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Difesa o welfare? Il nodo europeo che preoccupa i medici tra diseguaglianze e burnout

lunedì 17 Novembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

Nel dibattito europeo sul futuro della Sanità, la FNOMCeO ha posto la tutela della spesa sociale al centro dell’agenda, in un momento di forte pressione sulla spesa per la difesa. Toti Amato, presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, componente del direttivo della FNOMCeO e responsabile dei rapporti internazionali della Federazione, ripercorre le posizioni condivise con i Paesi del Sud Europa e gli sviluppi maturati negli incontri di novembre.

“Il primo obiettivo su cui stiamo lavorando è difendere il principio del welfare, perché rappresenta un passaggio decisivo. L’Europa ha valutato un rafforzamento delle politiche di difesa, ma il rischio concreto è che le risorse vengano sottratte a capitoli fondamentali dell’assistenza”, spiega Amato.

“A metà anno, come Federazione italiana, abbiamo organizzato un incontro con Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo per chiedere all’Europa di non arretrare sulla sanità – racconta -. Non diciamo no alla difesa, ma diciamo no alla sottrazione di fondi alla cura, e per noi è un punto irrinunciabile. In questo percorso si inserisce anche la Carta di Roma, un documento firmato dagli Ordini dei medici di diversi Paesi europei per richiamare le istituzioni alla necessità di proteggere la spesa sanitaria e sociale. La sua presentazione ha richiamato grande attenzione politica, con la partecipazione di esponenti del Governo italiano e del direttore dell’OMS Europa, che ha ribadito gli stessi allarmi sulle nuove emergenze sanitarie”.

“Le diseguaglianze stanno aumentando ovunque, non solo in Italia – ribadisce il presidente -. Ci sono sempre meno persone benestanti, ma quelle che restano hanno una ricchezza molto più elevata rispetto al passato, mentre i poveri sono sempre di più. Il dato più allarmante, però, è la diminuzione dei professionisti della salute, cioè delle persone che dovrebbero prendersi cura dei cittadini”.

Quando a cedere è chi cura

Ma il presidente Amato pone l’attenzione anche su altri fenomeni che stanno preoccupando l’Italia e l’intera Europa, a partire dall’impatto che la crisi sociale e sanitaria degli ultimi anni sta avendo sulla salute mentale e sul benessere dei professionisti.

“Dopo il Covid, tra problemi economici, instabilità mondiale e guerre, abbiamo visto una grande fragilità psicologica che si riflette in un aumento della violenza – evidenzia -. Noi medici lo sappiamo bene, perché siamo in prima linea come le forze dell’ordine e subiamo aggressioni continue. Per questo oggi è diventato indispensabile pensare alla salute mentale non solo dei pazienti e della popolazione, ma anche dei professionisti sanitari, un tema di cui per troppo tempo si è parlato poco e sempre di sfuggita”.

“Il burnout è ormai una realtà sotto gli occhi di tutti. Molti colleghi stanno rinunciando a fare i medici, cercano lavori d’ufficio o comunque ruoli meno esposti al rapporto diretto con le persone, sia per la paura della violenza sia per la stanchezza – aggiunge -. Per questo non parliamo semplicemente di un problema economico, ma di stabilità e di condizioni di lavoro, perché chi è stremato o si sente esposto non riesce più a reggere il peso della professione. Queste criticità non riguardano solo l’Italia, ma rappresentano un problema globale”.

“Su questa linea si è espresso anche Papa Francesco, che a settembre, in un incontro a cui ho partecipato come delegato italiano, ha richiamato l’importanza di mantenere alta l’attenzione sulle fragilità del mondo e di considerare la salute un bene pubblico universale”, conclude.

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