Oggi è lunedì 18 Maggio - 2026

Mobilità sanitaria, Nord chiede aiuto. La Sicilia non vuole più perdere i suoi malati

lunedì 10 Novembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

“La mobilità sanitaria dal Sud è la sconfitta di un’intera nazione. È l’ammissione che lo Stato ha rinunciato a garantire l’uguaglianza dei diritti. È più facile dire che mancano sempre e solo i soldi. Certo che servono più risorse, ma se poi vengono spese male, se restano nei cassetti o vengono usate per coprire buchi di bilancio a che serve?”. A dichiararlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, che non nega la gravità del fenomeno.

Un fiume di pazienti continua a spostarsi dal Sud verso gli ospedali del Nord Italia, in cerca di cure migliori e tempi più rapidi. Quello che per anni è stato considerato un segno di efficienza oggi si sta trasformando in una fonte di preoccupazione, perché le regioni d’arrivo, dalla Lombardia all’Emilia-Romagna, denunciano una pressione crescente che mette a rischio la tenuta dei loro sistemi sanitari.

I dati

Secondo i dati elaborati dall’Agenas, nel 2023 si sono registrati circa 670 mila ricoveri interregionali e flussi economici per 2,9 miliardi di euro in rimborsi tra le regioni. Oltre la metà di questi ricavi, pari al 57%, si concentra in sole tre regioni del Nord: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Il costo medio per un ricovero è salito a 4.444 euro, con un aumento del 9% rispetto al 2019, e raggiunge valori ancora più alti nelle regioni più attrattive: 4.935 euro in Lombardia, seguita da Emilia-Romagna e Veneto.

Un’Italia a due velocità, dunque, dove le regioni settentrionali rafforzano il proprio ruolo di poli sanitari di riferimento mentre il Sud continua a perdere risorse, fiducia e competenze. Le più penalizzate sono Sicilia, Calabria e Campania, che nel 2023 registrano i saldi economici negativi più elevati d’Italia. La Trinacria guida la classifica con 211,3 milioni di euro, seguita dalla Calabria con 191,8 milioni e dalla Campania con 139,6 milioni.

Queste tre regioni condividono fragilità strutturali che incidono pesantemente sulla capacità di risposta sanitaria. A dimostrarlo sono i tassi di attrazione inferiori all’1% e l’indice di soddisfazione della domanda interna (ISDI) resta inferiore a 1. Inoltre, insieme a Puglia e Sardegna, assorbono il 57,4% della spesa complessiva nazionale per la mobilità non confinante, pari a circa 587 milioni di euro.

A partire sono principalmente pazienti oncologici o di alta complessità, ma cresce anche chi si sposta per prestazioni di base, spesso a causa delle liste d’attesa interminabili.

Sul versante opposto, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna si confermano le regioni più attrattive d’Italia, con saldi economici fortemente positivi. La Lombardia registra un attivo di +383,3 milioni di euro, l’Emilia-Romagna continua la sua crescita costante, mentre il Veneto raggiunge +52,6 milioni di euro nel comparto specialistico ambulatoriale. Tutte presentano un indice ISDI superiore a 1, che indica una capacità produttiva superiore alla domanda interna e un’attrattività consolidata su scala nazionale.

I governatori del Nord

“La mobilità sanitaria interregionale è in forte aumento e sta mettendo sotto pressione il Sistema. Serve un grande patto nazionale, perché non è solo una questione economica: non esistono infermieri e professionisti infiniti. Il Sistema rischia di non reggere”, ha affermato il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale.

A condividere l’allarme è stato anche il Attilio Fontana governatore della Lombardia: “La nostra situazione è ancora più pressante e problematica di quella degli amici emiliani. Bisogna avere il coraggio di affrontare il problema della sanità con serietà”.

La Regione Siciliana

L’assessorato regionale della Salute, da tempo ha avviato varie strategie per arginare la fuga dei pazienti e rafforzare l’autosufficienza del Sistema sanitario isolano. L’assessore alla Salute Daniela Faraoni ha più volte ribadito la necessità di: “Intercettare la mobilità extraregionale e trasformarla in opportunità di crescita interna”, promuovendo un piano di potenziamento delle strutture pubbliche e accreditate.

Tra le principali azioni messe in campo figurano il rafforzamento della rete ospedaliera, con particolare attenzione alle aree di alta specializzazione oncologica e cardiologica, l’ampliamento delle convenzioni con il privato accreditato, che prevede incentivi per le strutture in grado di ridurre la domanda di cure fuori regione, e un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, anche attraverso l’utilizzo di fondi dedicati del PNRR.

Nel corso di un’audizione all’Assemblea Regionale Siciliana, Faraoni ha ricordato che: “La Sicilia spende oltre 200 milioni di euro l’anno per la mobilità sanitaria, risorse che potrebbero essere reinvestite per potenziare la qualità e la prossimità dei servizi sanitari locali. Il nostro obiettivo è trattenere in Sicilia i pazienti che oggi si rivolgono altrove, migliorando la capacità dei nostri ospedali e offrendo servizi che diano fiducia ai cittadini”.

Sulla stessa linea il dirigente generale del Dipartimento Pianificazione Strategica, Salvatore Iacolino, che sottolinea l’importanza della nuova programmazione ospedaliera e degli interventi di potenziamento delle aree critiche. “La nostra azione mira a garantire sostenibilità e qualità, rafforzando i livelli essenziali di assistenza e riducendo le fughe verso altre regioni. Il nuovo piano ospedaliero e l’adeguamento delle tariffe sanitarie rappresentano un passo decisivo in questa direzione”, ha dichiarato Iacolino.

In quest’ottica, l’Assessorato ha istituito un tavolo tecnico permanente, coordinato dal Dipartimento di Pianificazione Strategica e con il coinvolgimento delle direzioni generali delle Aziende sanitarie, per monitorare i flussi, migliorare la capacità di risposta dei presidi territoriali e individuare le aree critiche in cui intervenire con priorità.

Sicilia Medica

Tivù

La voce dei

Siciliani

sabato 18 Gennaio – 2025

Sanità pubblica allo sfascio in Sicilia, Cgil: “Le promesse non bastano, servono azioni concrete” CLICCA PER IL VIDEO

Parola

d’impresa

domenica 17 Maggio – 2026

Asp Agrigento, scontro sugli incarichi dirigenziali. Cimo-Fesmed: “Procedure illegittime”

mercoledì 13 Maggio – 2026

Civico di Palermo, sindacati in mobilitazione: “Carenze di personale e condizioni di lavoro critiche”

mercoledì 13 Maggio – 2026

Vaccini, Vitale: “Sicilia all’avanguardia, ma senza coperture l’innovazione è aria fritta”

lunedì 11 Maggio – 2026

Liste d’attesa, Cimo-Fesmed: “I medici non siano il capro espiatorio della sanità siciliana”