Il Ministero della Salute porta in Conferenza Stato-Regioni lo schema di decreto che aggiorna il Programma di autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti per il 2025.
L’obiettivo è quello di garantire in modo uniforme su tutto il territorio i livelli essenziali di assistenza trasfusionale, riducendo la dipendenza da compensazioni tra regioni e rafforzando la raccolta di plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati.
Nel 2024, secondo i dati del Ministero, l’Italia ha mantenuto un equilibrio complessivo, ma con differenze territoriali. Alcune regioni hanno consolidato il proprio surplus produttivo, mentre altre hanno continuato a richiedere supporto. Il programma 2025 interviene su questo scenario, spingendo soprattutto sulla programmazione estiva e sulla capacità di gestire le emergenze, periodi nei quali il sistema va più facilmente in sofferenza.
Plasma e strategie di autosufficienza
Il documento ribadisce il ruolo strategico del plasma e il Governo punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni, che espongono il Paese a rischi geopolitici e di mercato. Per raggiungere l’obiettivo, il decreto chiama le Regioni a investire su campagne di sensibilizzazione, percorsi più accessibili per i donatori e una migliore organizzazione logistica.
La raccolta di plasma deve crescere soprattutto nelle aree del Sud, dove i volumi non raggiungono ancora gli standard fissati a livello nazionale. In questo quadro, il documento inserisce anche indicatori di performance e richiama le Regioni alla responsabilità di garantire continuità e sicurezza trasfusionale durante tutto l’anno.
I dati dell’Isola
La Sicilia nel 2024 ha prodotto 206.767 unità di sangue (circa 43 per mille abitanti) e ne ha trasfuse 202.426. L’Isola ha quindi mantenuto un sostanziale equilibrio, ma non ha raggiunto i livelli di eccedenza necessari a coprire eventuali emergenze. Per questo ha dovuto acquisire da altre regioni circa 3.400 unità di concentrati eritrocitari, anche in considerazione del recupero delle Liste d’attesa.
Il quadro appare in miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma le criticità restano. Lo Schema di decreto recante il Programma di autosufficienza nazionale del sangue e dei suoi prodotti per l’anno 2025, in esame alla Conferenza Stato-Regioni, evidenzia come la Sicilia, insieme a Campania e Calabria, viva difficoltà periodiche nel garantire i LEA trasfusionali, soprattutto durante l’estate, quando la raccolta cala e la domanda cresce.
Un altro punto critico riguarda il plasma, L’Isola infatti si colloca sotto la media nazionale e non raggiunge ancora il conferimento minimo di 18 kg per mille abitanti. Questo dato la colloca tra le regioni che devono rafforzare la raccolta, pena il permanere di una dipendenza dai flussi extraregionali.
Nel 2025
I dati dei primi mesi del 2025 raccontano un cambio di passo. Nei primi sei mesi l’Isola ha raccolto 103.142 unità di emazie, a fronte di 107.508 trasfusioni, un disavanzo ancora presente, ma in netto recupero rispetto agli anni precedenti. Nel solo mese di luglio la raccolta ha segnato un +1.069 sacche rispetto al 2024, con incrementi consistenti in quasi tutte le province. Un risultato che non nasce per caso, ma da un lavoro di squadra che ha visto in campo prefetture, sindaci, associazioni di donatori e Aziende sanitarie, coordinate dall’assessorato regionale della Salute e dal Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (DASOE).
Inoltre la Regione ha rafforzato la rete dei centri di raccolta con aperture straordinarie e giornate dedicate, ha potenziato le campagne di comunicazione sui social e nei territori più periferici e ha attivato un piano di programmazione estiva che distribuisce le donazioni nei momenti più critici, per stabilizzare l’offerta.
Parallelamente, il DASOE ha introdotto un monitoraggio più puntuale, che consente di individuare tempestivamente i cali di scorte e di attivare meccanismi di compensazione interni alla Regione prima di ricorrere agli scambi interregionali.
Grazie a queste iniziative, la Sicilia mostra oggi un dinamismo nuovo che punta a colmare il gap strutturale, costruendo le basi per un sistema trasfusionale più solido e meno esposto alle emergenze stagionali.








