  • Ginecologia e Cardiochirurgia: 70%;

  • Chirurgia generale: 66,2%;

  • Ortopedia: 65,2%;

  • Pronto Soccorso: 53,3%.

A livello geografico, il Sud e le Isole detengono il triste primato. La Sicilia e il Mezzogiorno registrano la percentuale più alta di denunce: il 39,8%, contro il 38,2% del Centro Italia e il 27,2% del Nord.

Ancora più allarmante il dato relativo all’area chirurgica nelle regioni meridionali e insulari, dove il tasso di denuncia arriva al 65,9%. In pratica, quasi 7 chirurghi su 10 nel Sud e nelle Isole hanno avuto almeno una volta a che fare con un procedimento giudiziario.

Più esperienza, più denunce

L’anzianità di servizio, anziché rappresentare una tutela, si conferma paradossalmente un fattore di rischio. Tra i chirurghi con oltre 20 anni di carriera, le denunce colpiscono l’82,3% dei professionisti. Il dato è particolarmente elevato tra gli uomini, con una percentuale che raggiunge l’86,2%, mentre tra le donne si attesta al 71,1%.

Significa, quindi, che più di 6 chirurghi uomini su 7 e oltre 5 chirurghi su 6 di entrambi i generi con lunga esperienza professionale sono stati denunciati almeno una volta.

Ospedali piccoli, rischio alto

Anche la dimensione dell’ospedale incide in maniera rilevante. Le strutture con meno di 500 posti letto registrano la percentuale più alta di denunce (37,6%), seguite da quelle tra 500 e 1000 posti letto (32,2%). Gli ospedali più grandi, con oltre 1000 posti letto, mostrano invece un’incidenza minore (28,4%).

Un dato che riflette criticità note: maggiore carico di lavoro, minori risorse e carenza di supporti organizzativi, condizioni che, non a caso, caratterizzano gran parte delle strutture sanitarie siciliane.

Annao Assomed

“Si respira un clima da caccia alle streghe: un medico su tre pensa di lasciare il lavoro e il 47% rifiuta incarichi di responsabilità – denuncia il segretario nazionale Anaao, Pierino Di Silverio -. La riforma sulla responsabilità professionale è ferma al palo. Dopo il fallimento della Commissione D’Ippolito – priva di medici e bocciata dalla categoria – non si è più visto alcun tentativo concreto di migliorare la situazione. E non per rendere impunibili i professionisti, ma per costruire un sistema più equo, che tuteli i pazienti e restituisca serenità a chi lavora in corsia, gestendo con giustizia anche eventuali errori”.

La proposta

Per affrontare questa emergenza, Anaao Assomed propone di adottare in Italia il modello francese “no fault”, che sostituisce il concetto di colpa con quello di indennizzo automatico.

“Molti Paesi europei hanno già scelto questa via: non si cerca un colpevole, ma si garantisce comunque un indennizzo, salvaguardando i diritti dei cittadini – spiega Di Silverio –. È il modello che vogliamo introdurre anche in Italia, per diversi motivi: riduce il carico psicologico sui medici, promuove trasparenza e fiducia nei rapporti con i pazienti, taglia i costi legali e alleggerisce i tribunali, favorisce la prevenzione degli errori grazie a formazione e protocolli più efficaci, e protegge la reputazione dei professionisti, evitando che un singolo errore distrugga una carriera.”

“Con questo sistema – conclude – il paziente può scegliere l’indennizzo economico senza fare causa: il risarcimento è praticamente certo (nel 98% dei casi approvati da una commissione) e si evita di intasare le aule di giustizia“.

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