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Sanitari vittime di guerra, Filippo Anelli richiama la Quarta Convenzione di Ginevra CLICCA PER IL VIDEO

lunedì 13 Aprile - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Video

Dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, le vittime tra il personale sanitario hanno superato le mille unità. Solo nel 2025 diversi attacchi hanno colpito direttamente ambulanze e ospedali, causando la morte di decine di operatori sanitari, mentre nel 2026 l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a registrare nuovi episodi in Medio Oriente, tra Libano e Iran, con morti tra medici e soccorritori. Anche le operazioni militari degli Stati Uniti nella regione hanno colpito aree densamente popolate, aumentando i rischi per civili e personale sanitario.

“Il messaggio che stiamo cercando di portare avanti sempre di più, anche dopo l’incontro con il Papa, è quello del medico come portatore di pace. Perché ci sono valori che oggi si stanno perdendo in una situazione mondiale molto critica, in cui vediamo morire medici mentre cercano di salvare vite. È un segnale che non possiamo ignorare e che impone una riflessione profonda. Viviamo una realtà internazionale in cui al diritto si è sostituita la forza. In queste condizioni non si rispettano più le convenzioni internazionali che gli Stati avevano sottoscritto e promesso di rispettare. Mi riferisco alla Quarta Convenzione di Ginevra, che prevede chiaramente che i sanitari impegnati in guerra non debbano essere oggetto di attacchi”.

Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, rilancia un appello formale al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra, ricordando che ospedali, operatori e pazienti devono essere protetti in ogni circostanza.

E invece vediamo ogni giorno quello che accade. Gli attacchi in Libano, quelli a Gaza dove sono morti 993 sanitari, ma anche in Siria, in Iran e in altri contesti. Gli attacchi contro gli operatori sanitari si verificano con una frequenza sempre maggiore: un segnale che non possiamo ignorare e che deve interrogare tutta la comunità internazionale. Noi siamo contro ogni forma di violenza. I medici sono presenti nei luoghi di guerra per ribadire la difesa della vita, per dire no alla guerra e a qualsiasi forma di violenza. Ogni giorno, attraverso il nostro lavoro, compiamo atti concreti che contribuiscono a costruire un mondo diverso, fondato sulla tutela delle persone”, prosegue.

“Quando vai incontro alle persone più fragili, quando assisti chi soffre, quando lotti contro le disuguaglianze, costruisci una società diversa. Una società in cui la coesione sociale e la riduzione della violenza diventano la base per qualcosa di più grande, qualcosa che tiene insieme le persone. È la società nata anche qui in Europa ottant’anni fa, dopo le grandi guerre. Un equilibrio che siamo riusciti a custodire fino a oggi, ma che adesso va difeso con ancora più forza. L’invito è a continuare su questa strada, senza arretrare rispetto ai valori fondamentali”, aggiunge.

“Come medici vogliamo ribadire che le vie del dialogo sono sempre migliori delle vie della prepotenza e della guerra. È una responsabilità che sentiamo profondamente e che dobbiamo portare avanti ogni giorno, con il nostro lavoro e con il nostro impegno”. conclude.

 

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