“Prevenzione è cura”, perché intervenire in tempo significa aumentare i margini di guarigione e, in alcuni casi, evitare anche l’intervento chirurgico. È il messaggio ribadito sabato 12 settembre 2026 nella sala convegni dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Caltanissetta, durante l’incontro dedicato al carcinoma del colon-retto.
L’appuntamento rientra nel ciclo di cinque eventi formativi organizzati con il contributo della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e con il patrocinio gratuito dell’Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta.
A moderare i lavori sono stati Giovanni Ciaccio, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale e d’urgenza del presidio Sant’Elia di Caltanissetta, e Roberto Valenza, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela.
Una giornata di confronto che ha riunito professionisti provenienti da diversi ambiti della prevenzione, della diagnosi e della cura. Tra i relatori Antonio Sedita, biologo nutrizionista, Paolo Gervaso, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Caltanissetta, Salvatore Pasqualetto, medico di medicina generale, Marinella Faletra, dirigente psicologo ospedaliero, Maria Andriolo, direttore dell’Unità operativa complessa di Patologia clinica del Sant’Elia, Giancarlo Foresta, direttore dell’Unità operativa complessa di Anestesia e rianimazione del presidio nisseno, Rita D’Ippolito, dirigente della stessa unità, Salvatore Camilleri, direttore dell’Unità operativa complessa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva del Sant’Elia, Cristina Ferrara, dirigente radiologo, Marco Airò Farulla, dirigente chirurgo del Sant’Elia, Giovanni Urrico, direttore dell’Unità di Anatomia patologica dell’ospedale di Caltanissetta, Cristina Raimondi, dirigente di Oncologia medica del presidio nisseno, ed Ersilia Sciandra, presidente dell’Associazione Progetto Luna.
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Ordine provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, Giovanni D’Ippolito, che ha richiamato ancora una volta il valore della prevenzione.
“Il carcinoma del colon-retto rappresenta per frequenza il secondo tumore nelle donne e il terzo negli uomini. Nonostante la maggiore diffusione dei programmi di screening e gli enormi progressi scientifici, la mortalità resta elevata perché spesso il tumore viene diagnosticato in stadio avanzato, per mancanza di adesione agli screening da parte dei cittadini”.
La prevenzione ha occupato una parte centrale dell’incontro, sia sul fronte secondario, con l’analisi dei dati relativi ai programmi di screening dell’Azienda sanitaria provinciale, sia su quello primario, attraverso il richiamo agli stili di vita e alla corretta alimentazione.
“Il counseling con il paziente e il nostro ruolo nella comunicazione dei corretti stili di vita e della corretta alimentazione sono fondamentali. Non dobbiamo limitarci a indicazioni isolate, ma fare comprendere che è il pattern globale dello stile di vita a determinare un reale effetto nella prevenzione del tumore”, ha spiegato Antonio Sedita.
Sul valore della prevenzione è intervenuto anche Giovanni Ciaccio.
“Senza una prevenzione adeguata è impossibile istituire un vero trattamento del carcinoma del colon-retto, quindi ben vengano questi progetti, che non saranno mai abbastanza. Oggi la prevenzione è molto più estesa e molto più attenzionata dalle Asp, dagli ospedali, dai cittadini e dalla comunità stessa”.
All’interno della rete oncologica del carcinoma del colon-retto assume un ruolo centrale anche il medico di medicina generale, chiamato ad accompagnare il paziente lungo tutto il percorso assistenziale.
“Il ruolo del medico di medicina generale è essenziale perché rientra in tutte le fasi del percorso del paziente con carcinoma del colon-retto, dagli screening al post intervento chirurgico fino al follow-up”, ha spiegato Salvatore Pasqualetto, segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale.
Accanto agli aspetti strettamente clinici, l’incontro ha affrontato anche l’impatto psicologico e sociale della malattia e delle conseguenze di alcuni trattamenti.
“Colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che accade significa acquisire la consapevolezza che non si può curare un referto ignorando una biografia. Il medico di medicina generale deve muoversi all’interno di una cornice fondamentale, legittimando una progettualità di vita che il cancro ha prepotentemente interrotto”.
Nel corso della giornata spazio anche alla diagnosi, alla chirurgia, alla chemioterapia, all’immunoterapia e alla gestione degli accessi venosi.
“Il risparmio del patrimonio endovenoso consente al paziente di avere meno disagi e anche una maggiore facilità nell’utilizzo delle terapie specifiche”, ha sottolineato Giancarlo Foresta.
Gli interventi hanno quindi ricostruito l’intero percorso del paziente, dalla prevenzione alla diagnosi precoce fino al trattamento e al successivo follow-up, con un approccio multidisciplinare e multiprofessionale.
Le conclusioni sono state affidate ancora una volta al presidente Giovanni D’Ippolito.
“Questo convegno, molto partecipato, ha visto la presenza di illustri relatori, che desidero ringraziare per la chiarezza degli argomenti trattati. A conclusione ci portiamo a casa un messaggio chiaro, l’importanza della promozione della salute attraverso una rete che preveda un lavoro sinergico, multidisciplinare e multiprofessionale, capace di mettere insieme strategie di prevenzione, evoluzione scientifica e più recenti approcci terapeutici, per migliorare quantitativamente e qualitativamente la risposta sanitaria. Al cittadino chiediamo un’evoluzione culturale e una sempre maggiore adesione alle campagne di screening, perché ricordiamoci che prevenire è vita”.








