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Formazione medica e crisi della Sanità: il grido d’allarme arriva in Parlamento

venerdì 11 Luglio - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Formazione, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo

La formazione specialistica dei medici in Italia è ormai al collasso: non si tratta più di proteste isolate, ma di un’emergenza strutturale che minaccia la sopravvivenza stessa del Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni.

Gli specializzandi lavorano spesso come medici strutturati, ma senza le stesse tutele, diritti e retribuzioni. Le borse di studio sono ferme da anni e del tutto insufficienti a coprire il costo della vita. Nessun contratto, nessuna protezione in caso di malattia o maternità, turni massacranti e responsabilità crescenti.

Nel frattempo, il sistema arranca. Mancano specialisti ovunque, soprattutto nei reparti ad alta complessità. In Sicilia, il numero di iscritti alle scuole di specializzazione è sotto la media nazionale. E la programmazione, spesso scollegata dai bisogni reali del territorio, alimenta diseguaglianze e inefficienze che si riflettono direttamente sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.

Il quadro complesso, e ormai insostenibile, è stato portato all’attenzione del Parlamento il 1° luglio 2025, durante l’audizione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), presieduta da Filippo Anelli. In quell’occasione, la Federazione ha presentato un pacchetto strutturato di proposte per una riforma profonda e sistemica della formazione medica specialistica in Italia.

La fotografia

“Attualmente siamo considerati borsisti, senza le tutele dei lavoratori dipendenti. Passare a un contratto vero e proprio, come ha suggerito la Fnomceo, significherebbe avere uno stipendio congruo, il riconoscimento di ferie, malattia, straordinari pagati e la certificazione elettronica delle ore effettivamente lavorate. Ci avvicineremmo finalmente a uno status giuridico in linea con le responsabilità che già oggi ci vengono richieste”, racconta Giuseppe Liotta, medico specializzando in Chirurgia generale e d’Urgenza e consigliere dell’Ordine dei Medici di Palermo.

“Molte specialità, in particolare emergenza-urgenza e anestesia, restano poco attrattive e con numerosi posti vacanti – aggiunge -. Questo perché si tratta di specializzazioni molto usuranti, con l’impossibilità di svolgere attività privata durante il percorso formativo, un rischio medico-legale elevato e una scarsa differenziazione economica rispetto ad altre discipline. Di conseguenza, molti scelgono altri percorsi, lasciando scoperte aree fondamentali del sistema sanitario”.

Le proposte della Fnomceo

“Su questo fronte, la Federazione suggerisce di intervenire proprio su questo squilibrio, incrementando la componente variabile dello stipendio in base alla gravosità della disciplina e riconoscendo lo status di lavoro usurante per alcune specialità – evidenzia –.  E premiare economicamente i settori più impegnativi e prevedere il pensionamento anticipato per chi lavora in contesti ad alta complessità rappresenterebbe un incentivo concreto a intraprendere carriere oggi penalizzate, valorizzando finalmente il rischio e la responsabilità che comportano certi reparti”.

Dal punto di vista previdenziale, la FNOMCeO, inoltre, chiede una modifica normativa che consenta ai medici in formazione di uscire dalla gestione separata Inps per entrare nell’Enpam, la cassa previdenziale della professione medica. “Questo perché l’Enpam garantisce una previdenza coerente con le nostre specificità. Continuare a trattarci come esterni al sistema, anche su questo fronte, è un’ulteriore contraddizione”, evidenzia Liotta.

“Ma nessun cambiamento sarà davvero efficace, se non si riconosce il diritto a un equilibrio sostenibile tra vita lavorativa e personale sottolinea -. Il sistema attuale non tiene sufficientemente conto delle esigenze familiari, e le assenze,  come quelle legate alla maternità, finiscono spesso per gravare su colleghi già sovraccarichi. Servono modelli organizzativi più flessibili, capaci di favorire l’equilibrio tra lavoro e sfera privata, assicurando pari opportunità e continuità nei servizi”.

Formazione specialistica

Un altro nodo centrale evidenziato dalla FNOMCeO riguarda il coinvolgimento diretto dei medici in formazione nei processi decisionali, a cominciare dall’inserimento dei loro rappresentanti all’interno dell’Osservatorio nazionale sulla formazione specialistica, l’organismo incaricato di valutare la qualità delle scuole e di contribuire all’indirizzo delle riforme.

“Essere presenti in questo organismo significherebbe rappresentare direttamente i bisogni della categoria, portare esperienze concrete e incidere sulle scelte strategiche che determineranno la qualità della formazione specialistica del futuro – osserva Liotta –. È anche una questione di democrazia professionale: partecipare alla definizione delle politiche formative vuol dire rendere il sistema più equo, più efficace e più aderente alla realtà vissuta quotidianamente dai giovani medici”.

“Accanto alla questione contrattuale e organizzativa, serve anche una profonda revisione dei contenuti formativi, che devono essere realmente aggiornati e coerenti con le trasformazioni in atto nella Sanità – aggiunge -. Dalla digitalizzazione al lavoro in équipe multiprofessionali, fino alle grandi sfide sanitarie, non solo attuali ma anche future, come le emergenze epidemiologiche e la lotta all’antibiotico-resistenza e alle infezioni correlate all’assistenza (ICA).

Medicina generale

“Inoltre, l’ esigenza di revisione deve riguardare anche, e forse soprattutto, la medicina generale, che oggi rappresenta il primo presidio territoriale ma continua a essere trattata come una formazione di serie B – sottolinea -. Equiparare la medicina generale alle altre specializzazioni significa rivedere i programmi, adeguare le borse di studio, introdurre strumenti come la telemedicina e riconoscere formalmente il titolo di specialista. Se questo non accade, la medicina di base rischia di svuotarsi, con gravi conseguenze sull’assistenza di prossimità e sulla tenuta dell’intero sistema”.

Programmare in base ai reali bisogni del sistema

Ma tutto questo per la FNOMCeO può essere funzionale solo con una programmazione coerente degli accessi alle scuole di specializzazione, strettamente legata ai fabbisogni assistenziali del Paese.

Se non c’è corrispondenza tra formazione e bisogni del sistemaavverte Liotta – rischiamo di formare medici che non trovano impiego in Italia, mentre restano scoperte aree strategiche. È una distorsione che danneggia tanto i professionisti quanto il sistema”.

Per migliorare la qualità dell’orientamento precoce, la Federazione propone, infatti, di valorizzare il percorso del liceo a curvatura biomedica, riservando una quota di accesso ai corsi di Medicina agli studenti che lo completano.

“Sono percorsi che consentono di individuare studenti già orientati verso la professione medica, riducendo l’accesso casuale e favorendo una scelta più consapevole e motivata. Come Ordine dei Medici, li abbiamo promossi e sostenuti da anni, con riscontri molto positivi”, conferma con convinzione Liotta.

Una riforma necessaria per salvare il SSN

La verità è che, senza una riforma strutturale della formazione medica, il Servizio sanitario nazionale rischia il collasso. Servono decisioni politiche coraggiose, capaci di superare le logiche accademiche autoreferenziali e di mettere davvero al centro i bisogni dei pazienti e di chi li cura ogni giorno. Non chiediamo privilegi, ma coerenza! Se ci vengono affidate responsabilità da medici, allora dobbiamo essere trattati come tali. La formazione non può più restare un limbo, ma deve diventare il fondamento su cui costruire la Sanità di domani”, conclude.

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