Cambia a livello mondiale la posizione dei Testimoni di Geova sulle trasfusioni. Dal 18 settembre 2026 ogni fedele può decidere secondo coscienza se accettare globuli rossi, globuli bianchi, plasma o piastrine provenienti dal sangue di un’altra persona. La stessa possibilità riguarda anche la donazione destinata all’utilizzo dei singoli componenti o delle frazioni del sangue da parte di altri pazienti. Il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova mantiene invece il rifiuto del sangue intero. La modifica estende quindi ai quattro principali componenti ematici una scelta che in precedenza riguardava soprattutto alcune frazioni e determinate procedure.
In Italia la decisione riguarda una comunità numerosa. Secondo il rapporto 2025 dei Testimoni di Geova, nel Paese i proclamatori sono 252.521, distribuiti in 2.696 congregazioni, con una presenza media di circa un Testimone ogni 234 abitanti. Alla Commemorazione del 2025 hanno partecipato 405.476 persone. In Sicilia sono circa 23 mila, secondo i dati diffusi dalla comunità nel settembre 2026, mentre ad aprile diverse fonti locali indicavano quasi 5 mila aderenti soltanto tra Palermo e provincia.
La novità interessa direttamente anche la medicina trasfusionale, che oggi utilizza soprattutto singoli emocomponenti. In Italia nel 2025 hanno donato sangue 1.664.691 persone e le donazioni hanno raggiunto quota 2.999.800. Circa 505 mila hanno riguardato procedure di aferesi, che consentono di raccogliere separatamente alcuni componenti come plasma e piastrine. Nello stesso anno circa 638 mila pazienti hanno ricevuto terapie trasfusionali e il sistema sanitario ha effettuato complessivamente circa 2,7 milioni di trasfusioni.
Diverso il caso dei globuli bianchi, che in Italia trovano un impiego trasfusionale molto limitato. Infatti non rientrano tra gli emocomponenti trasfusi di routine come globuli rossi, plasma e piastrine, mentre i concentrati di granulociti trovano impiego soltanto in indicazioni cliniche selezionate. Sul fronte del plasma, nel 2025 circa 920 mila chilogrammi sono stati destinati alla produzione di medicinali plasmaderivati, il valore più alto registrato finora in Italia.
“È una novità che può avere un rilievo concreto nella pratica trasfusionale. Fino ad oggi, davanti a un paziente Testimone di Geova che rifiutava i principali componenti del sangue, il medico poteva trovarsi a gestire situazioni cliniche molto complesse, soprattutto in presenza di emorragie importanti, interventi chirurgici o anemie severe”, spiega Maria Luisa Ventura, dirigente responsabile del Servizio 6 Centro regionale sangue e trasfusionale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) della Regione Siciliana.
“Esistono percorsi e tecniche che consentono di ridurre il ricorso alle trasfusioni, ma non sempre possono sostituire completamente gli emocomponenti quando le condizioni del paziente li rendono necessari. La possibilità per ogni fedele di decidere secondo coscienza se accettare globuli rossi, plasma o piastrine amplia quindi le opzioni terapeutiche che medico e paziente possono valutare insieme, sempre nel rispetto della volontà della persona e del consenso informato”, prosegue.
In Sicilia il sistema trasfusionale ha aumentato negli ultimi anni la propria capacità produttiva, anche se restano differenze territoriali e periodi dell’anno più difficili. Nel 2025 l’Isola ha prodotto 209.351 unità di concentrati eritrocitari, contro le 208.957 del 2024, mentre gli ospedali ne hanno utilizzate 200.789. Su base annuale la produzione ha quindi superato i consumi, con un indice di autosufficienza positivo del 4,26%. La Regione ha comunque acquisito 2.129 unità da altre regioni italiane, circa il 35% in meno rispetto alle 3.267 del 2024. Per il 2026 il programma nazionale prevede per la Sicilia una produzione di 211.400 unità e l’acquisizione di altre 1.700 fuori dall’Isola.
Anche sul plasma la Sicilia registra numeri rilevanti, ma conserva margini di crescita. Nel 2025 ha conferito complessivamente 75.737 chilogrammi di plasma, collocandosi al quinto posto nazionale dopo Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Il valore regionale raggiunge circa 15,8 chilogrammi ogni mille abitanti e resta sotto la soglia strategica nazionale di 18 chilogrammi. Per il 2026 la Regione programma un conferimento di 76.500 chilogrammi, mentre per raggiungere la soglia nazionale dovrebbe arrivare a circa 86 mila.
I dati più recenti del Centro nazionale sangue mostrano inoltre che nei primi sette mesi del 2026 la Sicilia ha prodotto 118.361 unità di globuli rossi e ne ha trasfuse 118.235. Nello stesso periodo del 2025 la produzione aveva raggiunto 119.360 unità e le trasfusioni 119.608. Il confronto segna quindi una riduzione dello 0,8% nella produzione e dell’1,1% nell’utilizzo. Nel solo mese di luglio l’Isola ha prodotto 15.757 unità e ne ha trasfuse 16.296.
La disponibilità complessiva non elimina però il rischio di carenze nei mesi più difficili. La Sicilia ha dovuto ricorrere più volte al sostegno di altre Regioni, soprattutto durante l’estate, quando diminuiscono le donazioni mentre restano elevati i bisogni della chirurgia, dell’emergenza e dei pazienti che necessitano di terapie trasfusionali periodiche. Nel 2024, durante una fase di particolare difficoltà, l’Isola ricevette quasi mille unità di emazie concentrate da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
“Per la Sicilia questa modifica può avere ricadute concrete nell’assistenza. Il nostro obiettivo resta garantire una disponibilità costante di sangue ed emocomponenti e, allo stesso tempo, promuoverne un utilizzo appropriato. La programmazione e la continuità delle donazioni restano fondamentali, soprattutto nei mesi in cui la raccolta diminuisce. La possibilità di valutare anche questi emocomponenti con i pazienti Testimoni di Geova offre ai clinici uno strumento in più e può facilitare la gestione di casi che fino ad oggi richiedevano percorsi terapeutici particolarmente complessi”, conclude Ventura.








