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Fascicolo sanitario elettronico: in Sicilia rischia di essere un castello digitale senza fondamenta

lunedì 28 Aprile - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Innovazione

Nel pieno della transizione digitale della Sanità italiana la Sicilia inizia a mettersi in moto. Con un investimento di circa 16 milioni di euro affidato al CEFPAS, prende, infatti, il via il piano di formazione sul Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 (FSE) della Regione, destinato a più di 40.000 operatori sanitari pubblici entro maggio 2026.
Un progetto ambizioso, parte integrante della Missione 6 del PNRR, che, tuttavia, proprio mentre guarda al futuro, rischia di veder compromessa la portata della riforma a causa di un paradosso: i medici di medicina generale (MMG), gli unici che da oltre vent’anni lavorano quotidianamente con sistemi digitalizzati avanzati sembrano destinati a un “ruolo marginale”, non solo nella formazione, ma in tutto il processo.

Luigi Galvano, segretario provinciale della FIMMG di Palermo, da sempre tra i primi a promuovere la digitalizzazione della Sanità, osserva con lucidità questo paradosso.

“Sicuramente il progetto dovrà essere molto ben organizzato, dato il punto di partenza e la tempistica – sottolinea -. Il vero gap non è tanto tecnologico, ma culturale. Non basta possedere strumenti evoluti: occorre acquisire l’attitudine a lasciare una traccia esperta e condivisa di ciò che si fa, riconoscendo di essere parte di una rete complessa che comprende anche i cittadini. Questo cambiamento richiede tempo, formazione mirata e un ripensamento profondo nel modo di lavorare”.

La marginalizzazione dei medici di base, insieme ai pediatri di libera scelta (PLS), limitati a una “residua attività formativa” locale, risulta ancora più paradossale considerando gli sviluppi degli ultimi anni.

“Non è tanto una questione di sottovalutazione – precisa Galvano – perché i MMG e i PLS hanno già dimostrato competenza. Quando era attivo il FSE 1.0, avevamo raggiunto 1.300.000 fascicoli attivi in Sicilia, posizionandoci al primo posto a livello nazionale. Questo grazie a una formazione organizzata insieme alle ASP, con la supervisione della Regione e il supporto delle Associazioni”.

Dal 2005, infatti, i medici di famiglia siciliani lavorano con software gestionali evoluti.
“Siamo informatizzati al 100%. Quando la ricetta elettronica dematerializzata fu introdotta, siamo stati i primi a implementarla. Durante la pandemia, grazie a questi strumenti, siamo riusciti a garantire milioni di prescrizioni, mantenendo la continuità terapeutica senza lasciare scoperti i pazienti. Questo ce lo confermano anche i dati della farmaceutica, che non hanno subito crolli nei periodi più difficili”.

Mentre la medicina generale ha percorso da tempo la via digitale, la rete ospedaliera arranca: la digitalizzazione negli ospedali siciliani, secondo Galvano, non supera nella migliore delle ipotesi il 5%, con reparti che spesso faticano a comunicare persino all’interno della stessa struttura.
“La condivisione dei dati aumenta la sicurezza, riduce i costi evitando duplicazioni inutili di esami, migliora la ricognizione terapeutica e previene patologie iatrogeniche da errori di somministrazione – aggiunge -. Se i dati non circolano, a farne le spese è sempre il paziente”.

“Purtroppo, molti colleghi ospedalieri non hanno avuto dotazioni informatiche adeguate per migliorare la loro attività – prosegue –. Un esempio emblematico è il nuovo nomenclatore tariffario delle prestazioni diagnostiche pubblicato nel 2025: migliaia di codici elettronici che devono essere utilizzati per la prescrizione degli esami. Senza strumenti digitali di supporto, è quasi impossibile gestirli manualmente, e così spesso la prescrizione viene rimandata al medico di famiglia o al pediatra di libera scelta. Ma questo ovviamente non può diventare una prassi sistemica: servono soluzioni digitali già oggi disponibili”.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico, infatti, si basa su un nucleo minimo di documenti indispensabili, resi disponibili per garantire la continuità assistenziale. Contiene tre tipologie principali di dati:

  • dati sanitari prodotti dalle professioni sanitarie, come referti di esami ematochimici, indagini radiologiche, relazioni di dimissione ospedaliera e referti di pronto soccorso;

  • dati inseriti direttamente dal cittadino attraverso il proprio “taccuino”;

  • dati clinici presenti nel Profilo Sanitario Sintetico (Patient Summary), redatto esclusivamente dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.

Quest’ultimo è un documento socio-sanitario sintetico che riassume la storia clinica e la situazione attuale dell’assistito. Deve essere aggiornato ogni volta che intervengono cambiamenti clinici rilevanti. Non è clinicamente specializzato ma è pensato per favorire la continuità assistenziale ed essere di rapida consultazione, specialmente nei contesti di emergenza.
Proprio perché conoscono in modo completo e continuo la storia sanitaria dei pazienti, gli unici che possono redigerlo sono i MMG e i PLS.

“Senza la presenza strutturale dei medici di medicina generale, il Fascicolo Sanitario Elettronico rischia di essere solo un contenitore vuoto. Il Patient Summary, pensato per fornire informazioni vitali e rapide, è il cuore della continuità delle cure. Oggi il FSE si costruisce dal centro verso la periferia, ma domani sarà il territorio, con i medici di famiglia, a nutrirlo. Non si tratta di un esercizio di potere, ma di una trasformazione profonda della medicina. Se però i medici di base non saranno pienamente coinvolti, sarà impossibile rispettare il cronoprogramma europeo, che prevede il completamento entro il 2026: ad oggi pochi cittadini hanno un Fascicolo attivo, i clinici ospedalieri devono ancora iniziare la formazione e solo pochi reparti hanno cominciato a inserire referti“.

Fondamentale è anche l’integrazione con il sistema di emergenza-urgenza.
“I dati del Patient Summary saranno determinanti per i medici dell’emergenza, che devono poter agire rapidamente, spesso in condizioni critiche, sia nel primo soccorso che nei PS. Una consultazione rapida può fare davvero la differenza”, sottolinea.

Inoltre Galvano evidenzia il ruolo strategico degli Ordini dei Medici nella riuscita del progetto poiché: “Sono i soggetti più adatti per formare i medici convenzionati, perché sono diffusi capillarmente, operativi anche nei giorni festivi, e qualificati per affrontare temi fondamentali come la privacy, la responsabilità professionale e la deontologia”.

“La transizione digitale è una riforma epocale. Delle risorse della Missione 6 Salute, oltre il 50% è destinato alla digitalizzazione. Il progetto FSE dispone di 1,38 miliardi di euro, di cui circa 125 milioni per la Sicilia. È un’occasione storica – ribadisce e conclude Galvano -. Ma senza abbattere la burocrazia che oggi soffoca la medicina generale, nemmeno il miglior sistema informatico potrà rivoluzionare davvero la sanità pubblica“.

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