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Violenza e migranti, Argo: “Il vissuto va ricostruito con attenzione clinica” CLICCA PER IL VIDEO

venerdì 26 Giugno - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute, Video

Riconoscere e documentare le violenze subite dalle persone migranti non significa soltanto individuare segni clinici evidenti. Significa costruire un percorso integrato che unisca valutazione medica, medico-legale e ascolto del vissuto, per leggere insieme corpo e psiche e garantire una presa in carico completa. È una sfida sanitaria, sociale e organizzativa che coinvolge il sistema sanitario, le istituzioni e le strutture universitarie impegnate nella tutela delle fragilità.

“Si tratta di un’assistenza specialistica sul fronte del riconoscimento dei segni delle violenze dal punto di vista dell’unicum somato-psichico”.

A dichiararlo è Antonina Argo, direttore della Scuola di Medicina Legale – UniPa, nell’ambito delle attività di assistenza e documentazione medico-legale rivolte alle persone migranti vittime di tortura e violenza, per il PROMISE, il Programma Mattone Internazionale Salute, che promuove cooperazione sanitaria, formazione e diffusione di buone pratiche nella presa in carico delle vulnerabilità e nella tutela dei diritti.

“La visita medica valuta la persona nel suo insieme. Poi si osservano segni specifici riconosciuti da personale formato, come lesioni da corpo contundente, tagli, esiti da arma da fuoco o segni di legatura. In alcuni casi emergono anche esiti di violenze prolungate nel tempo come la falaca, che richiedono sempre un approfondimento diagnostico e una valutazione specialistica integrata”, prosegue.

Un centro in tutta la Regione

Il Policlinico di Palermo rappresenta un centro di riferimento regionale per la presa in carico delle persone migranti vittime di tortura e violenza. È una struttura universitaria che integra la valutazione clinica con la medicina internistica, il supporto delle organizzazioni umanitarie e la clinica legale dell’Università degli Studi di Palermo. Dal 2019 il servizio si è strutturato in modo progressivo fino a diventare una realtà consolidata e, per quanto è a nostra conoscenza, un unicum nella realtà regionale siciliana e non solo. Il lavoro consiste nel mettere insieme competenze diverse per arrivare non solo alla diagnosi, ma anche alla costruzione di una documentazione utile ai percorsi di tutela e al riconoscimento dei diritti”, evidenzia.

La documentazione medico-legale

“La documentazione medico-legale ha un ruolo centrale perché consente di trasformare il vissuto in elementi oggettivabili. Non si tratta soltanto di descrivere lesioni, ma di costruire un quadro che abbia valore clinico e giuridico e che permetta l’accesso alle misure di protezione previste nei casi di violenza di genere, tortura, matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili e altre forme di violenza subita nel paese d’origine. È uno strumento che mette insieme cura e tutela della persona”, conclude.

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