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Cantano per chi è solo: il gesto degli studenti di Medicina che da 30 anni scalda gli ospedali CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 24 Dicembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Video

C’è un modo diverso di vivere il Natale, lontano dalle luci delle case, dalle cene in famiglia, dai regali sotto l’albero, ed è quello che si vive in ospedale, nelle corsie e nelle stanze dove il tempo sembra fermarsi e le feste assomigliano a tutte le altre. Da trent’anni, a Palermo c’è chi ha scelto di portare un po’ di calore proprio lì dove più ce n’è bisogno, e sono i futuri medici che, con il Coro di Natale promosso dal Segretariato Italiano Studenti di Medicina (SISM), tornano a donare sorrisi, musica e umanità a chi affronta le feste nei letti d’ospedale.

Quest’anno a raccogliere il testimone di questa tradizione sono anche Simona Pecoraro, Martina Anello e Marco Vaiana che, insieme a tanti colleghi e colleghe, hanno scelto di indossare il camice e un cappello da Babbo Natale per salire sui palchi improvvisati delle sale d’attesa, attraversare i corridoi, bussare delicatamente alle stanze, cantando e regalando piccoli doni. Ma soprattutto, regalando presenza.

“Ogni anno torniamo perché l’energia che riceviamo è travolgente. Dai pazienti, ma anche da medici, infermieri, personale sanitario, e da chi semplicemente ci ascolta passando. È un’esperienza che ci ricarica e ci fa sentire parte di qualcosa di profondo – raccontano -. Non si tratta solo di canto e non ci sono spartiti perfetti, voci allenate o esibizioni studiate perché noi non siamo professionisti della musica, ma crediamo fortemente che prendersi cura significhi donare un sorriso, condividere un momento, alleviare la solitudine”.

Il Coro di Natale diventa così un gesto di cura a tutti gli effetti. Un’estensione di quel prendersi cura che ogni medico impara, ma che, come ricordano  Simona, Martina e Marco: “Spesso va oltre la prescrizione di una terapia perché durante le feste non tutti vivono momenti di gioia, famiglia e serenità. Per molti è un periodo difficile, e poterci essere, anche solo per un attimo, è il nostro modo per dire che non sono soli”.

I ragazzi del SISM sono stati al Policlinico, all’Ospedale Civico e all’Ospedale dei Bambini, portando con sé non solo canzoni natalizie, ma anche girandole colorate, pupazzi, e soprattutto tanta empatia. “Siamo convinti del valore della musicoterapia e del potere delle piccole cose, perché crediamo che un abbraccio, un gioco o una canzone possano davvero fare la differenza, soprattutto per un bambino ricoverato o per un anziano lontano dai suoi cari”.

Ma il coro non porta beneficio solo a chi lo riceve, ma anche per chi canta: “E’ un’esperienza formativa profonda. Un momento in cui si impara a mettersi nei panni dell’altro, ad ascoltare, a restituire umanità al mestiere che un giorno sarà il loro. Non è solo, quindi, un progetto natalizio, ma una lezione di vita. È il modo con cui proviamo a costruire un’idea di medicina più empatica, più vicina, più umana”.

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