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Burnout medici, Anaao Assomed: “Non ‘fa figo’ e non è un trend, ma una crisi sanitaria”

giovedì 23 Gennaio - 2025 | di Anna Boccia | Categorie: Lavoro

“L’operazione, ormai non più sotterranea, di delegittimazione del ruolo del medico e dell’infermiere in Italia prosegue anche sulla stampa. È di questa mattina l’ultimo articolo che desta grande rammarico e preoccupazione perché mette addirittura in dubbio l’autenticità del burnout: i medici si dichiarerebbero in burnout senza esserlo, ma solo perché ‘fa figo’, mettendo tra l’altro in discussione i dati ufficiali del Ministero della Salute e dell’Ocse, secondo i quali questa sindrome colpisce il 51% dei medici”.

A commentare è Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale di Anaao Assomed, che chiede: “Fa davvero ‘figo’ non avere più tempi per conciliare famiglia e lavoro? Fa ‘figo’ andare al lavoro ogni giorno temendo di essere aggrediti, malmenati o denunciati? Lavorare più di 60 ore a settimana per guadagnare meno rispetto al resto d’Europa? Dedicare 40 anni a una professione senza ricevere il giusto riconoscimento, né personale né professionale? Tutto questo conduce inevitabilmente al burnout”.

Di Silverio prosegue: “Parlare di burnout viene percepito come pericoloso, perché significherebbe ammettere che metà dei medici non è in grado di curare. È però più facile accusare i medici di opportunismo e far credere alla popolazione che il problema dell’accesso alle cure non sia il disinvestimento decennale nella sanità, ma i medici stessi. Seguendo questa narrativa, i medici diventano o pazienti psichiatrici o lavativi megalomani e masochisti, che fingono il burnout per mettersi in mostra”.

“Questi messaggi – aggiunge – non fanno altro che ferire i professionisti e peggiorare il già fragile rapporto di fiducia tra medico e paziente. Sarebbe più utile, invece, valorizzare medici, dirigenti sanitari e infermieri come professionisti seri, che non abbandonano il proprio ruolo, nemmeno di fronte a condizioni che altrove porterebbero alla fuga. Dovremmo lavorare per infondere fiducia nel medico e proteggerne la figura a livello mediatico, legislativo e sociale. Continuando così, rischiamo di perdere definitivamente questa categoria professionale”.

L’appello

“A febbraio organizzeremo un ‘D-Day’, una giornata in cui denunceremo, in modo coordinato, le Aziende sanitarie che non rispettano le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e che causano stress lavoro-correlato. Porteremo alla luce le condizioni disastrose in cui migliaia di professionisti operano ogni giorno, tra burocrazia, aggressioni, tecnologie obsolete e obblighi amministrativi che non appartengono al nostro ruolo – conclude -. Chiunque attacchi medici e dirigenti sanitari attacca tutti noi. E noi reagiremo con forza, anche in sede legale. Chiediamo al Ministro della Salute di intervenire contro gli avvocati avvoltoi, di affrontare la questione della depenalizzazione dell’atto medico e di dimostrare finalmente una presenza concreta, perché l’assenza è durata fin troppo. Lo ribadiremo sabato 25 gennaio a Roma, insieme ai colleghi e alle colleghe che vorranno unirsi a noi. Il tempo è scaduto”.

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